Basel Updates: stessa età, stessa natura “isolana”, stesse… ruote. Le curiose somiglianze fra due opere di Nick Relph e di Giuseppe Lana

Avete già visto l’opera della foto qui sopra? Esatto, Artribune l’ha già pubblicata nei giorni scorsi, è esposta ad Art Basel 43, sezione Art Feature, allo stand della galleria londinese Herald St.: è di Nick Relph, titolo Raining Room. Non riuscivamo a toglierci dalla testa una certa sensazione di déja vù, ed allora tornati allo […]

Giuseppe Lana - Di sbieco (dicotomia del terzo escluso) - 2011

Avete già visto l’opera della foto qui sopra? Esatto, Artribune l’ha già pubblicata nei giorni scorsi, è esposta ad Art Basel 43, sezione Art Feature, allo stand della galleria londinese Herald St.: è di Nick Relph, titolo Raining Room. Non riuscivamo a toglierci dalla testa una certa sensazione di déja vù, ed allora tornati allo stand appositamente. Ebbene, ora guardate la foto sotto: è un’opera dell’artista catanese Giuseppe Lana, direttore artistico – fra l’altro – dello spazio no profit Bocs.
La sua opera si chiama Di sbieco (dicotomia del terzo escluso), ed è datata 2011, un anno prima di quella dell’artista inglese. Non notate forti somiglianze? Ovviamente se il significante dell’istallazione è il medesimo, ciò probabilmente non vale per il significato, che potrebbe essere differente: nascere al tempo della globalizzazione significa avere gli stessi input. Ma forse, ancora oggi, nascere nello stesso anno (entrambi nel 1979), e in due isole come la Sicilia e la Gran Bretagna, porta a possibilità diverse. Le ruote sono le stesse, ma alcune conducono ad Art Basel, altre a combattere per Bocs…

– Katiuscia Pompili

Giuseppe Lana, Di sbieco (dicotomia del terzo escluso), 2011

 

Basel Updates: stessa età, stessa natura “isolana”, stesse… ruote. Le curiose somiglianze fra due opere di Nick Relph e di Giuseppe Lana

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Katiuscia Pompili
Nata a Catania, ha studiato a Napoli Conservazione ai Beni Culturali all’Università Suor Orsola Benincasa laureandosi con una tesi in arte contemporanea su Nan Goldin. Fa parte del gruppo di curatori usciti dalla scuola salernitana dei critici Angelo Trimarco e Stefania Zuliani tra cui Eugenio Viola, Antonello Tolve, Maria Giopvanna Mancini e Stefano Taccone. Ha svolto un primo stage alla galleria T293 di Napoli e si è quindi trasferita a Torino dove ha vissuto due anni abilitandosi all’insegnamento della Storia dell’Arte e frequentando sia gli ambienti del sistema dell’arte sia quelli indipendenti e sperimentali. Ha vissuto a Valencia dove a collaborato con la storica galleria Puchol. Attualmente vive tra Catania e Palermo dove svolge attività di indipendent art curator e free lance per riviste di settore come Tribe Art e Artribune e webzine indipendenti come Clap Bands Magazine; frequenta un master in Conservazione delle opere d’arte contemporanee all’ Accademia di Palermo. Ha recentemente iniziato a collaborare come curatore per BOCS e ha fondato Parking 095, contemporary space no profit e nomade il cui scopo è quello di creare attraverso incontri, studi ed esposizioni una discussione sull’arte contemporanea, anche in Sicilia.
  • lara

    è il battiscopa che fa la differenza!

    • Daniele

      …fantastico

  • “…il significante dell’istallazione è il medesimo, ciò probabilmente non vale per il significato,…”
    cara Katiuscia, hai detto (quasi del tutto) correttamente. La segnalazione e’ interessante e fa riflettere.
    Mi permetto pero’ di far notare che anche il “significante” e’ solo apparentemente “il medesimo”: certo si tratta pur sempre di quattro ruote d’auto posizionate, più o meno, come se fossero “al loro posto” a sorreggete e far muovere un’auto (in entrambi i lavori assente).
    Le ruote di Relph, pero’, sono quattro belle ruote nuove, nuove, del tipo “basso” e con cerchioni in lega, mentre quelle di Lana sono tre ruote “vecchiotte” (o per lo meno chiaramente usate), di tipo “normale” e su cerchioni piuttosto “ordinari”… e già questo basterebbe per “cambiar tutto”.
    Il fatto poi che quelle di Relph siano posizionate in modo “ordinato” (parallele e perpendicolari a due a due) mentre quelle di Lana siano posizionate in modo simmetricamente “impossibile” (se davvero sorreggessero un’auto), unito ai due titoli (ed il titolo e’ sempre parte integrante di un lavoro) che fanno riferimento a concetti totalmente diversi e molto distanti fra loro, rende i “significati”, come giustamente rilevavi, assolutamente incomparabili tra loro.
    Puo’ rimanere il dubbio che Ralph abbia magari “visto” il lavoro di Lana e che questo possa aver generato in lui l’idea per il suo lavoro.
    Io credo che, molto semplicemente (come quasi sempre capita), l’idea gli sia venuta del tutto autonomamente senza neppur saper che esisteva il lavoro di Lana, apparentemente tanto simile.
    E’ quel che fin troppo spesso capita : in un mondo che ha milioni di artisti che producono miliardi di opere… tragicamente, diventa statisticamente quasi impossibile che un “significante” che io uso oggi, con la piena convinzione di essere il primo a farlo, non sia già stato usato, ieri, da qualchedun altro . In genere la fortuna fa si’ che o io, o l’ “altro” ( o entrambi) si sia conosciuti solo in un ambito locale o comunque ristretto e che, quindi, non ci siano (o ci siano pochissimi) in grado di rilevare la “somiglianza”.
    Quando questa “fortuna” non assiste… si da la stura ai sospetti di plagio ;-)

  • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

    Alle elementari giocavamo con le ruote dei camions, però devo dire che le nostre installazioni erano molto più intelligenti di queste… Qui non si fa altro che copiare e poi ci si appiccica addosso l’etichetta concettuale e il marchio di originalità….

    • …ruote di camions, perbacco!! Scuola molto aperta e permissiva ! Alla mia non erano ammessi neppure gli elastici ;-)
      Scherzi a parte, caro Savino, io non ho ragione di dubitare che tu ed i tuoi compagni alle elementari faceste bellissime ed intelligentissime (?? quando e’ che un’installazione e’ “intelligente” e quando no??) ) “installazioni” con ruote di autocarri… detto questo, salvo che tu ed i tuoi compagni non aveste la precisa intenzione di creare opere d’arte, tali “installazioni” (anche se fossero oggettivamente documentate da foto e video o se, addirittura, fossero state mantenute “in loco” a futura memoria) continuerebbero a non rientrare nel novero delle “opere d’arte” ma in quello dei “giochi d’infanzia” e sarebbero del tutto ininfluenti ai fini del commento a quest’articolo (ne più ne’ meno di tutte le “ruote di bicicletta” o “pale per spalar la neve” anche molto più belle ed efficienti di “quelle” nei confronti dei due rispettivi ready-mades di MD, tanto per intenderci). Nell’improbabile caso contrario (ma, visto che c’eri tu di mezzo, non si può’ mai dire ;-) ) rientrerebbero nel caso che facevo prima : “… la fortuna fa si’ che […] si sia [totalmente sconosciuti o] conosciuti solo in un ambito locale o comunque ristretto e che, quindi, non ci siano [..testimoni…] in grado di rilevare la “somiglianza”… e siamo al punto di prima.

      • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

        Sinceramente non mi interessa rimanere nell’album della storia dell’arte… ma nella vita che vivo oggi. Altrettanto beati coloro che si fanno chiamare “artisti” d’allevamento nell’odierno dell’Artsistem, i quali meritano l’indifferenza e il freddo olimpo dell’arte… . Visto che la maggior parte di questi nemmeno sanno cosa sia la vita quotidiana che affolla le strade e le piazze.

        Questi “artistucoli” del già visto, sono convinti di dilettare gli occhi dei santi curatori-guaritori di anime morte nei mausolei-musei quando con i loro giocattoli raglianti intonano una lunga serie di ritornelli, dei quali non capiscano un acca. Alcuni poi chiedono aiuto a qualche critico-cicisbeo solo per narcisismo. Bussano ad ogni curatore per chiedere un pezzo di cronaca d’arte.

        • …sempre meno ti capisco, caro Savino, comunque! Per correttezza e cortesia debbo dirti;
          – ciò che hai appena scritto nulla ha a che vedere con il mio post precedente
          – io,di artisti che “nemmeno sanno cosa sia la vita quotidiana che affolla le strade e le piazze” ne conosco pochi, anzi potrei dire tranquillamente nessuno, anche tra coloro che hanno ed hanno avuto successo ed affermazioni, che sono ben quotati sul mercato ecc. ecc. …figuriamoci tra la moltitudine di quelli che invece (per loro volontà o meno) continuano a “fare arte” senza poter “campar di questo”. Tutta gente (anche i primi, almeno fino a quanto non venne l’affermazione ed il successo) che conoscono ed hanno conosciuto stenti e difficoltà e spesso momenti di disperazione.
          – anche fra i pochi che non hanno (quasi) mai avuto difficoltà e che “ce l’hanno fatta” abbastanza rapidamente, di gente che si “estranei” dalla quotidianità e dalla realtà (locale e mondiale) che li circonda, debbo dirti onestamente che non me ne viene in mente neppur uno.
          Temo invece che, un cero tipo di “critica sistemica radicale” tutta teorica e condotta per “slogan”, sia semplicemente aprioristica e, essa si’, prescinda dalla realtà e dall’esame della “vita quotidiana” alla quali vorrebbe applicarsi diventando puro sfogo, magari inconscio, di frustrazioni represse.

