Genk Updates: ma al di là di Manifesta come è la città che la ospita? Genk è brutta, molto brutta. Ecco le foto del centro, se così vogliamo chiamarlo

Forse nessuno tra i visitatori di Manifesta – la biennale europea aperta al pubblico da questa settimana – ha azzardato l’escursione nella città dove la città è ospitata. Noi lo abbiamo fatto e per non piangere la dobbiamo necessariamente buttare sul ridere. Genk non dirà nulla a molti italiani, mentre dirà molto ad alcuni altri […]

Forse nessuno tra i visitatori di Manifesta – la biennale europea aperta al pubblico da questa settimana – ha azzardato l’escursione nella città dove la città è ospitata. Noi lo abbiamo fatto e per non piangere la dobbiamo necessariamente buttare sul ridere. Genk non dirà nulla a molti italiani, mentre dirà molto ad alcuni altri perché la città, a partire dal famoso accordo del ’46 tra De Gasperi e il governo belga, divenne una delle mete dei lavoratori emigrati italiani. A migliaia. Oggi su 60mila abitanti, circa 20mila vantano origini italiane. Genk quest’anno accoglie la nona edizione di Manifesta in fantastici spazi post industriali, in disuso ma in via di recupero, ingemmati in riposanti quartieri residenziali. Se disgraziatamente vi viene in mente di pianificare un giro in centro per l’aperitivo, però, l’idillio lascia il posto ad uno scenario post nucleare.
Architetture improbabili, palazzoni anonimi che affacciano sulla piazza principale dove la facciata più rappresentativa è quella di un negozio in acciaio e vetro di H&M, atmosfera da Realismo Socialista, dovunque negozi vuoti in cerca di affittuari, ristoranti chiusi, bar in disarmo, indefinite superfici commerciali, pastiche architettonico e zero qualità. Vedi Genk e pensi che al suo cospetto Frosinone è Urbino. Vedi Genk e ti convinci che Kassel, famosa per essere bruttina, vada segnalata all’Unesco. E pensare che la città è la patria di Martin Margiela, nato qui giusto quarantacinque anni fa, stilista che ha conquistato i palcoscenici del fashion internazionale durante gli Anni Zero. Consiglio per i visitatori di Manifesta durante questi mesi estivi: per un drink, una passeggiata o un pranzo durante la vostra visita restatevene nella ex miniera di carbone dove è allestita la mostra. E’ il posto più interessante della città…

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  • Se così fosse, si spiegherebbero molte cose: ad esempio perché Bruxelles sia stata scelta come Capitale Europea.
    Forse perché quel senso di impersonalità che emanano le città del Belgio, sia stata scambiata per neutralità, qualità necessaria per sottrarsi al contesto venutosi a creare tra le varie città europee che si contendevano la palma di capitale, e facendo si che il grado conferitole, potesse bilanciare a quella apparente mancanza.
    Il tutto suona un po’ artificiale: ma tant’è.