Una supposta gigante per il Louvre. Wim Delvoye piazza una mega scultura fallica sotto alla piramide di vetro. Provocazioni contemporanee per il tempio francese dell’arte classica

Geniale nel saper coniugare ironia sovversiva e raffinatezza formale, provocazioni impudicamente prosaiche e preziosismi estetici senza pari. Che ricrei con una sofisticata macchina hi-tech il funzionamento della digestione, con tanto di produzione di escrementi, che arrivi a tatuare dei maiali con simboli di massa della cultura orientale e occidentale, che costruisca mirabolanti decorazioni musive con […]

Wim Delvoye, Suppo, Louvre 2012

Geniale nel saper coniugare ironia sovversiva e raffinatezza formale, provocazioni impudicamente prosaiche e preziosismi estetici senza pari. Che ricrei con una sofisticata macchina hi-tech il funzionamento della digestione, con tanto di produzione di escrementi, che arrivi a tatuare dei maiali con simboli di massa della cultura orientale e occidentale, che costruisca mirabolanti decorazioni musive con frammenti di affettati, Wim Delvoye scatena sempre un effetto meraviglia, legato alla contemplazione del monumentale e del certosino, della perizia artigianale e della magniloquenza scultorea.
E straordinario è, anche stavolta, il suo intervento al Louvre, una grande personale dislocata tra diversi spazi del museo: sotto la Piramide, negli appartamenti di Napoleone III, nelle gallerie gotiche del Dipartimento di arti decorative e nei giardini delle Tuileries. Ambientazioni perfette, per le stravaganze creative in salsa gotico-barocca dell’artista belga, geniale nel far rivivere stili e linguaggi del passato all’interno di una ricerca assolutamente contemporanea.

Exhibition view Wim Delvoye "Au Louvre" - foto Guillaume Ziccarelli, © studio Wim Delvoye, Belgique

La mostra, sponsorizzata da Mercedes-Benz, ha il suo punto focale nella grande installazione piazzata di fronte la piramide di vetro. Il titolo, goliardico quanto basta, è Suppo, che arriva semplicemente da “suppository”. Un enorme monumento in acciaio alto 40 metri, dalla forma allungata, affusolata, sparata contro il cielo: un po’ missile, un po’ fallo, un po’ cavatappi, un po’… Supposta. Lavorato a laser con maestria da orafo, l’oggetto richiama le vetrate oblunghe e i campanili svettanti delle cattedrali francesi del basso medievo. Come riportato da art.info, Delvoye era assai indeciso sul nome da dare all’opera: inizialmente voleva chiamarla Doner Kebab, in omaggio alla forma del celebre panico arabo. Il Louvre, però, pare che avrebbe scartato l’ipotesi, per evitare riferimenti di tipo etnico, che avrebbero potuto risultare discriminatori. Decisamente più universale l’immagine del classico medicamento rettale.
La altre trenta opere si collocano nei vari ambienti, costruendo un percorso fatto di continui e sorprendenti rimandi, connessioni, spostamenti. Incursioni dissacranti nel tempio dell’arte classica, per un cortocircuito figlio del più affilato presente.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.