          • SAVINO MARSEGLIA (artista di folla)

            No, caro Luciano, ma quali “frustrazioni represse”! Oggi non c’è artista di questo malato sistema dell’arte, che sappia attirare l’attenzione del vasto pubblico di strada o la folla… se non il solito esiguo pubblico d’allevamento. Fai apparire questi artisti di finzioni come messaggeri di chissà quali nuovi linguaggi di comunicazione o “verità” sulla vita e creatività individuale e collettiva.

            In verità, le loro datate e ripetitive installazioni, condite di astrusi significati neo-concettuali, non sono altro che imitazioni, ripetizioni in tutto e per tutto dell’arte di ieri.

            Osservali ! Guardali attentamente questi oggetti: (ruote o quanto altro)- Non ti sei accorto che sono espressioni di un linguaggio (neo-concettuale), o meglio di meglio installazioni manieriste, viste e riviste!

            Tali installazioni si tramandano in segreto da un Duchamp all’altro. A me, come tanti altri, che siamo contro questo sistema di nicchie funeree, non è dato criticare, seguendo il loro modello di congetture canoniche che, poi, detto fra noi, non è altro che l’espressione di un linguaggio statico per non dire insignificante. .

            Se come dici tu, questa è una “critica sistemica radicale” – ti sbagli. E’ semplicemente, una critica che ha come tema la destrutturazione di un linguaggio che è già stato destrutturato.

            Se nella odierna nicchia dell’arte, vogliamo parlare di successo, gloria, ricchezza… preferisco osservare le stelle!

            In fondo, il successo, non è altro che una stella luminosa, che per noia, non fa altro che sbadigliare. Guardando la stella che sbadiglia nell’art system, il pubblico era attonito e stupito e alcuni mormoravano (fra un aperitivo, panino al prosciutto e un buon bicchiere di Chianti) le parole di Orazio: ma questi finti artisti dove vogliono andare a parare con queste leziosaggine con evidenza a dir poco ovvie.

  • Angelov

    Si tratta di lavori-istallazioni diversissimi per metodologia di realizzazione e significati e significanti intrinseci relativi al momento intuitivo che soggiace a logiche di gestione dell’immaginario personale, che a sua volta si estrinseca in un gioco-forza che sottende tematiche logico-ambientali bivalenti e svincolate da contesti socio politici di nature fenomenologiche derivanti da processi semantici che indicano una soluzione di calibro metafisico non indifferente.
    Le pluralità di interpretazioni escatologiche, nonché avviluppatesi in un ruolo derivato dall’esplicita falsariga della gestualità che si manifesta nella Sterzata dell’artista siciliano, contrapposta alla semplice posizionamento degli elementi compositivi in uno stato di Parcheggio-stasi, per l’artista britannico, estrinsecamente e concettualmente rilevatisi colloquialmente affini per la logica del do ut des, di arcana memoria, espressa in vicissitudini forse personali o forse ancora più pilotate da necessità esistenziali limitrofe.
    L’apparente andirivieni di una necessità non più svilita, ma resasi emancipata da direttive di ricerca ormai sottoposte alle pressioni derivanti da contesti non più soggetti a derubricazioni formali ma intrinseche alla loro stessa immanenza d’essere divenute indipendenti da qualsiasi giudizio altrui, anche il più legittimo, ne rivela la vicinanza esplicita e verbale pur nella dissonanza di significati.

  • Nessuna neppur velata accusa di plagio ovviamente! :) Solo mi è sembrato interessante notare la similitudine.
    Le ruote di Lana, hai ragione, sono usate, sono della sua vecchia automobile. La posizione in cui sono poste fa intuire un avanti e un di dietro e il significato non ve lo dico, scopritelo! :)

    • …non mi riferivo a te (ne’ al caso particolare) quando dicevo “… si da la stura ai sospetti di plagio” ma dicevo in generale (anzi, per dir la verità pensavo ad uno che avendo fatto un disegnino di una mano col medio alzato ed avendolo pubblicato da qualche parte sul web, sostiene da anni che Cattelan lo ha plagiato ;-) ).
      Da quel che scrivi avevo capito che sei troppo intelligente e preparata per cadere in un errore cosi’ banale e, del resto, avevi già avvertito, nel tuo bell’articolo, che i due lavori avevano significati affatto differenti.

      • Grazie per i complimenti divento rossa facilmente! :)
        Sai che non sapevo la storia del tizio e Cattelan?? Mi hai fatto ridere!

        • I complimenti te li meriti tutti! Quanto a quella storia, fattela raccontare da M.E.G. o dal tuo Direttore, vedrai che la conoscono molto bene… non c’era solo il plagio ma anche una congiura ordita da Luca Rossi (whitehouse)…

  • hecco

    nick relph ha SPUDORATAMENTE COPIATO. attendiamo risposta dai suoi, perecottai, galleristi.