A Milano sgomberano Macao. Troppe pressioni da parte del proprietario dell’immobile. Salvatore Ligresti si riprende la torre Galfa. E ora che faranno i Lavoratori dell’Arte?

Lo sgombero era nell’aria. Una debacle annunciata, potremmo dire. Lo si leggeva, a chiare lettere, nell’appello lanciato nei giorni scorsi e firmato da una valanga di cittadini e di intellettuali; e lo si leggeva ancor più nettamente in quella diffida diffusa ieri e rivolta alla prefettura, alla questura e al comune di Milano, in cui […]

Macao, il giorno dello sgombero

Lo sgombero era nell’aria. Una debacle annunciata, potremmo dire. Lo si leggeva, a chiare lettere, nell’appello lanciato nei giorni scorsi e firmato da una valanga di cittadini e di intellettuali; e lo si leggeva ancor più nettamente in quella diffida diffusa ieri e rivolta alla prefettura, alla questura e al comune di Milano, in cui l’intervento delle forze dell’ordine si riteneva “lesivo delle prerogative legali e costituzionali”. Insomma, per il gigante Macao, la torre dell’arte inaugurata il cinque maggio nel centro di Milano, grazie al gesto di protesta e autoaffermazione di un folto gruppo di occupanti, la fine pareva essere dietro l’angolo.
Una fine che è stata scritta, mestamente, proprio stamattina, intorno alle 6.30. Un’irruzione silenziosa, nella quiete di una Milano addormentata, in cui ancora risuonava l’eco dei giorni entusiasti appena trascorsi, in mezzo a un fiume travolgente di euforia creativa e di spirito rivendicativo condiviso con la città. Macao era la torre di tutti, una immensa calamita di 32 piani, che aveva attirato su di sé l’attenzione e l’affetto dell’Italia tutta, degli artisti, del pubblico, della stampa, dei lavoratori dell’arte che in queste ore, in questi mesi, da un capo all’altro dello stivale continuano a tracciare un percorso politico difficile, dai contorni a volte sfumati, ma comunque importantissimo.
La polizia, a Macao, è arrivata presto. Mentre gli occupanti dormivano. Erano in tanti, troppi per opporre resistenza. Hanno circondato l’edificio e hanno invitato i Macao workers a togliere il disturbo. E loro, gentilmente, sono usciti fuori. La torre circondata, l’avventura terminata.

Macao, il giorno dello sgombero

In queste ore il popolo dell’arte e della cultura sta arrivando in via Galvani per dare solidarietà, per testimoniare il proprio affetto, per dire no a questa presa di posizione da parte delle istituzioni. Tra loro c’è anche Dario Fo, tra i principali supporter del movimento. Pare che sia là a fare pressing, al telefono con l’assessore Stefano Boeri per cercare di fermare lo sgombero, per provare a trovare una soluzione.
Ma le istituzioni, in effetti, si erano già espresse a riguardo, con una certa chiarezza. Queste le parole del Sindaco Pisapia, intervistato ieri sulla questione: “L’occupazione di un edificio privato è un tema che non riguarda il comune di Milano”. Ed eccolo il nodo della questione. La torre Galfa, abbandonata da 15 anni, appartiene al Gruppo Ligresti, che acquistatala nel 2006, intenderebbe recuperarla e affittarla per uso uffici. E sarebbero stati proprio loro, i proprietari, a fare forti pressioni sugli organi competenti per ottenere lo sgombero. La posizione di Pisapia è chiara: chi vuole proporre idee e progetti al Comune di Milano lo faccia, ma seguendo le regole e partecipando a dei bandi. E riguardo allo specifico caso di Macao, la faccenda è di ordine pubblico e ogni decisione “spetta a organi istituzionali dello Stato diversi dal Comune”. Il Sindaco, novello Ponzio Pilato, preferì non farsi carico della spinosa faccenda.

