For the Love of Hirst. Lui non c’era, ma Artribune sì: ecco le prime immagini e video dalla megamostra alla Tate Modern

Un campionario umano in grado di competere con qualsivoglia Frieze, o Biennale, tifo da stadio, giornalisti, televisioni da tutto il mondo. E c’eravamo anche noi di Artribune, pronti per foto e video report d’ordinanza. Tutti alla vernice della Tate per Damien Hirst… E lui, neanche a dirlo, ovviamente non c’era! Inutile continuare a chiedersi perché […]

Un campionario umano in grado di competere con qualsivoglia Frieze, o Biennale, tifo da stadio, giornalisti, televisioni da tutto il mondo. E c’eravamo anche noi di Artribune, pronti per foto e video report d’ordinanza. Tutti alla vernice della Tate per Damien Hirst… E lui, neanche a dirlo, ovviamente non c’era! Inutile continuare a chiedersi perché l’opera dell’artista delle medicine, degli animali vivisezionati, dell’anatomia di lusso, degli spots, dei crani di diamanti sia cosi catalizzante. La mostra è in realtà la più grande antologica mai realizzata a Londra sull’artista di Bristol ormai quasi cinquantenne. Il percorso è ricchissimo ma di ampio respiro, e le opere ci sono tutte! Dai primissimi lavori dello studente alla Goldsmith negli anni ’80, alle prime serie degli Spot Paintings (presentati alla mostra Freeze nel 1988), dove la definizione dell’opera rivela un approccio sempre più scientifico. Ampia la serie Medicine Cabinet, dalla primissima Sinner del 1988 a Thousand Year, la prima ad essere concepita come teca su fondo specchiante, fino alla celebre Farmacia del 1991.

La grande sezione zoologica trova spazio con Elements Swimming in the Same Direction for the Purpose of Understanding (Left) and (Right), entrambe del 1991, o Away from the flock del 1994; emergono i ricordi delle visite dell’Hirst adolescente al museo di Storia Naturale di Leeds, le teche di animali imbalsamati e tanta, tantissima anatomia. Ad alleggerire l’atmosfera entra in scena la bellezza e la fragilità delle celebri, caledoscopiche Butterflies, che dalle vetrate e trittici si materializzano e volano libere (sono state importate dalle foreste tropicali e verranno cambiate ciclicamente ogni tre settimane). Finito? Eh no, la Turbine Hall mica poteva restare fuori dal giro! Anzi è lì che si annida il pezzo forte a livello mediatico: For the Love of God (2007), il famoso cranio a grandezza umana coperto da 8.600 diamanti…

– Barbara Martorelli

www.tate.org.uk

 

  • anna

    neanche lo conoscevo….. (curo la mia ignoranza quanto la voglia di sapere) se non per performanance isolate…. Nell’insieme, meno gli animali scorticati, orrendo, vorrei vedere anche lui scorticato in parte, tanto da sopravvivere, è interessante. La meticolosità come meditazione. Certo c’è qualcosa di comico,
    ma forse è ironia.

  • Alessandro Querci

    Cara Anna,
    è singolare che tu affermi di non conoscere Hirst, visto che si tratta senza ombra di dubbio di uno degli artisti più famosi del mondo, ma questo non vuol dire che ti debba piacere…
    ma di cosa ti sei occupata negli ultimi 25 anni?

    • anna

      di me stessa

      • Alessandro Querci

        Perdonami se mi sono presentato malamente con la mia domanda sarcastica.
        Ti ringrazio per il tono educato, quanto succinto e forse un pò stizzito, della tua breve risposta.
        Ma visto che ti sei inserita con un commento, ho pensato di essere nel diritto di poterlo mettere in discussione.
        Scusami se sono stato un pò antipatico.

  • SAVINO MARSEGLIA

    …”uno degli artisti più famosi del mondo”…, diciamo cosi: uno degli artisti più addomesticati nel mondo dell’arte mercantile.

    Di ogni ovvia cosa della realtà, Hirst ne fa artigianato. Se mette uno squalo avvizzito in formaldeide, questo è il suo mestiere. Se fa i pallini colorati, anche questo è un mestiere. Mestiere è anche tutto ciò che si mette sotto vuoto, come fa la massaia quando mette sotto aceto gli ortaggi. Ogni squalo libero è come una grande opera d’arte. Ogni animale imprigionato, imbalsamato è un tributo della confutazione dei luoghi comuni e della violenza contro le forme viventi della natura.

