Damien Hirst di nuovo alle prese con i ristoranti. Niente medicine stavolta, ma una gigantesca vasca di formaldeide. Con dentro una strana coppia di animali…

Non è la prima volta che Damien Hirst si dedica ai luoghi della ristorazione. A quasi dieci anni dalla chiusura dell’ormai mitico Pharmacy, ristorante a tema medico in quel di Notting Hill, l’artista inglese offre i suoi servizi al Tramshed, locale appena aperto nei pressi di Old Street, a pochi isolati dalla galleria White Cube, […]

Non è la prima volta che Damien Hirst si dedica ai luoghi della ristorazione. A quasi dieci anni dalla chiusura dell’ormai mitico Pharmacy, ristorante a tema medico in quel di Notting Hill, l’artista inglese offre i suoi servizi al Tramshed, locale appena aperto nei pressi di Old Street, a pochi isolati dalla galleria White Cube, nel vivace distretto di Shoreditch. L’installazione, realizzata appositamente per l’occasione, consiste in una vasca di formaldeide con dentro una mucca e un pollo, rigorosamente impilati uno sull’altra, come appaiono, in versione silhouette, nel logo del ristorante (manzo e pollo sono i piatti forti del menu). Oltre alla vasca, che sovrasta i tavoli – è stata installata a circa quattro metri di altezza – Hirst ha realizzato anche un dipinto intitolato Beef and Chicken, dove “Mucca e Pollo” sono quelli del cartone animato di Cartoon Network.
Ma l’arte al Tramshed non sarà solo quella di Hirst. Nel piano interrato infatti è stato creato uno spazio espositivo che ospiterà mostre temporanee e una biblioteca “curata”. Il primo appuntamento della galleria, che si chiama, indovinate un po’, Cock ‘n’ bull (non hanno grossa fantasia per nomi e loghi da queste parti) si intitola Quantum Jumping e comprende i lavori di Peter Newman, Adam Bricusse, Patrick Coyle e Caroline McCarthy.

– Valentina Tanni

www.chickenandsteak.co.uk

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • Un ristorante per carnivori industriali determinati e dal lucido cinismo.
    Il locale sembra proprio un ex macello.

  • Il troppo stroppia, si diceva una volta.
    E rimane valido anche per i più talentuosi, che a volte esagerano.
    Che poi la cosa cada nell’indifferenza generale, questo è un altro paio di maniche.
    Che confermerebbe quindi che si tratterebbe di un giudizio di manica larga?