Ma non tutti i rappresentanti delle istituzioni hanno scelto la via dell’indifferenza o, peggio, dell’ostruzionismo. C’è anche qualcuno che ha alzato una voce coraggiosamente solidale, come nel caso di Alberto Lucarelli, Assessore ai Beni Comuni del comune di Napoli, nonché Professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico alla Università Federico II e Componente della Commissione Rodotà per la riforma del regime civilistico della proprietà pubblica e per la difesa dei beni comuni. Dall’illustre e competente pulpito arrivano, puntualissime, delle parole di supporto in difesa di Macao e degli altri spazi culturali attualmente presidiati in Italia: “I casi del Teatro Valle, del Garibaldi, di Macao ci impongono di ritornare ad interrogarsi sull’annosa distinzione tra legalità e legittimità (…) In sostanza vi sono occupazioni di proprietà pubbliche o private che oggettivamente sono illegali, in quanto in contrasto con le norme a difesa della proprietà, ma che tuttavia in alcuni casi trovano una loro legittimità attraverso forme di dissenso e di azione politica, in particolare nei momenti di crisi della rappresentanza e di negazione dei diritti sociali. Talvolta la violenza legale delle regole può determinare l’insorgere di comportamenti illegali che tuttavia trovano la loro legittimità nel quadro politico, sociale ed economico, e nel recupero di una funzione sociale degli spazi“.
Parole importanti – più o meno condivisibili – che comunque provano a suggerire una strada, una chiave di lettura diversa, un’interpretazione meno rigida e più responsabile dei codici di legge.
Intanto, che ne sarà di Macao? Dato quasi per scontato che Ligresti non tornerà sui suoi passi, rinunciando al palazzo, l’ipotesi che circola è quella di una seconda occupazione, uno spostamento verso un altro spazio – stavolta pubblico – da presidiare e ribattezzare come Macao bis. Perché infondo, come in molti stanno adesso scrivendo su facebook e twitter, la polizia ha sgomberato la torre Galfa, ma la Torre Galfa non è Macao. Macao sono le centinaia di persone che lo hanno pensato, voluto, sostenuto. E che oggi sono là, per strada, riunite in assemblea, per continuare a prendersi cura non tanto di un bene materiale, ma di un bene intellettuale, etico, sociale. Macao cerca casa? Forse. E a giudicare dal fermento di questi giorni e dalla solidarietà che arriva da ogni dove, come un fiume in piena, questo non è certo un the end.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Caterina

    Perché non li invita Dario Fo a casa sua? Oppure potrebbero occupare la casa di qualcun altro?
    Cara signora Marsala Lei parla di “pressioni”!!!
    Non Le viene in mente che il legittimo proprietario non sta facendo “pressioni” ma sta esercitando il suo sacrosanto diritto di PROPRIETA’ PRIVATA dopo aver subito uno spoglio ingiusto e degno di un paese del terzo mondo?
    Le ricordo che tra le facoltà di un PROPRIETARIO c’è anche quello di non utilizzare il proprio bene.
    Cosa penserebbe Lei se, al ritorno da una vacanza, trovasse la Sua casa occupata da gente che sostiene che “tanto Lei non la utilizzava”?
    Ma per favore, un po’ di decenza almeno nello scrivere articoli e nel dare titoli.

    • Lorenzo Marras

      epperche’ ti scaldi cosi tanto ? cosa è scrivere un articolo di non tuo gradimento è commettere un delitto di lesa maesta’ ?
      Ligresti si è ripreso si o no cio’ che è la sua Robba ?
      e ricordarti che la decenza è impegnativa ovunque e non è a unica direzione solo perche’ strilli da “proprietaria”.
      Eppoi chissa’ perche’ quando si parla di decenza si osservano sempre le formichine piccole piccole e non si hanno occhi per i grandi e grossi elefanti che impestano questo sciagurato paese.
      Madonna questi piccoli proprietari di BOT all’1,50% che si sentono cosi’ arrivati.

      • Lorenzo Tosti

        “Madonna questi piccoli proprietari di BOT all’1,50% che si sentono cosi’ arrivati.”
        Semplicemente stupendo.

    • @Caterina, ricorda che, oltre al ” sacrosanto diritto di PROPRIETA’ PRIVATA” in Italia esiste anche l’istituto dell’ “esproprio per pubblica utilità” e che e’ interesse della collettività tutta e, quindi interesse dello Stato, che la proprietà privata non rimanga inutilizzata (vedi ad esempio le maggiori imposte sugli immobili lasciati “sfitti”) o mal utilizzata o che deperisca si distrugga, diventi fatiscente e pericolosa.
      Certo dovrebbe essere lo Stato a badare ed operare affinché un immobile di quel tipo non fosse lasciato in completo abbandono per oltre sette anni e non un gruppo di cittadini, ma questi ultimi hanno il sacrosanto diritto di “manifestare” e di indicare, attraverso un’azione dimostrativa quale potrebbe essere un impiego utile per la comunità.
      Ti ricordo, infine, che esiste anche l’istituto dell’usucapione (che per i beni immobili e’ stabilito in dieci o in vent’anni a seconda dei casi) che ti dice che, secondo il nostro Ordinamento (ma anche secondo quello di tutti i paesi Occidentali) il “diritto del privato a non utilizzare la sua proprietà” non e’ giudicato affatto un “diritto” assoluto e che, tale comportamento, non e’ ritenuto socialmente utile.

