Biennale di Kiev nel caos più totale. Altro che Ukraina quasi-europea. E il curatore David Elliot si incavola durante l’opening

“Non è questo il mio modo abituale di gestire le cose”, pare abbia detto David Elliott esordendo nella conferenza stampa di presentazione. E la cosa curiosa – ma forse anche allarmante – era che lo diceva presentando nei giorni scorsi una mostra da lui stesso curata: ovvero Arsenale, la prima edizione della Biennale di Kiev, […]

Biennale di Kiev, si lavora durante l'opening

Non è questo il mio modo abituale di gestire le cose”, pare abbia detto David Elliott esordendo nella conferenza stampa di presentazione. E la cosa curiosa – ma forse anche allarmante – era che lo diceva presentando nei giorni scorsi una mostra da lui stesso curata: ovvero Arsenale, la prima edizione della Biennale di Kiev, titolo The Best of Times the Worst of Times, di cui presto leggerete report dai nostri inviati.
Ma intanto non si può non registrare questa anomalia: a cosa si doveva l’indispettito esordio? Alla totale disorganizzazione trovata in Ukraina, alla quale solo in minima parte il curatore inglese è riuscito a rimediare. C’è chi giura di averlo visto, ad un’ora dalla conferenza stampa – che comunque è stata posticipata dalle 11 del mattino alle 16 -, darsi da fare a aprire opere ancora imballate, cercando di presentare un panorama decoroso alla vip preview. Eppure, al secondo piano della location dell’antico Arsenale, intere sezioni – circa il 25% degli spazi espositivi – sono rimasti chiusi all’opening, per I ritardi nell’allestimento.
Le cause? A parte l’inesperienza di una prima edizione, molti parlano di un improvviso taglio di finanziamenti da parte del governo centrale: che aveva investito sulla Biennale come uno degli strumenti per presentarsi al meglio in vista di una eventuale richiesta di aderire all’Unione europea. Ma che quando la pratica si è arenata per gli ostacoli politici legati al trattamento di Yulia Tymoshenko, ha tirato i remi in barca…

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