E ora tutti avranno in curriculum una mostra a Chelsea. Fotogallery del nuovo opening di Family Business, l’ultima trovata newyorkese di Gioni & Cattelan. Ecco come è andata

Nessun tipo di selezione. Tutti dentro, per un’esposizione che destruttura alla radice il senso del curare e per una volta permette a chiunque di mettere un piede dentro una galleria di Chelsea, il quartiere d’arte contemporanea meno accessibile al mondo. L’avete indovinato? Parliamo dell’ormai stranota Family Business, della sacra famiglia Gioni/Cattelan. Come promesso, gli artisti […]

Nessun tipo di selezione. Tutti dentro, per un’esposizione che destruttura alla radice il senso del curare e per una volta permette a chiunque di mettere un piede dentro una galleria di Chelsea, il quartiere d’arte contemporanea meno accessibile al mondo. L’avete indovinato? Parliamo dell’ormai stranota Family Business, della sacra famiglia Gioni/Cattelan. Come promesso, gli artisti selezionati sono stati il 100% di quelli che hanno partecipato alla call for artist lanciata dall’artista/rapper Hennessy Youngman per la quinta e ultima parte del The Virgins Show, per l’occasione intitolata it’s a small, small world.
Sparsasi la voce attraverso Youtube, Twitter e Facebook, durante il week-end precedente all’opening si è improvvisata una processione di artisti che si sono recati alla galleria per dare il proprio singolo contributo ad un’esposizione che assomiglia tanto a una cappella degli ex-voto. Il risultato è un opening che si è trasformato – martedì 3 aprile – in un party per strada, illuminato da otto lampioni alimentati da un generatore accompagnato da una scritta scorrevole che ricorda che 15 minuts of celebrity non si negano a nessuno. Una factory in miniatura capace di creare una vivace e reale comunità di artisti sconosciuti e emergenti. Se questo voleva essere l’obiettivo dei primi due mesi di attività del The Family Business’ Project, la missione può dirsi compiuta. A voi le immagini…

– Alessandro Berni

  • Incredibile, come anticipato la versione internazionale del padiglione di sgarbi. Tutto bene- perchè esprime l’avanza delle moltitudini creative e la fine di un certo tipo di Arte- basta che ci sia coscienza e consapevolezza. Rimando al commento di qualche giorno fà, preveggente:

    commento 24 marzo ore 12.54:

    http://www.artribune.com/2012/03/larte-emergente-un-affare-di-famiglia/#comments

  • molto interessante, anche perchè esprime come un sovraccarico formale, l’assenza di un sistema-selezione, porti inevitabilmente ad un grande VUOTO. Il problema è saper gestire coscientemente e consapevolmente questa selezione. Lo Sgarbi consapevole, la disillusione amara e nichilista che nasconde, servono comunque a poco….se non a fare una bella festa con aperitivo. Però quella si può fare anche senza arte .

    • riccardo

      e’ umiliante questa galleria

    • riccardo

      gli artisti in questo caso sono stati elementi di un’opera di cattelan ignari di questo. un artista non puo’ essere ignaro di essere una cavia di esperimento mediatico. forse: bravo cattelan che ti ha denigrato gli artisti giovani alla grande!!!!!

  • Assolutamente niente di nuovo….
    Nell’aprile del 2008 il Collettivo UBIQUE di Torino ha realizzato praticamente la stessa cosa che era stata fatta per la prima volta da Arman nel 1960.

    Questo era il testo del collettivo:
    In forma di happening il Collettivo UBIQUE invita la comunità degli artisti, ma non solo, in una coinvolgente azione artistica di memoria in cui tutti sono coinvolti attivamente a trasformare la riproposizione della famosa mostra “Le vide” di Yves Klein, realizzata il 28 Aprile 1958, nella mostra “Le plein” di Arman del 1960, che hanno avuto luogo entrambe presso la Galerie Iris Clert a Parigi.
    Questo happening aperto a tutti gli appassionati d’arte realizzerà una rielaborazione dei due interventi creativi, che esplora ed interpreta lo spazio come metafora e luogo concettuale.

    • New, New, New, Give Me New! Fuck New, I wanted to have fun! And my hangover speaks to it!

  • NDC

    Hennessy Youngman: finalmente uno che ci capisce qualcosa veramente. I suoi ART THOUGHTZ su Youtube sono folgoranti.

  • Gentile Bruno,

    penso addirittura che iniziative di questo genere, le facesse già Walter Hopps (Thirty-six Hours) , se non sbaglio, nei primi anni ’50.

    Anch’io ho fatto qualcosa di simile, ma vede…..non conta (purtroppo) cosa si fa, ma bensì conta COME lo si fa….