      • …mi correggo… non “per oltre sette anni” ma ..”per quindici anni”… altro che… “se ritorni dalle vacanze e trovi la casa occupata” !!!!

        • Caterina

          Caro Luciano, La ringrazio molto per il Suo intervento, mi ha risparmiato la fatica di riportare concetti quali Usucapione, Pubblica Utilità, Interesse della collettività da Lei illustrati benissimo. Proprio nel Suo intervento c’è già risposta… non rientriamo in nessuno di questi casi altrimenti il bene non sarebbe stato restituito al legittimo proprietario tutelando un suo pieno diritto (assoluto o meno che sia).
          Cari saluti :)

          • …no, purtroppo non rientriamo in alcuno di questi casi! Questo non vuol dire che l’azione di Macao sia da condannarsi ne’ che, ora, “giustizia sia fatta” e tutto possa e debba tornar come prima. Purtroppo da uno Stato che ha già fin troppe “proprietà” che non sa o non riesce a gestire e curare e’ difficile aspettarsi impennate positive del tipo “espropriazione per pubblica utilità” e, purtroppo, neppure una maggior e più efficace pressione sui cittadini ed imprenditori per un uso corretto, economicamente e socialmente utile delle proprietà inutilizzate o addirittura abbandonate e destinate ad un inevitabile degrado.
            Proprio per questo certe manifestazioni e certe occupazioni assumono la caratteristica di azioni “illegali” ma “legittime”!

    • Silvia

      Caterina, per favore, stai zitta.

  • paolo

    Ciao Caterina posso dirti che non capisci nulla ? ciao stai chiusa in casa prima che te la occupi qualcuno ! e non aprire agli sconosciuti !

  • Caterina

    Ciao Paolo,
    tu invece esci pure a fare passeggiate e, quando torni a casa e la trovi libera, ringrazia chi ti garantisce di rientrarci.
    Buona passeggiata! :)

    • Adolfo rAver

      se esci a fare una passeggiata in ogni caso non lasci la casa vuota per 7+ anni . cmq se il padrone è ritornato il posto va ridato, ok . e chi va via perde il posto all’osteria bla bla

  • Adolfo rAver

    però già che c’erano potevano occupare gli orrendi nuovi palazzi di mendini in bovisa (tipo quello giallo blu con la veletta in cima), sono stati fatti già da 2 anni nuovi di zecca e dentro non c’è assolutamente nessuno .

  • danì

    IL signor Ligresti che è un’infima persona e uno speculatore, in questo caso non ha fatto altro che esercitare un suo diritto rivendicando la proprietà del suo immobile. Essendo uno speculatore era chiaro che non avrebbe lasciato la Torre Galfa a Macao, si è reso conto che stava nascendo una cosa interessante e utile…. solo che non ci stava beccando un soldo!! Con tutto quello che ha rubato, poteva fare una bella figura lasciando la torre a Macao.
    Le persone di Macao però malgrado i le buone intenzioni e i buoni intenti sono entrati in una proprietà privata….. non occorre una laurea in legge per sapere che se invadi uno spazio privato vieni sbattuto fuori.
    Non bisogna mettersi ai livelli di questi criminali come Ligresti , bisogna fare le cose per bene benchè sia difficile perchè non ci sono spazi completamente pubblici.
    Detto questo non bisogna far spegnere l’entusiasmo nei confronti della cultura e del rinnovamento.

  • dust

    l’affetto di tutta Italia? ma da dove? e quale sarebbero questi lavoratori dell’arte che stanno tracciando un percorso? quale percorso? ma vi rendete conto che non vi pensa nessuno? siete ridicoli, nelle vostre torri (galfa e non) d’avorio? rivoluzioni sul tacco 12 e col birignao degli anni Settanta… ancora a fare le okkkkupazioni… svegliaaaa!
    in quanto a Lucarelli, pensasse al Pan che è una scatola vuota e scassata, al Forum delle Culture, morto ancora prima di nascere, invece di mettersi a fare sproloqui in casa altrui, che è sempre più comodo e facile

    • Ermione

      Hai un paraocchi grande come la torre Galfa. Svegliati tu…

  • Luca R. Cinquemani

    Sorvolerei rapidamente sulle parole polverose di chi non a caso si presenta come dust..
    Dici bene Helga, sarebbe un grave errore interpretare lo sgombero della Torre Galfa come il the end di MACAO. E’ necessario evitare l’identificazione dello spazio, (sottratto secondo principi di legalità astratti e ormai lontanissimi dalle reali esigenze sociali), con le persone, le energie e le idee che hanno costruito e costruiscono ogni giorno MACAO. Una nuova casa presto si troverà: Milano, come il resto d’Italia, è piena di spazi colpevolmente abbandonati.