    • Alessandro Querci

      So bene che sei una persona intelligente, ma continuo a domandarmi dove stia, per te, la ‘vera arte’.
      Ma forse è soltanto perchè mi imbatto negli articoli ‘sbagliati’, quelli cioè che riguardano artisti che tu non reputi tali.
      Probabilmente io ho meno certezze di te e non smetto mai di farmi delle domande, quindi tendo naturalmente a mettere in discussione le certezze degli altri – il che può apparire, alla lunga – un pò fastidoso.
      Ma sappi che non metto in discussione soltanto le ‘piccole certezze’, ma anche quelle ‘grandi’ come per esempio l’affermazione che Damien Hirst sia un grande artista.
      Ma siccome mi pare che ci sia già un bel pò di gente che le mette in discussione, non credo ci sia bisogno di aggiungermi al coro.

  • Francesco

    Il trionfo del kitsch…

    • SAVINO MARSEGLIA

      il “kitsch” nell’arte è credere che un oggetto comune sia speciale, invece di essere nient’altro che un banale o comune oggetto.

  • Poco prima dell’inaugurazione della grande retrospettiva alla Tate, Julian Spalding ha scritto, in un articolo per l'”Independent”, che le opere di Hirst sono come i sub-prime dell’arte mondiale e che i collezionisti farebbero bene a venderle prima che le quotazioni crollino. A suo parere quella di Hirst (e sembra di capire anche molta arte post-duchampiana) non è vera arte. Spalding la definisce con il termine da lui coniato “Con Art”, abbreviazione per “contemporary conceptual art” e per “arte che truffa le persone” (in inglese “to con” significa truffare). Segnalo il link e consiglio la lettura:
    http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/julian-spalding-damien-hirsts-are-the-subprime-of-the-art-world-7586386.html

    L’era di Hirst, Cattelan, Koons sta per finire. Credo lo abbia capito lo stesso Cattelan, che ha annunciato un fantomatico “pensionamento”, mentre Hirst ha probabilmente maturato il sospetto che la sua fama non durerà per sempre e cerca di ottimizzare i profitti finché può, rischiando forse di bruciarsi. Mentre all’estero la stampa sembra aver intuito la direzione verso cui soffia il vento (qualcuno ha scritto addirittura finti memoriali…) in Italia testate autorevoli difendono l’immobilità del sistema e chiudono gli occhi.
    Credo che in tempi di crisi economica e sociale, come quelli che stiamo vivendo, venga progressivamente a mancare il terreno fertile in cui fino ad oggi è cresciuta quella che Spalding chiama “Con Art”. Mi riferisco ad un mercato solido e in espansione, in grado di assorbire una produzione che usa il mercato stesso come bersaglio critico, pungolandolo con le provocazioni come fa l’attizzatoio con il fuoco, per ottenere appunto l’unico risultato di alimentarlo. Credo che la brace sia ormai quasi spenta. La spinta antisistemica che spesso apprezziamo nelle opere di Cattelan e Hirst è finora sempre stata sapientemente riassorbita dal sistema attraverso i meccanismi della desublimazione repressiva. Oggi invece la crisi acuisce i contrasti e fa venire i nodi al pettine. Penso che la prospettiva che abbiamo di fronte (che non trovo affatto rassicurante) sia quella di un ritorno all’ordine antirelativista.
    In un’epoca che arranca per superare la postmodernità e disperatamente cerca il solido appiglio di nuovi riferimenti etici e culturali per uscire dal tempo sospeso di questo inizio di millennio, si impone con forza la necessità di un’attenta riflessione su tematiche come l’identità, il pubblico, il rapporto valore/prezzo e le dinamiche centro/periferia.

