Genk Updates: un po’ tematica, un po’ museale, poco “biennale”. Documentaria e fotografica. E al primo giorno di preview, sono ancora in pochi a raggiungere Manifesta

La prima impressione è strana: c’è poca gente, per essere la preview di una grande e attesa rassegna internazionale, forse trecento persone, forse meno. Qualche italiano, fra cui gli ubiqui Alfredo Cramerotti e Fabio Cavallucci. Interi volumi postindustriali diventati spazi espositivi, in cui capita di non incontrare nessuno. E la cosa interessante, e anche nuova, […]

La prima impressione è strana: c’è poca gente, per essere la preview di una grande e attesa rassegna internazionale, forse trecento persone, forse meno. Qualche italiano, fra cui gli ubiqui Alfredo Cramerotti e Fabio Cavallucci. Interi volumi postindustriali diventati spazi espositivi, in cui capita di non incontrare nessuno. E la cosa interessante, e anche nuova, è che i curatori hanno allestito una parte degli spazi con standard museali, spazi chiusi, climatizzati, con dentro quadri e opere dell’Ottocento e del Novecento.
Emerge molto chiaramente, dal primo approccio a Manifesta9, l’interessante lavoro dei sei curatori – del resto chiarito subito nel loro testo introduttivo – sul tema del carbone come elemento scatenante del capitalismo, anche se poi risulta un po’ slegato rispetto alla sezione dedicata al nuovo capitalismo. Poche le nuove produzioni, per un evento che assomiglia più a una mostra tematica che non una biennale. Moltissimi i lavori puramente documentari. A fare la parte del leone è la fotografia: fra Mc Cullin e i Becker, emergono i lavori di Paolo Woods dedicati alla presenta cinese in Africa, e quelli di Edward Burtynsky sulle industrie cinesi, belli anche se stranoti. Altre impressioni, nelle primissime foto della gallery…

– Emiliano Paoletti

  • Questa ennesima Manifesta, come la recente Biennale di Berlino, mi sembra un luna park, parchi tematici per adulti e pseudointellettuali. Sempre in luoghi riqualificati e dal forte immaginario “old style”.

    L’opportunità di essere “curatore” e la sistematica morte banale del paziente. Ci può stare l’idea di partire dal carbone per parlare di capitalismo (ma che originale… :-DDD) ma poi un minimo di coraggio e novità nel format. Il format diventa contenuto perchè va ad incidere su i contenuti. Le biennali-format come molte fiere periferiche sono ormai un disco rotto. In attesa di visitare documenta.

    LR