Milano Updates: Lisson? Gagosian? Mica penserete che son qui per fare chissà quali belle mostre. Stanno in Italia per approvigionarsi di opere. Donatella Volontè, anima storica di MiArt, ci spiega come va il mercato

Nel bel mezzo della conferenza stampa di inaugurazione di MiArt, il presidente di Fiera Milano passa la parola a Donatella Volonté, consulente della kermesse per il settore moderno, e da lì parte una tirata in realtà lucidissima e centrata sull’attuale contesto artistico internazionale e sul ruolo che, in questo, l’Italia può giocare. L’appiglio è sulle grandi […]

Donatella Volonté

Nel bel mezzo della conferenza stampa di inaugurazione di MiArt, il presidente di Fiera Milano passa la parola a Donatella Volonté, consulente della kermesse per il settore moderno, e da lì parte una tirata in realtà lucidissima e centrata sull’attuale contesto artistico internazionale e sul ruolo che, in questo, l’Italia può giocare.
L’appiglio è sulle grandi gallerie straniere che ultimamente hanno aperto nel Belpaese. “Lisson e Gagosian mica stanno facendo delle mostre memorabili. Sono qui per approvvigionarsi. Sono qui perché l’arte italiana è oggetto del desiderio dei collezionisti internazionali. Il mercato del nostro Paese è un luogo di approvvigionamento dei vari Twombly, Fontana, Burri. Ed è tutto confermato dalle aggiudicazioni in asta di artisti italiani del Novecento fino a tutti gli Anni Settanta”. Ma tutto questo che significato ha? Abbiamo trascurato noi questi artisti o siamo banalmente terra di conquista low cost di roba di qualità da rivedere a peso d’oro altrove? “Questo significa”, ha continuato la Volonté, “che per lunghi anni abbiamo sottovalutato i nostri artisti come stiamo in realtà ancora facendo, ad esempio, con alcune opere del Futurismo che potrebbero d’ora in avanti crescere molto come quotazioni sul mercato”. Vecchia storia: abbiamo una ricerca artistica di prim’ordine (ce l’abbiamo da circa mille anni, tra l’altro), ma non riusciamo a “venderla” a dovere. Cosa fare? “Dobbiamo comunicare che è qua che i collezionisti del mondo dovrebbero essere e non a Londra ad aggiudicarsi un pezzo che pagano esattamente il doppio. Andare a Basilea da un gallerista italiano a comprare lo stesso pezzo che viene snobbato a Bologna o a Milano? Ecco, è una roba paradossale”. Una riflessione ovviamente pro domo propria (il sottotesto dell’arringa della Volonté è: “Venite a MiArt, ché trovate un fottìo di buoni affari”), ma che non ci risulta propriamente campata in aria. Beh, parliamone…

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  • beapa

    Niente di nuovo, il tipico collezionista italiano è un pecorone.
    Compra all’estero per farsi bello con gli amici e paga profumatamente opere mediocri. Non si accorge che ad esempio, le opere della Cecily Brown esposte a Roma da Gagosian sono lo scarto di altre mostre fatte fuori Italia… ma si sa comprare alla Lisson o da Gagosian fa figo…. imbecilli !