  • Ermione

    Macao continuerà sicuramente; perché è un’idea, non un edificio.

  • dust

    Riparliamone tra due mesi, anzi dopo l’estate… pochi mesi fa, proprio su questo sito non si faceva altro che parlare del Riso, un giorno sì e l’altro pure. Poi, di colpo, il silenzio. Stesso discorso per il Macro (un polverone, e poi?). Idem l’ex Asilo Filangieri di Napoli. Chi li ha visti? Cosa fanno i paladini dell'”occupy”? Tre proiezioni, quattro dibattiti e tanta rassegna stampa (altrui). Blablablabla. Nell’indifferenza generale. Interrogatevi sul perché di questa indifferenza, prima di dare addosso con i forconi a chi si permette di nutrire perplessità sulla vera portata di queste azioni sponteneistiche, del tutto prive di progettualità (tranne fare, nel migliore dei casi, mostre degli okkupanti stessi o dei loro amici) e che hanno il proprio punto debole proprio in modalità obsolete. Paraocchi. Bah. Dipende dai punti di… vista.

  • Macao, come la Biennale di Berlino 2012, è sintomo dei problemi che vuole risolvere e quindi inefficace per risolvere quegli stessi problemi. Possibile che in italia e altrove nessuno capisca questo?

    Invito a questo testo (Gomorra Art System?) per maggiori dettagli: http://www.whlr.blogspot.com

    LR

  • Luca R. Cinquemani

    Dust potresti proporre modalità non obsolete ed alternative a quelle che critichi ( e che non siano il solito starsene a casa facendo finta che non ci siano problemi ed attaccando chi si da da fare nel tentativo di immaginare una realtà diversa)?

  • dust

    e chi sarebbe quello che s’immagina una realtà diversa? un vecchio rottame come Dario Fo, che da un lato manifesta con gli okkupanti e dall’altro riempie di croste Palazzo Reale? anzi, già che c’è, perché non le toglie in segno di protesta? fa comodo la marketta con Boeri, eh… e queste sono le modalità rivoluzionarie? posso criticarle? sono distruttivo, e non me ne vanto. io non immagino niente, non riesco ad immaginare più niente in questo paese distrutto e vecchio. ma io non conto niente, non sono un intellettuale, non sono un artista, non sono un lavorante dell’arte. e non sono io a nascondermi il problema, siete voi che non lo vedete. io spero che il problema esploda, e che restino solo le macerie, seppellendo attrici piagnone, cantanti ignorati e creativi misto lana.

  • Lorenzo Marras

    Cinquemani se riflette con attenzione intorno alle parole di Dust si rendera’ conto che non sono poi cosi’ campate in aria. Va bene e me ne dispiace che Vi hanno fatto sloggiare con le cattive pero’, attenzione, non trasformate la faccenda in un occasionale teatrino dove ognuno sale in cattedra con le proprie “LAMENTAZIONI” con il contorno di “personaggi” che sfoggiano il loro passato e si fanno curriculum a Vostre spese.
    Prendete la palla al balzo e chiedete al Liberal Pisapia di mettere a Vostra disposizione altri locali cosi’ da mostrare, ad esempio , una concreta discontinuita’ con la gestione Moratti.
    Non permettete che si salga sul vostro palcoscenico ad alcuni, a costo zero insomma per dirla terra terra.

  • Pingback: Ora la chiamano Piazza Macao. E i Lavoratori dell’Arte ci hanno piazzato le tende. Cronaca di un lungo presidio milanese, mentre Pisapia fa la sua offerta: vi tolgo il Galfa e vi dò l’Ex Ansaldo | Artribune()

  • Luca R. Cinquemani

    Non c’è alcun motivo di accanirsi su “personaggi” e “teatrini ” perché si perde di vista il nucleo centrale della questione che è ben più grande e importante di quanto appaia: che lo vogliate o no, che vi sembri legale o meno, il paese sta cambiando radicalemente, e per una volta, dal basso.

