Milano Updates: tre chilometri di filo di ferro, in un loft. Allo spazio Vhernier arriva la Sessione Primaverile di Davide Dormino, che la racconta in video per Artribune…

La location, oltre che bellissima e affascinante, è decisamente uno dei fulcri della contemporaneità meneghina. Spazio legato al brand del lusso Vhernier, il loft è stato prestato all’Associazione Acacia che ci ha impiantato la propria sede dal collezionista e mecenate Carlo Traglio, fondatore dell’azienda e vicepresidente della stessa Acacia. E per questi giorni di Miart, […]

La location, oltre che bellissima e affascinante, è decisamente uno dei fulcri della contemporaneità meneghina. Spazio legato al brand del lusso Vhernier, il loft è stato prestato all’Associazione Acacia che ci ha impiantato la propria sede dal collezionista e mecenate Carlo Traglio, fondatore dell’azienda e vicepresidente della stessa Acacia. E per questi giorni di Miart, Traglio – assieme al curatore Milovan Farronato – vi ospita Sessione Primaverile, una personale dello scultore Davide Dormino strutturata su tre progetti site specific.

Si tratta di una scultura alta 3 metri e mezzo composta da tre chiodi in gesso, di un “sistema nervoso” – serie già nota dell’artista – realizzato utilizzando 3 km di filo di ferro, e di una sorta di foglio di marmo. L’inaugurazione è fissata per il 13 aprile, alle 19: ma Artribune è in grado di offrirvi una preziosissima anteprima, con le opere raccontate in video dalla viva voce di Dormino…

  • Angelov

    Ricordo di una intervista in televisione, di molti anni fa, dove a Michelangelo Antonioni, venne richiesto di parlare e in qualche modo spiegare il film Professione Reporter, se non vado errato. Il regista dopo un lungo silenzio disse che non gli era possibile parlare del suo film, poiché tutto quello che c’era da dire era già stato espresso nella pellicola stessa. E quindi non c’era altro da aggiungere.
    La sua dignità di artista che non voleva tradire la propria arte, mi colpì molto.
    Vedendo questo video, di lavori molto interessanti, sopratutto quello del filo di ferro, che forse in realtà è ancora più suggestivo, mi ha colpito il fatto che questo artista sembra quasi dover giustificare il proprio lavoro, darne una spiegazione, cercare di renderlo comprensibile.
    Un lavoro dovrebbe parlare da se, ed ad un artista non dovrebbe mai essere richiesto di spiegarcelo utilizzando un mezzo, in questo caso le parole, che non sono il mezzo di sua competenza, altrimenti sarebbe uno scrittore, e non uno scultore.

  • Teresa

    Caro Angelov,

    capisco bene quello che vuoi dire ma direi che in questo caso la tua osservazione mi fa un pò sorridere….Immagino che Artribune sia andata da Dormino per intervistarlo sull’opera…cosa avrebbe dovuto fare l’artista, rimandarli al mittente e dire sorry ma alle domande sulle mie opere non rispondo perchè parlano da sole? E poi, come dici giustamente tu, è evidente che Dormino stesse cercando le parole soppesandole, proprio perchè le parole non sono il suo mestiere…il che avvalora la tua tesi…ma allora dovresti chiedere ai giornalisti di Artribune di cambiare domanda o di cambiare impostazione editoriale…:-)

    • Angelov

      Forse quello che volevo dire, ma che non sono riuscito, era di evidenziare il fatto che esiste la tendenza di mettere a volte le persone e le situazioni “sotto pressione”, quello che nel giornalismo è la spasmodica ricerca di uno scoop, e senza scopo, per di più.
      Si tratta forse di una Mentalità diffusa, data per scontata, l’omologazione per appartenere ad una società che ha fatto della velocità il suo sostituto-d’anima.
      Quando poi questa Mentalità incrocia l’ambito artistico, dove l’aspetto della sensibilità è basilare, ecco che le cose tendono a complicarsi.
      Non posso prendermela con la Redazione, perché se non fosse per lei, non esisterebbe questo scambio, e poi questa tendenza è diffusissima ovunque e accettata come normale; nondimeno sento il dovere di parlarne in questi toni.
      Ti ringrazio per la tua risposta, e l’essere riuscito a farti sorridere, ha di fatto contribuito ad accrescere la mia autostima.