A Monaco di Baviera l’opera lirica si celebra così. Con i corpi nudi orchestrati da Spencer Tunick. Geometrie in rosso e oro, in memoria di Richard Wagner

Ormai ne abbiamo viste tante, delle sue performance adamitiche, che niente lasciano all’immaginazione: fiumi di uomini e donne completamente nudi, radunati come masse compatte e ordinate nel bel mezzo di spazi pubblici. Singoli corpi tramutati in un unico corpo collettivo, sfidando ogni soggettivo pudore nel conforto di un anonimato declinato al plurale. Spencer Tunick è […]

Spencer Tunick, The Ring - Monaco di Baviera - 23-24 giugno 2012

Ormai ne abbiamo viste tante, delle sue performance adamitiche, che niente lasciano all’immaginazione: fiumi di uomini e donne completamente nudi, radunati come masse compatte e ordinate nel bel mezzo di spazi pubblici. Singoli corpi tramutati in un unico corpo collettivo, sfidando ogni soggettivo pudore nel conforto di un anonimato declinato al plurale. Spencer Tunick è il sacerdote, universalmente acclamato, di questi scenografici rituali, opere d’arte pubblica in movimento, che temporaneamente alterano l’aspetto dei luoghi, mettendo in scena l’osceno geometrismo di insolite dinamiche relazionali: nudità, ma senza eros né sbavature freak di stampo Seventies, nella potenza tutta estetica e spaesante di una presenza monumentale. Tra senso della meraviglia e celebrazione della dignità del corpo.
E stavolta, a Monaco di Baviera, l’artista statunitense ci ha riservato una sorpresa. Non più masse uniformi e neutre, color della pelle, ma una strabiliante coreografia di performer dipinti d’oro o di porpora. Un contrasto stridente e fastoso, per un’azione che ha coinvolto 1700 volontari, in occasione dell’apertura della stagione estiva dell’ente lirico Bayerische Staatsoper, a Max-Joseph-Platz. Il riferimento colto, per questo The Ring, è il wagneriano Anello del Nibelungo, rievocato dalla “drammaturgia” della performance. Fatevi un’idea dello spettacolare evento, guardandovi un po’ di immagini. Sobrietà, rigore, cromatismi armonici ed enfasi teatrale. Chissà, magari Wagner avrebbe gradito e approvato.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Angelov

    Chissà a quale grande artista verrà affidata la commissione per la Celebrazione Ufficiale del 150° della nascita di Hitler nel 2039.
    Mancano solo 27 anni all’evento, ed è bene prepararsi.

    • stefano

      angelo, che commento idiota e qualunquista…

  • Angelov

    Qualunquisti sono quelli che non sanno o non vogliono sapere che Wagner è stato l’ispiratore culturale del nazismo, dell’antisemitismo più esacerbato, ed Hitler era molto vicino, se non vicinissimo, al loro clan.
    Se poi ti vai a leggere tra le righe della Storia, vedrai che il 1989 è anche l’anniversario della nascita di Hitler, oltre che l’anno della caduta del Muro e della riunificazione delle Germanie.
    Una grande festa per i Tedeschi.
    Chi non conosce la Storia, è destinato a ripeterne gli errori.
    Questo intendo per Critica.