    • Lorenzo Marras

      ma la smetta con queste divagazioni del “basso” e compagnia bella e legga quello che viene scritto senza interpretarlo come una aggressione.
      Non vedo perche’ poi consideri un accanimento contro tizio e caio quando qui dentro ognuno esprime semplicemente una opinione su fatti, tra l’altro terribilmente identici a tanti altri con esiti pressoche’ scontati. Quando il siparietto si abbassa , tutti a casa e zitti.
      Un altra cosa, che il paese sta cambiando non è certo perche’ le “famigerate” coscienze abbiano avuto un sussulto , anzi, siamo di fronte ad un imbarbarimento epocale come conseguenza di quel sonno che per anni è stato il contrassegno specifico della cosidetta “societa’ dei consumi, di massa” dove ogni cosa era data per acquisita per sempre .
      E non è finita certo qui, perche’ il bello deve ancora arrivare se è vero o no che sediamo, nel mondo, su una massa monetaria che è 64 SESSANTAQUATTRO volte superiore al valore dei beni prodotti ed in circolazione sull’intero pianeta. Altro che dal basso siamo una massa di uomini soli che fuggono in tante direzioni diverse.

  • Occupazione/sgombero. Questa sembra l’unica dinamica possibile in Italia tra politica/potere e cultura/attivismo. Non si conosce o propone altro.
    Il problema è che questo tipo di ‘interazione’ politica è ormai del tutto datato (poichè legato a realtà economico-sociali-politiche oggi NON più presenti, anche se in via di ritorno, riaggiornate) e perciò NON più efficace.
    Queste sono tattiche che rischiano di essere sempre più REAZIONARIE e non, come tutti potrebbero pensare, ‘progressiste’. Ma vallo a spiegare a tutti gli ‘alternativi’ (specialmente di buona famiglia) italiani.
    Non si capisce che uno dei più grandi successi (in gran parte inconsapevole) di Berlusconi (e della cultura e degli interessi che rappresenta) è stato proprio quello di spingere le frange più ‘identitarie’ della sinistra su posizioni CONSERVATRICI, quando va bene.

    E come riprova, ad esempio a Milano, ci sono le parole di Carmela Rozza, capogruppo PD del comune di Milano (!!!) che ha dichiarato: «Perché questi creativi vogliono solo spazi in centro? La Torre va sgomberata subito. Che se ne andassero a fare cultura a Quarto Oggiaro, che ce ne sarebbe più bisogno»
    (fonte Exibart: http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=37496&IDCategoria=204)
    Questo è lessico, argomentazione e tono di destra o di sinistra (classica, contemporanea o futuribile) ???

    http://www.facebook.com/SpaziDocili

  • Francesco

    L’ennessima occupazione folkloristica e inconcludente…Bene ha fatto l’amministrazione Pisapia a non lasciarsi coinvolgere.

  • Valeria Carnevali

    occupazione…sgombero…questo appartiene alla cronaca, appartiene invece all’arte l’energia che questa esperienza sta generando. Se da ciò uscirà qualcosa di buono e memorabile (e me lo auguro senza tuttavia crederci troppo), ce ne accorgeremo: la Bologna del ’77, tra situazionisti, molotov e carri armati,ha visto nascere il genio di Andrea Pazienza, uno che è stato posseduto dallo “spirito del tempo” come pochi. Possa da MACAO nascere il cantore di questi anni tremendi….

  • Rafeli

    Ciao occupanti del grattacielo di Milano del progetto “Macao”, prima di scrivere ste righe ho cercato di informarmi il piu’ possibile, ascoltare le vostre ragioni. E dopo tanto ascoltare non ho trovato una sola dichiarazione che fosse anche solo lontanamente condivisibile.  Non l’ho trovata. Piuttosto ho trovato motivazioni tutte diverse (“per avere uno spazio dove esprimersi”, “uno spazio dove fare cultura”, “per dimostrare che non si possono sgomberare le idee”, “perche’ i lavoratori dell’arte non riescono a trovare 20 mq da affittare per lavorare”, “perche’ il palazzo e’ abbandonato”, “per riappriopriarci”, “per fare un dibattito sulla nostra condizione di lavoratori precari”, “per il concetto di bene comune”, “perche’ questo e’ un luogo simbolo della finanza corrotta”, “perche’ abbiamo pensato che in quanto gente di cultura fosse giusto un gesto che inverte un po’ la rotta” eccetera eccetera).