  • Alessandro Querci

    @ Vincenzo
    ogni tanto si legge anche un intervento sensato, chiaro e strutturato, le cui conclusioni si possono condividere o meno.
    Io le condivido in parte, nel senso di una sana riflessione che metta in discussione quelle che ci appaiono come certezze acquisite, ciò che un tempo si definiva come ‘ideologia dominante’.
    Ma non condivido affatto le premesse, alquanto vaghe, dell’articolo di Spalding.
    Soltanto nelle prime righe Spalding fa asserzioni assolutamente discutibili: la prima è che Hirst non è un artista – il che è tutto da dimostrare – la seconda è che acquistare un’opera di Hirst rappresenta un pessimo investimento, e qui mi viene sinceramente da ridere….
    Un’ulteriore affermazione, al limite del non-sense, ci dice che la vera arte è sempre positiva, asserzione giustificata dal fatto che se non lo fosse, perchè qualcuno dovrebbe volerla fare o possedere?
    Insomma, questo Spalding mi pare un vero ciarlatano, assai più di Hirst.
    La riflessione negativa sulla ‘mercificazione’ dell’arte vive un momento di gloria, grazie a testi pubblicati negli ultimi anni che potremmo definire come ‘revisionisti’, che riscuotono successo sopratutto nei circoli degli artisti frustrati – perchè esclusi dal successo commerciale che tanto ripudiano nelle parole, ma al quale, nei fatti, anelano – e fra i critici e curatori da sempre affezionati all’arte ‘tradizionale’, quella che si fa ancora col pennello, quindi i vari Sgarbi, Luca Beatrice, Alberto Agazzani.
    Mi permetto di segnalare il libro del giovane critico Marco Tonelli, che fa un’analisi lucida del fenomeno descritto malamente da Spalding:
    The art horror picture show – dalla transavanguardia alla transfunzionalità.

    http://www.youtube.com/watch?v=ENCv1aR6lnY

    Un’ultima riflessione: quella che Vincenzo definisce come un’era
    che sta ‘per finire’, a me pare – al contrario – che sia appena cominciata.
    Non so se questo rappresenti un bene o un male, ai posteri l’ardua sentenza.

    • Grazie Alessandro per la chiara e argomentata risposta. La mia non vuole essere una posizione radicale: anche se riporto le considerazioni di Spalding, non vuol dire che sono pienamente d’accordo con lui. Trovo però il dibattito sull’argomento molto stimolante e mi sembrava interessante segnalare l’articolo dell'”Independent”. In fondo si capisce bene perché personaggi come Spalding o come Hocney (che ha furbescamente montato la polemica per promuovere la sua mostra) siano portati a estremizzare, giungendo ad esiti discutibili. La provocazione fa notizia, molto più di una pacata e sensata riflessione. Spalding deve vendere il suo libro: si sta facendo un po’ di chiassosa pubblicità. Per questo lo biasimo. Ma intanto noi ci divertiamo a chiacchierare. Forse mi sbaglio, nessuna era sta per finire. Forse ho solo una voglia matta che finisca e mi illudo.

      • Alessandro Querci

        Hai ragione, anch’io la trovo una discussione stimolante.
        Ben venga quindi Spalding o quant’altri a gettare una luce diversa sui fatti, ma Spalding mi pare un tantino annaspare nel vuoto.
        Per ciò che riguarda ‘la voglia, o l’illusione, che quest’era finisca’ non ti biasimo e un pò sono tentato di pensarlo anch’io.
        Ma penso che tutti tendiamo ad idealizzare il passato, a pensare che ‘fosse meglio quando si stava peggio’ e che nella realtà la faccenda sia profondamente diversa.
        E’ per questo che esistono i tradizionalisti ed i conservatori, gli accademici ed i talebani….
        artisti che oggi osanniamo sono stati a loro tempo vituperati, sempre dai tradizionalisti: ce n’è per tutti i gusti da Courbet a Goya, da Michelangelo a Monet, Picasso, Fontana….
        Oggi ci scagliamo contro ‘i padroni dell’arte’, vedi Saatchi, ma ci dimentichiamo che anche Botticelli era un uomo da salotto, assai ben introdotto nella corte Medicea, come del resto ogni buon artista, al tempo dei re, imperatori, visconti, papi cardinali e marchesi.
        In fondo anche la superiorità della scuola fiorentina nel rinascimento non è che un’invenzione ‘di parte’, vedi Vasari che difendeva gli amici e sparlava degli altri.

