Siccome non ha niente di meglio da fare, che si inventa l’Unesco? Include nel patrimonio protetto i resti del Titanic. Che sono sommersi da chilometri di acqua

Probabilmente lo desideravano da tempo, e stavano facendo il conto alla rovescia: ebbene, fra pochi giorni saranno accontentati. Il 15 aprile si compiranno 100 anni dall’affondamento del Titanic, e l’Unesco potrà finalmente includere i resti del transatlantico fra il patrimonio mondiale protetto. Già, perché le regole stabiliscono che i relitti si possono proteggere solo se […]

Il Titanic

Probabilmente lo desideravano da tempo, e stavano facendo il conto alla rovescia: ebbene, fra pochi giorni saranno accontentati. Il 15 aprile si compiranno 100 anni dall’affondamento del Titanic, e l’Unesco potrà finalmente includere i resti del transatlantico fra il patrimonio mondiale protetto. Già, perché le regole stabiliscono che i relitti si possono proteggere solo se affondati da oltre un secolo, mannaggia.
Non è uno scherzo: un fantomatico relitto, che giace a migliaia di metri sotto le acque dell’Oceano, che nessuno potrà mai recuperare, di cui non si conoscono le condizioni, sarà però oggetto delle attenzioni del carrozzone mondiale che dovrebbe dedicarsi alla salvaguardia dei tesori artistici e naturalistici. Oltre al fatto di essere oggettivamente “inesigibile”, indisponibile, c’è un altro interrogativo da diradare: perché? Perché tutelare questo relitto, che non si differenzia dalle altre migliaia che popolano i fondali marini, se non perché al centro dell’attenzione mediatica?
Del resto l’United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization ha da tempo “arricchito” le proprie competenze, diversificandole con la fumosa definizione di “patrimonio immateriale”, invece di pensare alla tutela e al rispetto del patrimonio già censito. E magari talvolta e eliminare qualche sito, davvero indifendibile. Troppo noioso insomma impegnarsi per problemi ostici ma urgenti come quelli offerti – per fare qualche esempio – da Angkor Wat, o dalle nostrane Venezia e Pompei. Meglio trastullarsi “proteggendo” la Dieta mediterranea, o impiegare riunioni plenarie per decidere quali tipologie di Valzer includere nella fattispecie – ovviamente protetta (da chi, poi? da cosa?) – dei Balli Viennesi…

Massimo Mattioli 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • dikipop

    ha!ha!ha!ha!ha! chi sa se faranno anche un concorso per assumere un custode in pianta stabile, che so’ , un palombaro!