In visita alla fiera Fresh Paint, di Tel Aviv, con ampio corredo di immagini e video. Ma alla fine una domanda si impone: qual è l’identità dell’artista israeliano?

Year of Art, il 2012 è un anno speciale per Israele e in modo particolare per Tel Aviv: oltre al rinnovamento e alla costruzione di tre tra le maggiori istituzioni culturali – Cinematheque, Habima National Theatre e Tel Aviv Museum of Art – nel corso dei mesi si sono seguiti vari eventi di arte contemporanea. […]

Year of Art, il 2012 è un anno speciale per Israele e in modo particolare per Tel Aviv: oltre al rinnovamento e alla costruzione di tre tra le maggiori istituzioni culturali – Cinematheque, Habima National Theatre e Tel Aviv Museum of Art – nel corso dei mesi si sono seguiti vari eventi di arte contemporanea. Proprio in questi giorni si conclude la quinta edizione di Fresh Paint, la principale fiera israeliana.
Tra apertura alle influenze europee e statunitensi, e costruzione orgogliosa della propria identità, Fresh Paint cerca di differenziarsi dai grandi appuntamenti dell’arte attraverso alcune particolarità. Per esempio l’assenza quasi totale – scelta discutibile – di nomi stranieri, l’idea di cambiare sede ogni anno prediligendo di volta in volta differenti tipologie di edifici, lo spazio dedicato ad artisti indipendenti che non siano ancora rappresentati da una galleria, lo sforzo reale per coinvolgere il pubblico non specializzato (con numeri che si aggirano sui 30mila visitatori).

Da una valutazione generale emerge un livello medio di qualità delle opere, condizionato dalla criticità della situazione nazionale. Lo sradicamento e la difficoltà ad essere legittimati come popolo sono spesso le cause inibitorie per cui gli artisti israeliani, a loro agio con le modalità e gli stili dell’occidente, non riescono a trovare soluzioni veramente personali. Altra componente determinante è la scarsa consuetudine della gente con l’arte contemporanea; nella mancanza attuale di un gusto definito, la sintesi di tendenze già collaudate sembra rappresentare una soluzione ottimale.

– Matteo Innocenti

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Matteo Innocenti
In linea agli studi universitari in Storia dell'Arte inizia un percorso come critico e curatore. Collabora a vari progetti editoriali, in modo particolare prima ad Exibart e poi ad Artribune. E' direttore artistico di TUM, collettivo di artisti e di altre professionalità legate al mondo dell'arte, finalizzato alla ricerca e alla sperimentazione espressiva. Lavora inoltre come autore e regista per una società di video produzione fiorentina.