      • Caro Vincenzo, a proposito di Spalding e della sua “cialtroneria” ti segnalo anche che quanto detto nell’articolo sull’Indipendent circa l’attribuzione di “fontaine” alla baronessa Esla von Frytag-Loringhoven, che Spalding da per “scientificamente certa” , e’ una assoluta “bufala” … se ti capita tra mani “Marchel Duchamp – La vita a credito” di Bernard Marcade’ (volume che, se ti interessa Duchamp, ti consiglio vivamente) vai alle pagine 179 e seguenti e troverai, li’ si’ con dovizia di documenti ineccepibili, tutta la storia di “fontaine” e l’evidente smentita di tale teoria.
        A parte questo non mi pare che si possa parlare di un’era di Hirst-Cattelan-Koons, se non in senso strettamente temporale, a mio avviso, tra i loro lavori, ci sono differenze tali da non poterne accomunare i nomi.
        E’ la loro ConArt? Nel senso di “arte-fregatura” certamente no (e mi riesce difficile pensare ad un’arte che si possa definire “fregatura” se non da un punto di vista economico che a me non interessa), nel senso di “arte che prende in giro” , anche qui direi di no: Hirst e’ sempre stato focalizzato su temi tutt’altro che ironici e giocosi, Koons (che io, per altro, amo poco) ha temi più “vivaci” ma mi ha sempre dato l’impressione di essere, sostanzialmente, un epigono fortunato della pop art. Certo una delle chiavi di lettura fondamentali di Cattelan e’ l’ironia, spesso pero’, più’ auto-ironia che “altrui presa per i fondelli” Più che altro mi pare che sia proprio il concetto di ConArt ad essere una “presa per i fondelli”.
        Quanto al “postmodernismo” o “postmodernità” sono due concetti che mi risultano veramente poco chiari e che vedo spesso usati per tutto ed il contrario di tutto… ma non ti preoccupare, di qualunque cosa si tratti, passera’, certamente passera’… quello che mi pare, invece, abbia la maggior probabilità di durare ancora molto, molto a lungo e’ la profonda influenza, io direi l’imprescindibilità, del pensiero e della pratica Duchampiana.

  • Francesco

    Mi chiedo dove si occulti la fantomatica “spinta antisistemica” delle opere di Hirst e Cattelan…

    • Alessandro Querci

      Ottima domanda, spero sia esaudiente la risposta.
      Per antisistemica si intende l’atteggiamento volto a scardinare, forzare, mettere in crisi certe consuetudini delle prassi espositive, ma questo tu ovviamente lo sai.
      Per Hirst forse mi pare un pò esagerato, anche se il fatto di mettere direttamente all’asta sue opere importanti scavalcando i consueti galleristi e collezionisti è qualcosa di non ordinario e senz’altro avrà fatto imbestialire qualcuno.
      Anche il fatto che Hirst si dedichi dichiaratamente ad attività che poco hanno a che vedere con l’arte si può considerare, forzando un pò il concetto, come ‘spinta antisistemica’, produrre film contro il sistema mercantile dell’arte, girare video musicali per gruppi rock, fare copertine di dischi, aprire un ristorante dove esporre le proprie opere, avere una propria linea di abbigliamento streetwear.

      Per Cattelan è più facile rispondere: decidere di tenere chiusa la sede di una galleria durante la propria mostra, attaccare col nastro adesivo un gallerista al muro della propria galleria fino a farlo svenire, costringere i galleristi a stare in maschera per tutta la durata di una mostra, bucare il pavimento di un museo per collocarvi una scultura, stampare a proprie spese una copertina fasulla di una nota rivista d’arte, cercare fondi da offrire ad un artista che per un anno non produca lavori, curare una mostra dove non vengono esposte opere, ma invitare gli artisti per una vacanza, esporre abusivamente un proprio stand in una famosa fiera d’arte italiana, vendere ad un’azienda esterna il proprio spazio espositivo alla Biennale di Venezia, far rilasciare interviste a suo nome da amici.
      Questo, secondo me, si può definire come ‘spinta antisistemica’.

