Dopo le mura, adesso vediamo la gente. Inaugurata a Roma la nuova galleria Giacomo Guidi, ecco chiccera all’opening di Alfredo Pirri

I nuovi spazi ve li abbiamo fatti vedere da tempo, noi di Artribune, “commentati” direttamente dal gallerista, orgoglioso di aver conquistato l’ambita location nel cortile del palazzo Sforza Cesarini, realizzato nella seconda metà del Quattrocento dall’architetto Baccio Pontelli. Ora per la galleria Giacomo Guidi – di questa si parla – è arrivato il momento dell’inaugurazione, con […]

I nuovi spazi ve li abbiamo fatti vedere da tempo, noi di Artribune, “commentati” direttamente dal gallerista, orgoglioso di aver conquistato l’ambita location nel cortile del palazzo Sforza Cesarini, realizzato nella seconda metà del Quattrocento dall’architetto Baccio Pontelli. Ora per la galleria Giacomo Guidi – di questa si parla – è arrivato il momento dell’inaugurazione, con la mostra, a dire il vero strepitosa, Crocefissioni e altri paesaggi primaverili di Alfredo Pirri.
E di gente ne è accorsa tanta, incuriosita appunto anche dall’esperienza diretta con le ariose e fascinose sale: ma soprattutto ad omaggiare un artista che, anche con il suo impegno nel collettivo ARIA, ha dato un’ennesima dimostrazione di attaccamento a Roma. Artisti di tutte le generazioni, da Marco Tirelli a Paolo Radi, a Simone Pellegrini, colleghi galleristi di rango, come il “duo” del momento Pio Monti e Massimo Minini, gli immancabili collezionisti capitolini, da Bianca Attolico a Giovanni Giuliani, il Presidente della Quadriennale (a proposito, ma la Quadriennale?) Jas Gawronski, l’architetto Sartogo. E gli altri, come al solito, li lasciamo riconoscere a voi, con l’amplissimo chiccera…

  • s

    che mostri

  • Angelov

    L’idea di ritrarre personaggi pubblici alle Inaugurazioni o ad eventi culturali in generale, era stata lanciata da Andy Warhol con la rivista Interview molti anni fa.
    C’era qualcosa di giocoso e di ironico in quelle foto.
    Oggi in tutte le riviste si vedono queste foto di personaggi sedicenti illustri; ma a soffermarsi più del dovuto, ci si sente soggiogare da una specie di senso di inferiorità, da cui ci si può liberare cliccando altrove o voltando velocemente pagina.

  • faber

    siete dei geni del commento…troppo azzeccati!!

  • bagno di realtà

    Ammazza…. ha inziato alla grande :-) ahahahahh

  • elena

    a me piacerebbe sapere dove e’ la galleria e gli orrai per poter vedere la mostra e non i personaggi illustriiiii…

  • Shaol

    “Chiccera”?! Santo cielo…
    Tutto il resto passa in secondo piano.

  • Candida

    Vedo con piacere che sono stati eliminati i commenti poco graditi e di cattivo gusto sulle persone intervenute all’evento.

    E’ un peccato constatare che la recensione sulla mostra si sia limitata al “chiccera”!

    Io c’ero e francamente non ho guardato la cravatta del gallerista e il vestito della compagna!
    Sono andata per farmi stupire dai lavori di questo artista che merita un pò di attenzione.
    Queste sono le mie riflessioni che vorrei condividere…

    Varcato l’ingresso monumentale del palazzo quattrocentesco si arriva ad un cortile più circoscritto, delimitato dalle facciate interne del palazzo stesso.
    Scesi pochi gradini in ferro eccoci entrare nello spazio della nuova Galleria Giacomo Guidi.
    Oserei dire che il dover scendere la rampa che conduce alla sala è come scendere nell’intimità dell’artista. Intimità evidenziata dall’aver ideato e successivamente costruito uno spazio nello spazio. Infatti una parete in pannelli di legno, posta in maniera disassata rispetto ai muri perimetrali, rendono più circosrcritto l’ambiente. Se da una parte emerge un atteggiamento di rispetto e di sacrale per questo spazio, dall’altro c’è sicuramente una volontà di ricreare un luogo vicino a quello del suo studio.
    I lavori si dispongono leggiadri sulle pareti: bianche le scatole aperte che ricordano le crocifissioni, bianche le pareti che accolgono i lavori.
    Si crea una continuità e banalmente verrebbe da pensare che quegli oggetti appoggiati ora in verticale, ora in orizzontale siano sempre esistiti per quel luogo.
    Il gioco dei colori fluorescenti ravvivati dalle luci appositamente posizionate, creano ombre e definiscono i volumi.
    E’ la semplicità e il rispetto che mi colpiscono, legate ad una non comune sensibilità per i luoghi che accolgono le sue opere.
    Sicuramente tornerò una seconda volta a vedere questa mostra, entrerò sola, cercando di lasciarmi alle spalle il brusio delle persone e il rumore delle macchine per immergermi nel silenzio assordante dell’interiorità di questo artista.

    • Cara Candida,
      questa non è una recensione, ma per l’appunto un chiccera. La recensione arriverà, e prima di questa news abbiam parlato della galleria da un punto di vista architettonico, per così dire.

      • Candida

        …scusami il fraintendimento, attenderò con curiosità la recensione…allora!

        Penso sinceramente che il “chiccera” con il susseguirsi di quei commenti feroci non sia molto carino…commenti dedicati a chi, nonostante l’abito e/o la cravatta lavora duramente!

  • senzaparole

    Caro Marco Enrico Giacomelli,
    La Redazione (che firma l’articolo) poteva sforzarsi un pò di più e fare una recensione…
    non mi interessa sapere chiccera ma cosacera!
    Se artribune vanta di essere una finestra sull’arte contemporanea…che lo sia…