    Tante motivazioni tutte diverse ma con pochi punti in comune: la pretesa di ottenere qualcosa, la pretesa di rappresentare una citta’ pur essendo minoranza, la pretesa di non pagare le conseguenze naturali del gesto – pretesa quest’ultima che (lo ripetero’ fino alla nausea) sminuisce l’importanza stessa del gesto.  Il video qui sotto a partire dal minuto 5 e’ indicativo della “chiarezza” delle idee.

    Ma sapete cosa mi rimane dopo essermi informato cari occupanti del Macao? Un pessimismo piu’ solido e nero di prima sul futuro del Paese. Non sto neanche a spiegare i motivi nei dettagli, che dovrebbero essere lampanti, ma voi di fatto agite da perfetti Berlusconi, siete solo limitati nell’ambito del vostro orizzonte piu’ ristretto e quindi generate meno danni, siete come la Juventus che si recrimina gli scudetti che non merita perche’ ha agito illegalmente, siete come i lanciatori di bombe ad Equitalia, siete una spada nella schiena a chi si spacca per ottenere i suoi piccoli risultati civilmente e silenziosamente (e che vi piaccia o No, se merita, questi risultati li ottiene anche senza gridare, anche senza prevaricare), siete la cicala che una mattina si accorge di essere cicala, ed invece di cambiare per evitare di morire da cicala, pretende la sussistenza da parte delle formiche che tanto ha perculato fino a quel momento.

    Voi che vi definite “lavoratori dell’arte e della conoscenza e dello spettacolo” e che pretendete uno spazio per lavorare ed esprimervi. Innanzitutto esprimetevi meglio: cio’ che pretendete e’ uno spazio gratuito dove esprimervi, non uno spazio dove esprimervi. La richiesta e’ ingiustificata, ma accettiamola per un momento e chiediamoci: uno spazio gratuito e’ stato mai – in qualche luogo dell’epoca moderna – una condizione necessaria all’emersione di geni incompresi dell’arte e dello spettacolo?  Siccome sarete intelligenti non mi farete certo l’esempio degli antichi mecenati. Ancora, dettagliando meglio la domanda: l’assenza di spazi gratuiti e’ stata mai ostacolo invalicabile all’emersione di opere d’arte degne di nota? Avete un esempio da portare per giustificare anche solo minimamente il gesto? Per giustificare quello che volete, e cioe’ una facilitazione della vostra esistenza?

    Perche’ questo volete: una facilitazione della vostra esistenza di (presunti) artisti. Ma l’arte non si giova delle facilitazioni. E’ il contrario. Il talento – quando c’e’- prende linfa dagli ostacoli sulla strada, dalla difficolta’ di emergere. Il talento si affina per farsi notare e sopravvivere nelle condizioni paludose in cui e’ nato.  Forse sara’ un talento piccolo piccolo, oppure apprezzato solo da una piccola nicchia: allora sopravvivera’ arrancando invece di fiorire. Ma se e’ apprezzato cosi’ poco che non riesce a sopravvivere, allora quasi sempre e’ giusto non coltivarlo, perche’ non e’ talento. Se non riuscite col vostro lavoro a pagare l’affitto neanche di venti metri quadrati, se non riuscite ad ottenere nessuno dei tanti edifici messi a bando dal Comune di Milano – se quindi siete arrivati a questi livelli di estrema irrilevanza nella societa’ in cui vivete – allora non potete pretendere che altri paghino per voi. A parita’ di irrilevanza, chiunque potrebbe pretendere lo stesso privilegio.

    Ma seriamente pensate che privarvi di questi spazi significhi “uccidere” la cultura? Per quanto mi riguarda cultura e arte significano soprattutto letteratura. E’ una visione personalissima e parziale ma che ci vogliamo fare, sono mediamente ignorante sul resto, ed ho le mie preferenze e passioni. E quando si tratta di letteratura e spazi mi vengono in mente le vita incredibili di Rayomond Carver, o di Haruki Murakami. Lui che molto prima di diventare lo scrittore conosciuto in tutto il mondo gestiva un baretto in Giappone e scriveva il suo primo romanzo dopo aver lavorato tutto il giorno, dopo aver pulito il bar e rovesciato le sedie sui tavoli. Stanchissimo, ci provava senza nessuna garanzia per il futuro, e spesso si addormentava con la testa posata sul foglio.