  • Lorenzo Marras

    “spinta antisistemica” non significa proprio niente. Sopratutto se nasce e si esaurisce di morte propria come mera “definizione” .
    Dimenticavo, mi scuso per l’intromissione indebita, ma vorrei farvi notare che tutto cio’ che si presenta come ANTI (incluso antisistema) è gia’ SISTEMA, se non altro perche’ si offre attraverso la propria identita’ al gioco dialettico e con cio’ viene facilmente assorbito; Non è solo il caso Cattelan a offrire una abbondante letteratura in merito ma anche esperienze del passato vedi ad esempio arte povera ma anche prima ancora Dada e quelli piu’ vicini a noi , Beuys Kaprow ed altri hanno subito la stessa sorte.
    Il problema vero a mio avviso che questo “fascismo” contemporaneo dal volto “pulito” “giocoso” “umano” insomma PASSABILE sia riuscito a penetrare fortemente nelle coscienze con modalita’ straordinariamente inedite rispetto al passato.
    Insomma tutte le volte che si chiama in causa qualsiasi sistema, senza saperlo , è perche’ ci si vuole mettere al servizio di esso.

    • Caro Lorenzo, quanto tu dici , come certamente sai, fu ampiamente studiato e “codificato” da Marcuse alla fine degli anni 50. Io credo pero’, che quell’analisi e quelle conclusioni non abbiano tenuto abbastanza conto di un fatto che e’, per altro, sotto gli occhi di tutti. Se e’ vero che “il sistema”, qualsiasi sistema moderno, e’ ampiamente attrezzato e perfettamente “allenato” ad assorbire e rendere “funzionale” a se stesso qualsiasi “spinta anti-sistemica”, ciò non per tanto, nell’effettuare questa operazione di fagocitazione e ridirezione della “spinta”, in poco o molto, e’ costretto a modificare se stesso. Questo potrebbe far anche ipotizzare che una serie continua e frequente di “piccole spinte” siano persino più efficaci, alla modificazione del “sistema”, di grandi “attacchi” isolati e che mezzi, apparentemente innocui, quali l’ironia e la satira possono risultare, invece, altamente efficaci.
      Qello, pero’ che vorrei tu chiarissi e’ a che cosa ti riferisci quando dici ” questo “fascismo” contemporaneo dal volto “pulito” “giocoso” “umano” ” perché, cosi’ posizionata e con “questo” come apertura, la frase parrebbe, ma son certo che non e’ cosi’, riferirsi, complessivamente, ai soggetti della tua proposizione precedente.

  • Lorenzo Marras

    Luciano devo dirti che mi trovo a disagio nel farti sapere che non ho mai letto una sola riga di Marcuse. Me ne dispiace veramente perché ho letto prevalentemente saggi e opere di Nietzsche, heidegger, foucault, Derrida, levinas ,Agamben.
    Ultimamente e strano a dirsi sono alla prese con testi di contenuto religioso e segnatamenti testi di Scholem riguardanti il libro di mistica ebraica Zohar.
    Tornando alla questione Sistema io penso che anche in presenza di una posizione ,dichiarata, di anti sistema questa ,tuttavia, essendo legata a ciò che nega da un rapporto dialettico non si sottrarebbe alla stessa logica positiva , perché identificherebbe il suo fuori come estraneo non diversamente dallo stesso sistema.
    Non si darebbe in sostanza a quella attuazione di in autentico superamento di ogni metafisica che caratterizza sistemi e suoi anti.
    Hanno segni diversi ma le metafisiche di cui ci si serve sono le stesse.
    Nemico / amico Vero/falso giusto/sbagliato.
    In sostanza Luciano ti voglio dire che il vero problema non sono i sistemi ma solo le metafisiche di cui esse si servono.
    In esempio molto suggestivo affinché tu comprenda ciò che scrivo é ad esempio l’ansia di successo o anche di ricerca di sicurezza che pervade ognuno di noi nella sua esistenza. Ecco queste sono le tipiche metafisiche attraverso cui ogni sistema o é paradossale dirlo anche dichiarati anti sistemi fanno agire i loro dispotivi di potere.
    Per l ultima domanda considero fascismo ogni violenza ,esplicita ma anche subdola, alla liberta di ogni singolarità.
    Ciao Luciano.

