Mentre Loris Cecchini lascia l’Italia, Firenze chiama l’Europa. Tra dubbi e aspettative, al via la XIX edizione di Fabbrica Europa. Artribune la seguirà per voi

Parola d’ordine: “Art Mobility”. Che non è solo arte del movimento, ma anche un invito “a darsi una mossa”, per uscire finalmente dalla crisi. Apre sotto i migliori auspici, l’edizione 2012 di Fabbrica Europa a Firenze, festival nel quale il Comune di Firenze – così la vede Leonardo Bieber (Presidente della Commissione Consiliare Cultura) – […]

Wim Vandekeybus - Oedipus bet noir (Danny Willems)

Parola d’ordine: “Art Mobility”. Che non è solo arte del movimento, ma anche un invito “a darsi una mossa”, per uscire finalmente dalla crisi. Apre sotto i migliori auspici, l’edizione 2012 di Fabbrica Europa a Firenze, festival nel quale il Comune di Firenze – così la vede Leonardo Bieber (Presidente della Commissione Consiliare Cultura) – può trovare un’occasione per “per liberarsi della nomea di provincialismo”. E lo conferma l’assessore regionale alla cultura Cristina Scaletti, che di fronte alla “riduzione della cultura a meri aspetti economici” auspica un recupero di valori più condivisi e autentici.
Ottimi propositi, eticamente ineccepibili, ma che non possono ignorare la complessità del rapporto in atto tra arte e mercato. Proprio quando su Firenze tornano a pesare le ragioni “del portafoglio”, e Luca Dini (presidente della Fondazione Fabbrica Europa) si trova a spiegare la maggiore brevità di questa edizione citando sì la più attenta e curata selezione, ma anche le più ridotte disponibilità economiche.
Passando al programma, si parte e si chiude con due appuntamenti di sicuro rilievo: al Teatro della Pergola Wim Vandekeybus presenta in prima nazionale Oedipus / Bêt noir (giovedì 3 maggio, alle 21.15), mentre l’intera giornata di domenica 13 è dedicata a John Cage, con una maratona di letture e un quadruplo concerto, accompagnato dai materiali video originali di Nam June Paik. Il resto degli spettacoli presenta nomi certo meno altisonanti, ma tutti “in anteprima” o “prima nazionale”. Oltre che alla Pergola, il Festival si diffonde anche negli spazi urbani, con le cento performance “ai semafori” dirette da Mateja Bucar (già incontrata però sulle strisce pedonali di Gradisca d’Isonzo). Altre istituzioni coinvolte: CCCS, Institut Français, Cantieri Goldonetta e Le Murate.
Nella location storica della Stazione Leopolda, Letizia Renzini e Valentina Gensini presentano poi il progetto Post Elettronica, tributo anch’esso a John Cage. Un insieme di installazioni e performance che coinvolge 14 artisti internazionali, con al centro la “macchina sonora” Les Souliers di Arno Fabre. Un’anteprima video di questa installazione è già disponibile sul sito dell’artista. Pazienza qualche giorno, e Artribune documenterà per voi l’intero progetto: per l’intanto, una piccola gallery d’anteprima.

– Simone Rebora

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.