Milano Updates: MiArt, la fiera-passeggiata. O questa è l’edizione del rilancio oppure non ci possiamo accontentare. E se lo dice Stefano Boeri…

“Sono contento perché ho visto che le gallerie hanno risposto bene e interpretato gli spazi con intelligenza. Molti hanno proposto mostre personali anche quando non era obbligatorio, altri hanno preso spazi ampi e li hanno allestiti con un approccio museale. Penso allo stand di Tornabuoni”. Così Frank Boehm, neodirettore, ai microfoni di Artribune un po’ prima dell’inizio […]

La conferenza stampa di MiArt 2012

Sono contento perché ho visto che le gallerie hanno risposto bene e interpretato gli spazi con intelligenza. Molti hanno proposto mostre personali anche quando non era obbligatorio, altri hanno preso spazi ampi e li hanno allestiti con un approccio museale. Penso allo stand di Tornabuoni”. Così Frank Boehm, neodirettore, ai microfoni di Artribune un po’ prima dell’inizio della conferenza stampa di MiArt. Poi quando gli abbiamo chiesto cosa ne pensa di questa collocazione temporale della fiera, che continua a essere assai addosso al Salone rischiando di subirne una sempre maggiore cannibalizzazione (ormai molti eventi del Salone debordano nella art week del MiArt), ci ha risposto che “le date per il 2012 ed il 2013 erano già fissate. Sul 2014 possiamo ragionarci su”. Sulla fiera Boehm ha dato delle suggestioni in conferenza: “Non si tratta di una classica fiera-scacchiera, è invece una fiera-passeggiata che deve essere percorsa per avere una traiettoria nell’arte di un secolo”.

Stefano Boeri

Molto forte il focus cittadino degli interventi di Stefano Boeri, assessore alla cultura del Comune, e di Pier Luigi Sacco, in veste di preside della Facoltà di Arti, Mercati e Patrimoni dello Iulm. Sintomo di una Milano che tenta di ritrovare se stessa.
Quello che vediamo oggi in fiera è una ripartenza. Il fatto di avere ripensato le modalità espositive di MiArt e di avere costruito una rete di luoghi in città è il giusto tentativo per provare a rilanciare questa kermesse”, ha dichiarato l’assessore. Che ha continuato affermando in maniera abbastanza inequivocabile che “se Milano ha un momento fieristico dedicato al contemporaneo, deve averlo con una grandissima ambizione. Non possiamo accontentarci”. Già, belle parole, ma attorno a ciò cosa fa il Comune? “Ci stiamo impegnando molto”, è sempre Boeri a parlare, “affinché Milano diventi un luogo centrale per l’arte contemporanea, stiamo ragionando sull’idea di un museo diffuso sul territorio, con luoghi esistenti e luoghi da recuperare e da far ripartire (HangarBicocca, Palazzo Reale, il Museo delle Culture, il Museo del 900). In tutto questo il tassello di MiArt è fondamentale, articolato e forte”. Insomma, avete capito bene: il Museo del Presente non-e-sis-te: il centro d’arte contemporanea milanese sarà diffuso sul territorio. Il rappresentante del Rotary, che a MiArt sponsorizza un premio quest’anno, durante la conferenza non si è trattenuto: “Io questa cosa proprio non la capisco”.

Pier Luigi Sacco

Si diceva poi di Pier Luigi Sacco che ha spiegato la logica del sostegno di una istituzione come Iulm a MiArt: “Nello scenario che si sta delineando”, ha raccontato l’economista, “la vera competizione avviene a livello città. Il punto è riposizionare Milano sulla carta geografica. Ecco perché occorre una fortissima sinergia e perché appunto lo Iulm sostiene MiArt. E anche per l’esigenza di saldare la formazione con lo sviluppo imprenditoriale e del mercato”.
Lucidissimo il discorso di Donatella Volonté, anima storica di MiArt per tutte e diciassette le sue edizioni e attraverso tutte quante le sue traversie, che oltre ad aver accennato alle caratteristiche del mercato italiano (“è vero che secondo i dati Nomisma risultiamo avere una quota di mercato del 3% circa rispetto al mondo, ma questo non risponde alla verità perché è influenzato dalla difficoltà di circolazione delle opere e dalle note problematiche fiscali”), ha ben delinato il perché e il percome il nostro mercato può decisamente dire la sua a livello internazionale. Ma su questo ci addentriamo in una news apposita.

  • Osvalda

    Ma voi di Artribune dove avete imparato a scrivere?
    Argomenti interessanti esposti malissimo. E comunque Stefano Boeri proprio proprio un cretino non e’. Mi pare che sia proprio lui uno dei primi e forse anche uno degli ultimi che in Italia si occupa di urbanistica.
    Urbanistica quella sconosciuta? Dovreste studiare di piu’ il territorio voi di Artribune, anziche’ non valorizzare idee efficaci e diverse per la divulgazione dell’arte in una citta’ come Milano. Che e’ stata sempre piu’ all’avanguardia che in retroguardia.