Un pezzetto di Rinascimento, a portata di martelletto (e di portafoglio). A New York Christie’s mette all’asta il famoso Cristo portacroce di Girolamo Romanino

Un capolavoro dell’arte italiana del XVI secolo, una bellissima immagine di Cristo che porta la croce di Girolamo Romanino. È questo il protagonista della vendita di Dipinti Antichi che Christie’s New York propone domani, 6 giugno: un dipinto di tale importanza non si vedeva sul mercato da oltre un decennio, e potrebbe finire nelle raccolte […]

Il Cristo di Romanino in vendita a New York

Un capolavoro dell’arte italiana del XVI secolo, una bellissima immagine di Cristo che porta la croce di Girolamo Romanino. È questo il protagonista della vendita di Dipinti Antichi che Christie’s New York propone domani, 6 giugno: un dipinto di tale importanza non si vedeva sul mercato da oltre un decennio, e potrebbe finire nelle raccolte di qualche museo, o nei salotti di qualche grande collezionista, per una stima di 2.5-3.5 milioni di dollari.
Girolamo di Romano, chiamato Romanino, è nato a Brescia nel 1484, e ha lavorato in varie città tra cui Padova, Cremona, Trento e Brescia, che rimase la sua residenza principale nel corso della sua carriera. Il Cristo che porta la croce su uno sfondo scuro, tormentato dai suoi carnefici, rappresenta uno dei temi più diffusi nella pittura del nord Italia nella prima metà del XVI secolo. Spesso si trattava di opere di piccole dimensioni, generalmente commissionate da mecenati privati per essere racchiusi nei loro studioli. Nel dipinto del Romanino, Cristo viene ritratto a mezza figura, vestito in uno splendido abito color rame satinato e con una corona di spine finemente intrecciate. È piegato sotto il peso di un’enorme croce di legno, che afferra con entrambe le mani mentre gira la testa verso destra, guardando oltre il riguardante. In alto a sinistra, la testa di un carnefice brutale emerge dalla penombra, tirando la corda annodata intorno al collo dei Cristo.
Per quanto riguarda la provenienza, il Cristo di Romanino è stato documentato nella collezione Brognoli di Brescia nel 1820, ma non può essere identificata con certezza come l’immagine attuale. La prima notizia sicura della sua storia risale al 1853, quando fu visto da Odorici nella raccolta di Cesare e Antonio Averoldi a Brescia. Ciò indica la possibilità che l’immagine potrebbe essere stata originariamente dipinta per un membro della famiglia Averoldi, tra i mecenati più importanti della città nel XVI secolo. Nel 1900, il quadro era passato alla collezione Crespi di Milano, e in seguito acquistato nel 1914 a Parigi da Federico Gentili di Giuseppe. Dopo la sua morte nel 1940, il quadro è stato inserito in una vendita forzata dei suoi averi a Parigi nel 1941. Nel 1996 era entrato nella collezione Polli di Milano, acquistato nel 1998 dalla Pinacoteca di Brera. Il 2 giugno 1999 la Corte d’Appello di Parigi ha annullato la vendita del 1941, restituendo l’opera alla collezione della famiglia Gentili di Giuseppe. Non si tratta dell’unica restituzione alla famiglia, anche il Musée du Louvre, il Musée des Beaux Arts de Lyon, la Gemäldegalerie di Berlino, il Boston Museum of Fine Arts, l’Art Institute di Chicago e il Princeton University Art Museum hanno dovuto cedere delle opere appartenute al mercante ebreo.

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.