New York Updates: in giro per mostre. Kapoor, Auerbach e Avedon. E poi l’exploit di Domenico Gnoli intervistato da Maurizio Cattelan. Video e tante foto

Ci sono i nuovi lavori di Tauba Auerbach, in mostra nella galleria al secondo piano da Paula Cooper. Sono ormai lontani i tempi della personale da Deitch Projects. La Auerbach adesso si concede solo a Standard di Oslo e a Madame Cooper a New York. L’effetto stropicciato è sempre impressionante: non sembra di stare di […]

Ci sono i nuovi lavori di Tauba Auerbach, in mostra nella galleria al secondo piano da Paula Cooper. Sono ormai lontani i tempi della personale da Deitch Projects. La Auerbach adesso si concede solo a Standard di Oslo e a Madame Cooper a New York. L’effetto stropicciato è sempre impressionante: non sembra di stare di fronte ad una tela se non la si guarda da vicinissimo. Stavolta i colori sono più cangianti e brillanti. È bravissima la giovane artista di San Francisco uscita da Stanford. Ci sono tutti a vedere la reginetta della bomboletta spray, gli appassionati, i curiosi, gli amici, i capoccia di Art Basel, Il direttore del Museo Magritte di Bruxelles, collezionisti italiani e americani. Ci entusiasmano sempre di più le tele “tradizionali”, piuttosto che i monocromi bianchi intrecciati. I prezzi? Vanno dai 45 ai 65mila$. Ma è già troppo tardi: tutti i lavori sono già stati venduti.
Le esposizioni in città sono assai numerose e tutte di qualità piuttosto alta; tra le migliori si segnala quella dedicata a Domenico Gnoli. La galleria che ospita i lavori dell’artista romano prematuramente scomparso all’età di 37 anni, si chiama Luxembourg & Dayan. La bella town house convertita nel 2009 in galleria è un luogo volutamente un po’ nascosto nel Upper East. Non c’è un’insegna, soltanto un campanello da suonare. Era dal 1969 che Gnoli non veniva esposto in America. Fu proprio dopo la mostra da Sidney Janis a New York che il grande pittore morì, lasciando non troppe tele. La sicurezza e l’umorismo che Gnoli ci trasmette con la sua pittura sono smodati. Un ritratto del micro che diventa macro, con una mistura di acrilico e sabbia, che emana vita. L’attenzione per i dettagli selezionati dalla borghesia italiana anni sessanta diverte e impressiona allo stesso tempo. I catalogo è firmato da Francesco Bonami, con “un’intervista” postuma all’artista curata da Maurizio Cattelan. Ci sono tutte le prerogative di una grande mostra, con tutti i crismi del grande museo. I prestatori includono il Maxxi, la Fondazione Orsi di Milano, la Gnam e lo Stiftung Museum di Düsseldorf , nonché una serie di collezionisti rimasti nell’anonimato. Pochissimi i dipinti in vendita: già andati a ruba.
Sulla 21esima strada, quasi sul fiume, c’è una fila lunghissima. Non è per vedere Anish Kapoor o per guardare la mostra su Afro e Fontana da Haunch of Venison. Il popolo di New York City vuole essere da Gagosian al vernissage di Richard Avedon. Larry si bea con le sue donne dell’arte fuori dalla porta, guarda ammirato cosa è riuscito a creare. Una fitta serie di dame dell’Upper East si fa lasciare dall’autista davanti all’ingresso. La mostra riunisce una serie di “murals” e “portraits cards” con icone del Ventesimo e del Ventunesimo secolo. Il pubblico rispecchia i soggetti delle fotografie: si vedono infatti tanti cappelli, tanti rossetti, tanti uomini eccentrici, coppie gay, vittime di moda, attori, cantanti, scrittori, critici e in primis tanti tanti curiosi. Un evento divertente, ma molto meglio soffermarsi da Gagosian sulla Ventiquattresima, dove Lucio Fontana “takes the stage with honors”.

Da Barbara Gladstone, nelle due sedi sulla ventunesima e sulla ventiquattresima strada, è in scena Anish Kapoor. Due mostre museali, con lavori che hanno già fatto sognare alla Royal Academy di Londra o al Deutsche Guggenheim, tanto per dire due nomi. I ventidue lavori in cemento colante sulla ventiquattresima strada sono inseparabili, infatti l’artista nato a Bombay nel lontano 1954 ha imposto alla gallerista la vendita dell’installazione in un unico colpo e solo a musei e istituzioni. Costo dell’operazione? Un milione di dollari. Le forme organiche che riesce ad assumere il cemento sono strabilianti e attraenti, ricordano i castelli di sabbia dei bambini. Le sculture di Kapoor sono però eterne. Al secondo piano ci sono lavori alla portata di collezionisti più standard, ma attenzione, la visione è assai privata…

Viola Romoli

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