Genk Updates: a Manifesta c’è un’opera da “segreta” di cui non tutti si accorgono. È del colombiano Oswaldo Maciá, scopritela con noi…

All’ultimo piano dell’ex miniera di Waterschei, proprio davanti alle fotografie di Edward Burtynsky, si trova la didascalia di un lavoro tutto da scoprire. Si tratta di Martinete dell’artista colombiano Oswaldo Maciá (Cartagena, 1960), quasi nascosto agli occhi dei meno attenti, ma che può rivelarsi molto interessante. Percorrendo il vecchio corridoio che collegava il corpo di […]

All’ultimo piano dell’ex miniera di Waterschei, proprio davanti alle fotografie di Edward Burtynsky, si trova la didascalia di un lavoro tutto da scoprire. Si tratta di Martinete dell’artista colombiano Oswaldo Maciá (Cartagena, 1960), quasi nascosto agli occhi dei meno attenti, ma che può rivelarsi molto interessante.
Percorrendo il vecchio corridoio che collegava il corpo di fabbrica principale alla torre per l’estrazione del carbone si è attratti da un suono che pare provenire da un laboratorio di un fabbro, o almeno da un video dell’interno della bottega. In realtà è un’installazione sonora/olfattiva realizzata, come ci ricorda la didascalia, con 5 differenti incudini colpite da vari martelli, e dall’odore “del fallimento”, studiato da Maciá insieme all’aromatiere Ricardo Moya. Cerchiamo di darvene un’idea con il video qui sotto, anche se per restituirvi “l’aroma” ancora non siamo attrezzati…

– Valentina Grandini

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Valentina Grandini
Profilo: Valentina Grandini (Pietrasanta, 1978) è storica dell’arte, curatrice indipendente, art advisor, fotografa e organizzatrice di mostre ed eventi legati all’arte contemporanea. Dal maggio 2011 collabora con Artribune. Dal 2008 svolge l’attività di art advisor collaborando con collezionisti privati alla creazione, all’incremento e alla gestione delle proprie collezioni, seguendo il lavoro di artisti italiani e stranieri, soprattutto delle ultime generazioni. Dal 2005 al 2008 ha lavorato per la Galleria Enrico Fornello di Prato e ha collaborato con istituzioni pubbliche e private creando progetti espositivi. Dal 2007 cura e progetta allestimenti artistici per alberghi, aziende e privati, con fotografie proprie ed opere d’arte contemporanea. Tra gli alberghi si ricordano l’Hilton Garden Inn, l’Hotel Brunelleschi, l’Hotel De La Ville ed il Demidoff Country Resort di Firenze, l’Una Hotel Versilia di Lido di Camaiore ed il Principe di Piemonte di Viareggio.
  • Sembra veramente di stare al luna park. Una specie di walt disney per adulti, nell’ex miniera suggestiva. Possibile che non si senta il bisogno di ribaltare questa giostra, questo rituale, sempre uguale a se stesso negli anni e, ormai, da più di dieci anni? Mentre gli artisti sono sfumature i “curators” (quest’anno vanno di moda anche le foto cool dei curators, vedi anche documenta) vivono un professionismo asfissiante e noioso.

  • Sono d’accordo con Luca, bisognerebbe smetterla di giocare a chi ha la trovata più ‘geniale’….

  • anna galanga

    Mi associo a Gino e a Luca, basta con queste “tendenze e forme” , artisti e curatori vogliono essere geniali o apparire?
    Personalmente mi sento lontana dalle forme opache di contemporanei complici queste della pressione e della dis-umanità del nostro tempo
    e dalla confusione visiva e dal tumulto aformale che ferisce la mia sensibilità di persona educata agli ideali estetici, desiderosa invece di una cultura dell’umanesimo e dell’interiorità…
    Sono convinta che l’arte sia uno strumento di liberazione o, almeno di temporaneo esilio volontario, dalla pressione dell’esistere, un luogo dell’anima…