Francesco Scognamiglio rilegge Theo van Doesburg. Dall’Olanda all’Italia, dall’arte alla moda, dal Novecento a oggi. Per il prossimo autunno, estroso farà rima con rigoroso

Uno è un genio dell’arte e dell’architettura, eclettico intellettuale d’inizio Novecento, che, accanto a gente come Piet Mondrian, Tristan Tzara, Walter Gropius, partecipò alla germinazione di una straordinaria stagione culturale, fondando la rivista De Stijl e collaborando col Bauhaus. L’altro è un infaticabile creativo del fashion, venuto alla ribalta negli anni Zero, grazie al suo […]

Francesco Scognamiglio, F/W 2012-13

Uno è un genio dell’arte e dell’architettura, eclettico intellettuale d’inizio Novecento, che, accanto a gente come Piet Mondrian, Tristan Tzara, Walter Gropius, partecipò alla germinazione di una straordinaria stagione culturale, fondando la rivista De Stijl e collaborando col Bauhaus. L’altro è un infaticabile creativo del fashion, venuto alla ribalta negli anni Zero, grazie al suo stile molto personale, che ha conquistato diverse star del pop: suo è l’incredibile abito a balze, sorta di architettura piramidale in seta e neoprene, sfoggiato nel 2010 da Lady Gaga per la serata dei Brit Awards; suoi sono gli abiti indossati da Madonna nel 2011 per un servizio sull’edizione russa di Harper’s Bazaar, così come la giacca militar-chic che fasciava le procaci forme di Rihanna nel videoclip di Rockstar 101, o come il sexy corpetto in pizzo portato dall’irriverente rapper M.I.A. nel singolo di Madonna Give me all your luvin.
Di chi parliamo, dunque? Due personaggi che più lontani non si può. Theo van Doesburg, artista, pittore e architetto, figura chiave delle avenguardie europee, e Francesco Scognamiglio, stilista partenopeo in forte ascesa internazionale.

È al maestro olandese che il giovane designer dedica la sua collezione F/W 2012-13, un tributo al neoplasticismo di van Doesburg e alle sue geometrie pure, minimali, esatte, celebrate da colori primari giustapposti, secondo una poetica costruttiva che punta all’essenza delle cose.
Un’impostazione estetica che ha nutrito l’immaginario dello stilista: ed ecco piani e linee, forme squadrate e segni grafici, comparire tra abiti, paltò, camicie, mini e pantaloni affidati a un netto black&white, con tanto di vibrazioni di rosa pompelmo e verde smeraldo. Creazioni castigate, severe, mascoline pur nella sensualità di certi plissé, dei vertiginosi spacchi, degli inserti in voile trasparente o in pelle, utili a stemperare, qui e là, la sobrietà plastica di tagli e volumi. Provocatorio, con discrezione: less in more, cercando però l’eccesso nella misura, l’estro nel rigore. Equilibrio difficile, che funziona.

– Helga Marsala

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.