    E mi stupisce però, che ogni cosa che facciano questi due, venga così pubblicizzata. BOH! Anche basta, ora….!

    PS Ripeto per l’ennesima volta il mio piccolo appello: sarei disposto a pagare chi, senza guardare Google, riesce a ricordare il nome di almeno 3 (prima chiedevo 4) mostre “curate” da Gioni.

  • @serenarte: sei ignorante: Gioni ha curato tutte le mostre della fondazione trussardi( la proposta migliore in Italia negli ultimi anni), padiglione Italia nel 2003, biennale di Gwanjiu, almeno una collettiva al New museum….vado a memoria

    Credo che in Italia ci sia nei confronti dell’arte un enorme ignoranza e pressapochismo; e’ il campo del tutto può andare, calamita per narcisi,romantici e tutti coloro che sanno che in questo campo anche la loro mediocrità deve essere accettata…

  • Gentile Rossi,

    le chiedo per favore di tenere i toni più bassi; inoltre, la prego di ri-leggere ciò che ho scritto ed ovviamente, mi riservo il diritto di querelarla per diffamazione via web.

    Ho scritto che: cerco qualcuno mi dica i nomi od titoli, di sue tre mostre. Tre, per favore. Queste che ha scritto lei, le so anch’io.

    Cosa significa “tutte le mostre della Fondazione Trussardi” o “una collettiva al New Museum” ? Questo sì, invece, è pressapochismo ! Qua, non è una gara di nozionismo.

    • Angelov

      QUERELARE: cavoli, un parolone. E mi pare anche giusto che in una società di Cavilli come la nostra, ognuno abbia il diritto di reinventarne di nuovi, a seconda delle sue necessità ed immaginazione.

    • Mi sembra un po’ facilino come indovinello! Anche perché solo citando le rassegne periodiche in stile biennale si arriva a un buon numero, e il nome di quelle mostre è per l’appunto Manifesta, Biennale di Berlino, senza contare la mitica Zona a Venezia… Poi ci sono le tante mostre per l’appunto a Milano (Fischli & Weiss, Anri Sala, Cattelan ecc.) e Unmonumental, se vogliamo andare sul suolo americano, che ha creato un dibattito piuttosto acceso.
      Ma soprattutto: che noia che barba, come avrebbe detto Sandra Mondaini, possibile che il rosicamento sia praticamente lo sport nazionale? “Anche io l’ho fatto” suona come “Lo potevo fare anch’io”. E’ piuttosto patetico. Infine: certo che conta il come, oltre al cosa. E’ lapalissiano!

  • Angelov

    Di fronte a certe iniziative, molti pensano: “Ma questo è già stato fatto”; come se qualsiasi cosa che sia stata realizzata in passato sia ormai scaduta o non possa essere, per determinate ragioni, ripresa etc. Il Progresso nell’ambito Culturale, segue altre forme e direzioni rispetto a quello, es. scientifico, od il pensiero filosofico. Il film The Artist, allora non sarebbe che un Dejà-vù, o lo scolpire la pietra, solo una tecnica preistorica. L’evoluzione artistica è come un treno che, molto spesso, all’incontrario va. La sete a tutti i costi di novità, può oscurare quelle che, manifestandosi con particolari modalità, in luoghi e modi consoni, risultano di fatto esserlo.

  • Danielacuriosa

    senza entrare nel merito della questione,
    @in generale, se uno da dell’ignorante a qualcuno via web, rischia una condanna per diffamazione?
    e con le capre di vittorio sgarbi, qualcuno sa come è andata a finire?

    • …secondo la Corte di Cassazione dare pubblicamente a qualcheduno dell’ignorante configura il reato d’ingiuria se, dal contesto (per es.: dare dell’ “ignorante e dilettante” ad un professionista), si può desumere l’intento offensivo o se tale affermazione e’ chiaramente tesa a screditare e mettere in dubbio la levatura culturale di un soggetto… e’, comunque, sempre questione di contesto e sfumature… le capre di Sgarbi non so, ma per gli ovini in generale Pasqua e’ un momentaccio !!

