Cambia tutto. Dopo 16 anni chiude Artnet Magazine, il sito d’arte per eccellenza che ha modificato il linguaggio dell’informazione culturale online

“La decisione è soprattutto economica” afferma una nota direttamente dall’azienda “perché il magazine in 16 anni non è riuscito, mai, a coprire le proprie spese”. Un ultimo dispaccio da parte di alcuni analisti, risalente allo scorso anno, parlava di un primo semestre con 50mila euro di fatturato e quasi 500mila di perdita. La fine per […]

La decisione è soprattutto economica” afferma una nota direttamente dall’azienda “perché il magazine in 16 anni non è riuscito, mai, a coprire le proprie spese”. Un ultimo dispaccio da parte di alcuni analisti, risalente allo scorso anno, parlava di un primo semestre con 50mila euro di fatturato e quasi 500mila di perdita. La fine per la realtà in questione era insomma scritta. Ma la realtà in questione non è una realtà come tante che, purtroppo, in questi anni di guerra finanziaria internazionale stanno andando a gambe all’aria. Artnet Magazine, di questo stiamo parlando, partendo dalla Germania e allargandosi agli Stati Uniti ed alla Francia (secondo accreditate fonti le redazioni di Berlino, Parigi e New York saranno immediatamente chiusi) ha fatto la storia del’informazione e del giornalismo artistico su internet. La causa del tracollo soprattutto la mancanza di pubblicità, con un -24% di raccolta secondo gli ultimi dati.
Partita come organo di informazione, Artnet ha poi allargato i suoi business alle aste, ai servizi alle gallerie, alle analisi di mercato ed alla gestione dei database relativi. Tutto materiale che da oggi costituirà l’unico core business della società che smetterà ufficialmente di fare informazione e giornalismo.
La notizia della chiusura del magazine è stata divulgata assieme alle dimissioni del fondatore e attuale ceo Hans Neuendorf sul timone di comando fin dal 1995 (fu, tra l’altro, il fondatore di Art Cologne negli anni Sessanta, una delle prime fiere in assoluto). Dal 1 luglio le redini passeranno nelle mani del figlio, in azienda fin dal 2000 e a capo dell’ufficio di New York. Dovrà gestire una Artnet senza più la sua anima editoriale, in difficoltà economiche e con i concorrenti (come Wang Fine Art) in corsa per divorarsela.

www.artnet.com

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