Tanti milioni nei musei, manco un centesimo per il contemporaneo. Ecco dove finiranno i fondi europei che le regioni del sud non utilizzavano e che il governo ha riassegnato

Dopo le recenti erogazioni del CIPE di cui vi abbiamo dato conto alcune settimane fa, il Governo, dopo aver raggranellato alcuni miliardi che se ne stavano bellamente marcendo nelle casse delle Regioni meridionali incapaci di far progetti e di utilizzarli, ha ridirezionato alcuni fondi. Si tratta di oltre 2 miliardi e su questo 330 milioni […]

Il Castello Svevo di Bari

Dopo le recenti erogazioni del CIPE di cui vi abbiamo dato conto alcune settimane fa, il Governo, dopo aver raggranellato alcuni miliardi che se ne stavano bellamente marcendo nelle casse delle Regioni meridionali incapaci di far progetti e di utilizzarli, ha ridirezionato alcuni fondi. Si tratta di oltre 2 miliardi e su questo 330 milioni di euro saranno destinati, sempre restando al sud Italia, a cultura e musei. O meglio, per dirla con il linguaggio ufficiale dell’esecutivo Monti, a “Aree di attrazione culturale”. La rimodulazione dei fondi, a cura del Ministero della Coesione Territoriale, evidentemente non considera attrattiva l’arte contemporanea e dunque tutti i finanziamenti se ne vanno nel patrimonio museale e archeologico. Meglio di nulla, per carità, ma una maggiore equità negli investimenti avrebbe sicuramente giovato.
Ciò che si aspetta il governo è, in effetti, un miglioramento delle condizioni di conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale del Mezzogiorno; una razionalizzazione delle condizioni di gestione e sostenibilità dei poli culturali; innovazioni tecnologiche; rilancio; sviluppo della competitività delle regioni interessate che sono Puglia, Sicilia, Calabria e Campania (la Lucania non è che è stata penalizzata, è semplicemente che lei, unica Regione del sud a funzionare, i fondi europei li usa, non li abbandona nel conto corrente).
Vediamo dunque su quali aree potrebbero suddividersi i 330 milioni in questione. In Calabria il Polo museale di Sibari, di Locri, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. In Campania il Museo di Capodimonte, la Certosa di S. Martino e Castel S. Elmo, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Palazzo Reale e il Castello di Baia. In Puglia il Museo Archeologico della Daunia di Manfredonia, Castel del Monte, il Castello Svevo di Bari, il Castello Carlo V di Lecce ed il Polo museale di Taranto. Infine in Sicilia il Polo museale di Palermo, il Polo museale di Siracusa e Ragusa, il Polo museale di Trapani e la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina.
La domanda ovviamente sorge spontanea: ma con tutti i centri d’arte contemporanea che, per questioni di poche centinaia di migliaia di euro, stanno andando a gambe all’aria anche e soprattutto a sud, non era opportuno e possibile assegnare anche solo un 10% dei 330 milioni all’arte contemporanea? Il semplice atto avrebbe significato la salvezza di tutto il comparto nel Mezzogiorno del paese…