Flash Art ci mette la cura, Boeri lo spazio, Vito Acconci e i fratelli Campana le opere. Arte e design dal ventesimo piano: ecco la gallery del Bosco Verticale. Succede a Milano

L’ingresso del cantiere è in Via De Castillia, zona Porta Nuova. Qui, all’inizio del 2013, lo Studio Boeri consegnerà il Bosco Verticale, ultimo progetto per Milano. E qui, martedì 10 aprile, in occasione della contemporary art week,  il pubblico ha potuto eccezionalmente aggirarsi tra il terzo e al 22esimo piano dell’edificio in via di completamento, […]

Bosco Verticale

L’ingresso del cantiere è in Via De Castillia, zona Porta Nuova. Qui, all’inizio del 2013, lo Studio Boeri consegnerà il Bosco Verticale, ultimo progetto per Milano. E qui, martedì 10 aprile, in occasione della contemporary art week,  il pubblico ha potuto eccezionalmente aggirarsi tra il terzo e al 22esimo piano dell’edificio in via di completamento, per visitare le installazioni allestite dentro al  grattacielo. Un unico percorso espositivo dal titolo Anatomia del Bosco Verticale, che si sviluppa in un’area complessiva di 700 mq: curata da Flash Art, la mostra propone i lavori di sette artisti e gli oggetti di tre noti designer.
Due le installazioni esposte al pano terra, nei 170 mq dell’area di ingresso: V2 Rocket (2006) di Damiano Colacito, che parte dalle immagini dei videogame per addentrarsi, tra molteplici rimandi, in un mondo sospeso tra reale e virtuale; e The nearest faraway place (2004), una delle celebri scritte di luce di Maurizio Nannucci.
Salendo fino al livello 22 del grattacielo, nei 450 mq di un appartamento lasciato al rustico, emergono: Antartica, For Your Ears Only (2004 – 2010) di Vito Acconci, iinstallazione sonora con una serie di proposte architettoniche espresse unicamente a voce; Ipogea (2011), di Piero Gilardi, un cono vulcanico in poliuretano espanso tappezzato di muschi, che riporta al ventre della terra; Cantico dei Cantici (2004) di Fabio Mauri, coppia di cervi imbalsamati; Tree (2009) di Johannes Vogl, videoproiezione dell’immagine di un albero che, su una parete di Bosco Vertivale, fornisce al visitatore un’inedita percezione dell’immagine della natura.
Il percorso espositivo si conclude al terzo piano, in un appartamento di 50 mq in cui due ritratti fotografici di Fabrizio Ferri arredano una cabina armadio assieme al Tavolo per Gavina (1960) di Vico Magistretti, al Lampadario in alluminio (1961) di Gino Sarfatti e a tre creazioni dei Campana bros.

 – Ginevra Bria

 

  • M

    La mostra è durata solo per un giorno?

  • anonimo

    Dopo una visita a questo orribile mausoleo camorristico si può ben certo dire che non c’é mai fine all’orrore. Totale incompetenza nella progettazione!!!!! DEMOLIRE SUBITO! Installazioni scelte con i piedi e danni enormi alla società locale. Questi poveri indigenti non sanno nemmeno cos’é un giardino verticale. Consiglio di fare un giro in provenza, in cornovaglia, in california, in giappone. Inoltre invito la guardia di finanza a compiere il proprio dovere e procedere con la chiusura e il sequestro di FLASH ART, Politi va rinchiuso in un centro anziani pagato con il materiale sequestrato all’azienda. Se Politi é un viscido puttaniere e pisapia é così molle e sottomesso ricordo che c’é boeri va con i un trans della zona. Vergognatevi!

  • marta

    FLASH ART VA CHIUSO SUBITO !!!!
    Politi fa solo dei mercatini – e di trez’ordine – fingendo di fare cultura!
    Come le Biennali di Praga, con mediocri curatori che le hanno avvallate.
    O nelle sue tristi fiere di Milano: rifugio per gli ultimi……
    E’ necessario togliere questi ‘poteri’ di bassa lega e dare spazio a vitalità e idee nuove.