  • mah

    Caro Lorenzo,
    è commovente lo scambio epistolare con Luciano, datecene ancora, ci interessa moltissimo. Attendiamo con ansia la risposta del don.
    Con affetto,
    tuo, mah.

    PS: Se lo desideri, scambio ciclostilato di San Giovanni originale Lotta Continua con Zohar in edizione farsi, possibilmente prima ristampa.

    • Lorenzo Marras

      Figliolo caro ti ringrazio per l’attenzione Ma, ma, dimmi una cosa: perché tutte le volte che si parla di religione salti come in grillo dalla sedia?
      Poi per Lo scambio non posso aderire alla tua richiesta perché non sono padrone di niente ad eccezione di una collezione di album di figurine Panini di cui per il periodo 1971 mi manca Lamberto Boranga e Gianfranco Bedin. Non é per caso che tu lì hai?
      Attendo tua gradita risposta
      Il tuo chiarissimo Padre Reverndissimo
      Lorenzo Marras
      Da Sassari

      • Alessandro Querci

        Ecco che riappare, fugace e sibillino come sempre, l’ormai rinomato Mah, la cui fama è ormai nota a noi poveri commentatori di blog.
        Ma fossi in te, mio caro Boh, o come cavolo ti chiami, non ne andrei mica tanto fiero, giacchè mi pare che collezioni brutte figure una dietro l’altra.
        Ti do un consiglio: se non ci capisci nulla, datti pace ed interessati ad altre faccende altrettanto virtuose, che so, il calcetto, la pesca con la mosca, il bird watching, la collezione di VHS usati..

        Però una cosa la devo dire in favore di Mah: Lorenzo e Luciano, ci siete andati pesucci inquanto a girar attorno al nulla.

  • Lorenzo Marras

    Ma se per questo potrei andare anche oltre il tuo “favore” di “facciata” verso il nostro Mah come per esempio evitare di infliggerGli una inutile quanto lacunosa “paternale” con consigli da vicino della porta accanto.
    In quanto al “nulla” non vedo perche’ scambiarlo per altro con cosi sottaciuta e saccente indifferenza, dal momento che è una possibilita’ quanto mai presente in ogni istante di chiunque celi in se quella consapevolezza di Vivente che disprezza il mero conservarsi.
    Pesucci ma va va.

  • Alessandro Querci

    Inutile sono d’accordo, lacunosa non saprei, perchè non sono a conoscienza di ciò che omesso, e proprio per questo l’ho omesso.
    Bypassando il nulla voglio solo dire che secondo me, al contrario di te, spinta antisistemica vuol dire molto.
    Confermo pesucci,
    A

  • Lorenzo Marras

    beh hai omesso che il tutto avveniva in un ambito apertamente ironico e giocoso per entrambi e che quindi ed in virtu’ di cio’ escludeva la tua occasionale piccola reprimenda.
    Torna su questa faccenda del “nulla” ? ma il nulla scritto da te è solo un espediente linguistico per dare addosso a chicchesia (non solo Marras beninteso) e spinta ANTI sistema , oggi piu’ che mai non significa piu’ niente perche’ il SISTEMA è in tutti noi ; ed in passato ho scritto anche , per giunta tra i mendicanti , anche loro sono stati inghiottiti dalle apparenze (ne ho beccato uno vicino a casa che chattava con un I Phone di ultima generazione).
    E naturalmente non esistono piu’ colpevoli, l hanno fatta finita per sempre con loro ma solamente colpe e di quelle a nessuno importa niente perche’ ognuno pensa solo a casa propria e pensa di stare al sicuro ed al caldo.
    E’ l’ambita e desiderata SICUREZZA la vera origine di tutte le sciagure; eppoi ci sono anche “ARTISTI” che vogliono arrivare, ma per quale meta dico io?!?! dovrebbero come minino fare baracca e burattini di TUTTE le mete ed invece …progetti curriculum esposizioni interviste relazioni promozioni presenza tattiche …SUCCESSO… etichette(anti sistema per giunta) ma vabbe’ dai si fa cosi.

    Ecco i Pesucci, condoglianze.

    • SAVINO MARSEGLIA

      SIAMO TUTTI ALLIEVI DI QUESTO SISTEMA!!!

