Firenze sempre più post-elettronica. A Fabbrica Europa passano tecnologia immersiva e musica spettrale. Qui foto e video, aspettando la domenica con John Cage

Prosegue la programmazione di Fabbrica Europa, dentro e fuori gli spazi della Stazione Leopolda. Ai semafori del centro storico e sui lungarni, le coreografie di Mateja Bucar (come al solito, filmate per voi) sorprendono passanti e automobilisti, mentre nella sede centrale prosegue il progetto Post-Elettronica, con il concerto delle sculture sonore di Bernier/Messier e la […]

Prosegue la programmazione di Fabbrica Europa, dentro e fuori gli spazi della Stazione Leopolda. Ai semafori del centro storico e sui lungarni, le coreografie di Mateja Bucar (come al solito, filmate per voi) sorprendono passanti e automobilisti, mentre nella sede centrale prosegue il progetto Post-Elettronica, con il concerto delle sculture sonore di Bernier/Messier e la Conferenza Muta per ascoltatori bendati di Letizia Renzini.

Esperienze certo suggestive, ma difficilmente paragonabili alla complessità e raffinatezza della ricerca di Tristan Murail, maestro tra i fondatori della musica spettrale (nome che tra l’altro egli detesta), in scena giovedì 10 alla Leopolda con il triplo concerto L’oeil écoute. Accompagnato live dai sei musicisti di Les Temps Modernes, l’occhio può ascoltare i suoi spettri musicali proiettati sullo schermo, frutto di attentissime manipolazioni elettroniche su voci e suoni, ma anche tuoni e saette: e di fronte alla schermata blu di un crash di sistema… non si può altro che applaudire ancora.

Tutto questo aspettando la domenica dedicata a John Cage, e mentre nelle sale della Strozzina Eric Joris presenta al pubblico il progetto Terra Nova, a cura del collettivo Crew. Sul confine tra fantacinema e tecnobubbola, questa “esperienza immersiva” mira a condurre lo spettatore dentro il film, catturando tutti i suoi sensi. Nello spazio Alcatraz della Stazione Leopolda, un workshop apposito ha formato un gruppo di giovani attori che dovranno “interpretare” il film in tempo reale, per dare allo spettatore incappucciato l’illusione di viverlo sul momento. La prima dello spettacolo è prevista per settembre al Teatro Fabbricone di Prato. Artribune ha documentato il workshop per voi, giusto per farvi una prima impressione…

– Simone Rebora

 

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.