Rivoluzioni, o quasi, a Torino. Soffiantino chiude, Noero chiude la Fetta di Polenta ma apre un loft. Ma allora è vero o no che “nelle gallerie non va più nessuno”?

Mentre a 200 chilometri di distanza è in pieno svolgimento MiArt, a Torino è tempo di rivoluzioni. Insomma, forse il termine è esagerato, ma di certo si tratta di notizie di rilievo, soprattutto se non resteranno isolate. Da una parte c’è dunque Franco Soffiantino, che chiude la sua galleria in via Rossini e si trasforma […]

Kateřina Šedá - Neda se svitit / No light - 2010 - veduta della mostra presso la Galleria Franco Soffiantino, Torino

Mentre a 200 chilometri di distanza è in pieno svolgimento MiArt, a Torino è tempo di rivoluzioni. Insomma, forse il termine è esagerato, ma di certo si tratta di notizie di rilievo, soprattutto se non resteranno isolate.
Da una parte c’è dunque Franco Soffiantino, che chiude la sua galleria in via Rossini e si trasforma in Franco Soffiantino Contemporary Art Productions. Abbiamo sentito il diretto interessato per saperne di più, e la prima affermazione è stata inequivocabile: “Sono felice, molto felice! Perché non cambierà nulla: soltanto, anziché fare il mio lavoro in galleria, lo farò in sinergia con i musei. Quello che cambia è il veicolo espositivo. Ad esempio, ho prodotto la personale di Kateřina Šedá che fino a metà giugno è allestita al Kunstmuseum di Lucerna, e poi ci sarà il solo show di Sam Durant al Macro”. Tutto chiaro, ma perché chiudere la galleria? “Lo sapete bene, nelle gallerie non va più nessuno, tranne un po’ di gente per l’opening. Non so se sia una conseguenza della crisi o una involuzione, sta di fatto che succede anche nelle grosse gallerie di Berlino, per farti un esempio. Se consideri l’aspetto economico, poi, non aveva più senso: decine di migliaia di euro spesi per tenere aperto uno spazio visitato da pochissime persone…”. E con le vendite, come la mettiamo? “Beh, online io vendo eccome. E poi ho ormai un portfolio di contatti notevole. Chi aveva fiducia in me non credo cambierà idea soltanto perché ho scelto un approccio diverso”. Facendo due più due, significa che Soffiantino non andrà più alle fiere? “Sono altri soldi spesi inutilmente. Io preferisco investirli in supporto agli artisti. Che si tratti di produrre mostre museali o di sostenerli per residenze. Aspettiamo proprio in questi giorni una risposta all’application che la Šedá ha fatto per il Macro”. Che dire, una scelta coraggiosa: sono tanti i galleristi che negli ultimi tempi hanno tuonato contro il sistema, fieristico in particolare, ma poi di atti concreti se ne son visti pochi. E quella di Soffiantino, se facesse “scuola”, potrebbe essere una scelta letteralmente rivoluzionaria per il sistema stesso, per lo meno italiano. “Io non sono sicuro, però almeno ci provo. Non ho sfondato una porta aperta. Diciamo che era socchiusa. Vedremo come andrà a finire”.

Jim Lambie – Everything Louder Than Everything Else - veduta della mostra presso la Galleria Franco Noero, Torino 2012

Dicevamo che questo è però soltanto metà del discorso. Perché dall’altra parte sta Franco Noero. E i rumors cittadini si concentrano sull’apertura, probabilmente durante la prossima Artissima, di un nuovo spazio in zona corso Novara, fuori dalle rotte solite dell’arte torinese, dalle parti di quell’ex Fabbrica Nebbiolo dove Giorgio Persano aveva allestito una gran bella mostra di Paolo Grassino. Si tratta di un grande loft che ospiterà gli uffici, il magazzino e un’area espositiva. Resteranno attivi la vetrina e il project space di piazza Santa Giulia, mentre la Fetta di Polenta chiuderà presumibilmente a settembre, a conclusione di un progetto concepito sin dall’inizio come “a termine”. L’edificio dell’Antonelli resterà tuttavia visitabile su appuntamento nella forma di una casa-museo (residenza di Franco Noero e con alcune delle opere pensate in questi anni per la Fetta) e, in occasione delle main exhibition nel loft, il pianterreno di Borgo Vanchiglia fungerà da vetrina (originariamente, infatti, il ground floor era accatastato come locale commerciale).

– Marco Enrico Giacomelli

www.francosoffiantino.com
www.franconoero.com

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • rita

    che tristezza le fiere…

  • Mirko

    L’articolo è perfetto e tratta di due luoghi-gallerie che conosco e spesso visitato; l’argomento è ampio e ci troviamo dinanzi ad un fenomeno in divenire, so che ne riparlerete. Unico neo? Noto spesso, non solo su Artribune ma su altre testate (una su tutte Flash Art, che sembra non aver presuntuosamente più alcun bisogno di un correttore di bozze e che solo nell’ultimo numero contava decine di refusi), una certa approssimazione: la “Fetta di Polenta” o Palazzo Scaccabarozzi non è del Juvarra, ma dell’Antonelli. Profitto comunque per fare i complimenti alla redazione; eterogeneità, profondità e competenze ormai rare vi contraddistinguono.

    • Mirko, che ti devo dire, grazie non tanto per i complimenti, ma per avermi segnalato la svista colossale! Come dimostri di saper bene, sono proprio i macro-errori quelli che sfuggono. Ma ti assicuro che correggiamo le bozze come pochi altri. Talvolta però anche 4 occhi si stancano…

  • Maria

    Ci sarebbe da fare una ricognizione accurata su quello che bolle in pentola a Torino nella zona Corso Novara / Barriera di Milano…