      E’ proprio così caro Lorenzo. Il SISTEMA in cui viviamo è una struttura economica-culturale-viva, ininterrotamente attiva, potentemente incisiva nelle coscienze individuali e collettive, che opera in noi e attorno a noi a precindere dal fatto che lo conosciamo, analizziamo con modalità di lettura di diverso orientamento teorico, con esiti ovviamente diversi.

      Se l’accettiamo comportandoci secondo le sue indicazioni esso ci è “amico” e ci da l’illusione di vivere in libertà con le più ampie soddisfazioni; se invece lo rifiutiamo, in qualche modo, si vendica e ci punisce. Ed è vano, è infantile sperare o credere di poter sfuggire alla sua vendetta. Chiunque noi siamo, semplici cittadini, poveri, ricchi, importanti, scienzati o artisti, siamo tutti allievi di questo SISTEMA.

  • Alessandro Querci

    @Savino
    questa volta sono d’accordo con te.

    @Lorenzo
    avendo avuto occasione di leggere altri post che ho trovato sgradevoli a firma di Mah ammetto di non aver letto l’amichevole ironia che era fra voi sottintesa.
    Come si dice in gergo ‘ho pisciato fuori dal vaso’ e faccio ammenda, scusa Lorenzo, scusa Mah, non ho colto il vostro espirit de finesse.

    Per ciò che invece riguarda l’espediente linguistico che userei per dare addosso a chicchessia (il nulla) mi pare che tu sia un tantino esagerato.
    Ammetto che si trattasse di una comoda scorciatoia, ma l’ho usata per non appesantire ulteriormente un thread di comments già abbastanza denso di contenuti.
    Voleva essere anch’esso – in parte – ironico e se non è stata colta l’ironia me ne assumo completamente la responsabilità.

    Pur ammettendo la pertinenza della tua analisi/definizione di un sistema totalizzante, egemone, autorigenerante, che annulla includendola ogni possibile resistenza a esso stesso, trovo comunque che le parole che usiamo per definire certi aspetti della vita non siano così peregrini.
    Torno a dire che, dal mio punto di vista – anche volendola includere nella tua prospettiva ‘nichilista’ – la definizione di spinta anti-sistemica ha un suo senso, che ho cercato di spiegare in maniera fin troppo circostanziale in risposta al comment di Francesco.

    Non sono interessato a disquisire di massimi sistemi e ontologia in un post che commenta una mostra di Damien Hirst, diciamo che lo trovo un pò sopra le righe.
    Come trovo un pò ingenuo usare questa piattaforma – assolutamete sistemica, visto che campa sul sistema dell’arte con l’informazione, il gossip, le querelles, la pubblicità – per lanciare anatemi e adoperarsi in digressioni a mio avviso poco pertinenti.
    Del resto siete, siamo, liberi (ma anche ciò, a questo punto, mi fa un pò ridere) di usare il medium come meglio ci pare.
    Mah fa dell’ironia pecoreccia, Savino non perde un’occasione per farci la morale, Anna si lancia in un comment sperticato dichiarando di non sapere di cosa si stia parlando, io cerco di rimettere tutti in riga.
    Io, lo ammetto, almeno mi diverto, non so gli altri.
    E se fosse così, cioè che tutti ci stessimo divertendo come scimmiette che si annusano il didietro mentre altri si arricchiscono alla faccia della nostra consapevolezza culturale, resistenza, sbeffeggiamento, disincanto, lungimiranza e profondità, bè allora vuol dire che ce lo siamo meritato.

    • SAVINO MARSEGLIA

      Alessandro, in breve: io sono un artista anarchico nel pensiero ma ribelle nell’azione. Non faccio la “morale” a nessuno! Per me la morale è come una trippa che ognuno se l’adatta e se la tira dove vuole.

      “Il moralista dice no agli altri, l’uomo morale solo a se stesso” (Pier Paolo Pasolini)

      • Alessandro Querci

        Capisco, ho usato il termine ‘moralista’ tanto per cercare di qualificare i tuoi post in una sola – semplicistica – parola, avrei potuto magari usare ‘ribelle’ facendo lo stesso una semplificazione.
        Ma fai bene a puntualizzare.