Cambia tutto. A Milano ha aperto un centro d’arte contemporanea. Si chiama Macao, sta su un grattacielo. Ed è occupato

La torre Galfa si chiama ‘galfa’ perché sta all’angolo tra Via Galvani e Via Fara nella zona di Melchiorre Gioia a Milano, una zona che doveva trasformarsi nel Centro Direzionale della capitale lombarda, centro direzionale che si sta palesando, con torri, acciai e cristalli, solo oggi, con una cinquantina abbondante d’anni di ritardo sul ruolino […]

Il Pirellone e, sullo sfondo, la Torre Galfa tutta vuota e trafitta dal tramonto

La torre Galfa si chiama ‘galfa’ perché sta all’angolo tra Via Galvani e Via Fara nella zona di Melchiorre Gioia a Milano, una zona che doveva trasformarsi nel Centro Direzionale della capitale lombarda, centro direzionale che si sta palesando, con torri, acciai e cristalli, solo oggi, con una cinquantina abbondante d’anni di ritardo sul ruolino di marcia. Nel frattempo la Galfa, progettata dall’architetto Bega e costruita tra il ’56 e il ’59, ne ha passate di tutti i colori e il fatto che fosse da qualche anno in disuso l’ha resa protagonista dell’ultima grande e spettacolare occupazione culturale italiana. Dopo  il Valle e il Palazzo a Roma, dopo il Garibaldi a Palermo ecco Macao, a Milano.
L’operazione è stata studiata nei dettagli ed ha incubato per almeno 12 mesi. Sul sito di Macao è evidente il processo che ha portato a questi esiti, sono raccontate le iniziative che il collettivo Macao ha portato avanti negli ultimi tempi. Oggi si cambia prospettiva e il progetto muta di senso, perché c’è uno spazio -e che spazio- da riempire di contenuti. E in ossequio al postulato sempre più condiviso secondo cui Content Is King, è sui contenuti che l’occupazione innerverà la sua ragion d’essere.
È con piacere che dichiariamo aperto Macao, il nuovo centro per le arti di Milano, un grande esperimento di costruzione dal basso di uno spazio dove produrre arte e cultura” affermano gli organizzatori. Che aggiungono: “Alla logica per cui la cultura è sempre più condannata ad essere servile e funzionale ai meccanismi di finanziarizzazione, noi proponiamo un’idea di cultura come soggetto attivo di trasformazione sociale, attraverso la messa al servizio delle nostre competenze, per la costruzione del comune. Rappresentiamo una fetta consistente della forza lavoro di questa città che per sua vocazione è da sempre un avamposto economico del terziario avanzato“. Una recupero, insomma, della Milano creativa, innovativa. Già, ma cosa si farà a Macao? Eccola, la frase-manifesto: “Macao sarà un luogo in cui gli artisti e i cittadini possono riunirsi per inventare un nuovo sistema di regole per una gestione condivisa e partecipata che, in totale autonomia, ridefinisca tempi e priorità del proprio lavoro e sperimenti nuovi linguaggi comuni“.
Il core dell’iniziativa, benché strettamente in rete con le ‘sorelle’ di Catania, Palermo, Roma, Venezia, appare molto focalizzato sul territorio. Sulla città di Milano, al suo ruolo creativo perduto, ai suoi imprenditori\speculatori (il riferimento alla figura di Salvatore Ligresti è tutt’altro che sfumato): “vogliamo restituire alla cittadinanza questo grattacielo, simbolo di quel sogno economico capitanato da grossi gruppi finanziari e tutt’ora nelle mani di uno dei più arricchiti e collusi burattinai della speculazione edilizia milanese“.

C’è una scritta che scivola giù dalla Galfa: “si potrebbe anche pensare di volare”. Intanto in città grandina che è un piacere almeno tanto quanto grandinano tweet sull’ashtag #tuttisumacao. Vedremo.

wmacao.tumblr.com
lo youtube di macao
il facebook di macao

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  • Rice for Riches

    Questi fanno sul serio, mizzeca notiziona!!!

  • E’ una buona notizia, speriamo che l’iniziativa riesca a decollare ed affermarsi. Ci sarebbe davvero bisogno di un un bel po’ di “costruzione dal basso” al di fuori dei soliti recinti, circoli e circoletti. Di spazi ce ne sono fin troppi, in giro per l’Italia, vediamo se ci sono anche abbastanza spiriti liberi, creativi e volenterosi !

  • dada

    un altro spazio occupato e poi? non sarebbe meglio pensare al dopo occupazione? come uscire da senso di illegalità diffusa?

  • Luca R. Cinquemani

    L’illegalità semmai stava nell’abbandono della torre Galfa e nell’assenza di uno spazio per le arti e la cultura costruito dal basso. L’occupazione qui andrebbe letta come affermazione di una nuova legalità.

  • Janaz

    La legalità non può MAI essere appropriarsi della proprietà privata altrui. Questo no!. Sono forzature che devono risolversi presto e rientrare nella legalità. Ma in questa fase, ahinoi, benvengano le forzature.

  • A

    dove sta il CRIMINE ?
    http://vimeo.com/22948617

  • Bene

  • Era ora cazzo!!!
    Pensa che aveva messo in post su PITTURA PUNK
    cercando proprio di riunire artisti per una mostra autogestita
    in richiesta di spazi dismessi nella città di Milano da teasformare in nuovi
    luoghi culturali.

  • Valentino

    non mi sembra una grande novità quella di occupare, lo si è gia fatto , a volte ha portato risultati a volte no, ha ragione dario Fo, dipende da quali sono le idee

  • alessandra

    la vera illegalità sta nel costruire senza misura e senza curarsi dell’impatto che un quartiere di solo cemento ha sul tessuto urbano e sociale, specie se ci sono già grattacieli, spazi enormi, interi edifici, completamente vuoti. spero che questa iniziativa non si trasformi nella solita “okkupazione” stile centro sociale ma che sia davvero un’occasione di crescita culturale e di aggregazione tra cittadini che ne hanno piene le ba**e di ligresti city, indipendentemente dal credo politico, estrazione sociale ecc… insomma spero che sia un punto di incontro e non un motivo di scontro.

  • maxsetti

    Speriamo che l’iniziativa dia visibilità al problema del Galfa: stupendo grattacielo milanese da troppo tempo in stato di abbandono a causa dei costosi restauri di cui necessita.
    Speriamo che con i riflettori puntati addosso qualche azienda si interessi all’edificio e investa togliendolo dalle mani dei Ligresti e dei La Russa per rimetterlo a nuovo e farne la propria sede.

  • claudia

    interessante, ma le “frasi manifesto” sono abbastanza retoriche e fumose, spero che i contenuti prevalgano e siano visibili velocemente.

  • Pingback: una buona notizia | aldo ricci blog()

  • luca pozzi

    Eureka!

  • Adolfo Rever

    essendo a milano sarà in ogni caso una roba superfighetta . ricordiamo che a milano il punk era rappresentato da enrico ruggeri, jo squillo e alberto camerini . potreste invitare anche alba parietti già che ci siete http://www.youtube.com/watch?v=DjGHJuirqts

    • Ermione

      Adolfo, per caso sei andato lì?