  • Zorro

    E No! Adesso basta!…Prima Vittorio Sgarbi a Venezia con il suo padiglione tutti dentro… ora i Gianni/Pinotto dell’arte, pardon mon amour, volevo dire i Gioni/Cattelan ma ci dimentichiamo che il primo anzi i primi sono stati quel gruppetto di artsti romani quasi tutti scomparsi dal panorama artistico capeggiati dal grande Pietroiusti (allora fa bene la moglie, la Bakargiev, ad invitarlo a Documenta, mimetizzandolo tra le fila di alcuni mediocri artisti semisconosciti, del resto se l’ha fatto il grandissimo Harald Szeemann, da lei molto ammirato, che ha invitato la moglia alla biennale sotto pseudonimo, perchè dovrebbe lei privarsi del suo maritino?. Ah ecco ho trovato questo su Internet si chiamavano i “Giochi del senso e/o nonsenso” ecco cosa dice una certa Draganovic:

    Dodici anni fa Cesare Pietroiusto mise a fuoco proprio quest’ultima domanda tramite un progetto realizzato alla XII Quadriennale di Roma. Alla soddisfazione per esser stato scelto per una mostra che si vanta di presentare gli sviluppi artistici più significativi dei quattro anni precedenti si abbinò presto, così Pietroiusti, il disappunto per il fatto che nessuno degli artisti con cui lui aveva condiviso le sue esperienze degli ultimi anni si trovava fra i 170 invitati. Pietroiusti decise di inoltrare l’invito per la Quadriennale al gruppo di cui si sentiva parte all’epoca: a “Giochi del senso e/o nonsenso” partecipavano Pino Boresta, Lorenzo Busetti, Sergio Caruso, Antonio Colantoni, Claudia Colasanti, Edoardo De Falchi, Bruna Esposito, Marco Evangelista, Alessio Fransoni, Patrizio Pica, Cesare Pietroiusti, Giuseppe Polegri, Paolo Tognon, Sandro Zaccagnini. Il gruppo decise – senza consultare né informare i curatori e gli organizzatori della Quadriennale – di allargare l’invito a chiunque avesse voluto partecipare. Oltre ad estendere l’invito indistintamente a chiunque si presentasse, il gruppo aveva anche deciso di non applicare nessun tipo di censura, e quindi di accettare tutte le proposte pervenute da artisti e non. Lo spazio concesso a Pietroiusti da parte della Quadriennale era di 16 metri quadri. Nonostante cio l’artista e i suoi colleghi riuscirono a posizionare 300 opere di altrettanti artisti. Nel corso della mostra si aggiungevano settimanalmente altre opere di artisti che solo visitando la mostra erano venuti a conoscenza del progetto e dell’opportunità loro offerta.
    La Quadriennale rimase invece intrappolata: il progetto di Pietroiusti si opponeva palesemente al loro principio di una scelta meticolosa e impegnativa da parte di un comitato scientifico. Rifiutare il suo progetto – che scoprirono solo quando era già avviato – avrebbe, però, significato accettare la discussione su questi principi di scelta così come impostata dall’artista. Non restava che lasciar fare agli artisti stessi.
    Curiosi? vedi qui:
    http://www.emergencyrooms.org/critics/julia_draganovic.html

    • Angelov

      E’ molto interessante il fatto che le informazioni del tuo intervento (Zorro) siano state ignorate. Le ritengo molto importanti. Il Glamour NewYorkese attira come la M… le mosche.

  • @serenarte: ignorante non è offesa, vuol dire che ignori, Gioni ha curato moltissime mostre….non si capisce quale sia il problema. A volte questi commenti raggiungono un livello veramente basso.

  • Le probabilità che Hennessy Youngman e l’ammucchiata di “It’s a small, small world” riescano a trasformare l’autoreferenziale comunità artistica su cui il rapper ironizza nei suoi “Art Thoughtz” sono all’incirca le stesse che ha Beppe Grillo di rinnovare la classe politica italiana con il Movimento 5 Stelle. Considerato il grado di integrazione di Hennessy nel mondo dell’arte ufficiale, sembra proprio che il suo populismo un tantino ipocrita non faccia altro che perpetuare quegli stereotipi che finge di voler smantellare.

  • Gentile Angelov,

    io la mia reputazione la difendo come mi pare, a lei cosa gliene frega, mi scusi?

    Gentile Giacomelli,

    so bene, che non esiste niente di nuovo, e difatti, se lei va a rileggere il mio intervento, ho scritto che conta COME si fa tutto, anche ciò che è stato già fatto. E lei è l’unico (per ora) ad aver scritto le mostre di Gioni, pensi che bello sarebbe chiedere chi le ha viste dal vero…almeno una! Che risate!

    Però, invece, se voi moderaste un po’ di più i commenti, non sarebbe male, forse interverrebbero più persone con motivazioni interessanti. Ma tanto ormai…visto il numero di commenti, forse è meglio tenere buono tutto.

    Infatti, su 17 commenti in oltre 48 ore, 5 sono di “Luca Rossi” 2 miei, ed uno della Redazione…Quindi, su 17 commenti pubblicati, 10 le persone intervenute, da questi10 se si sottraggono anche i soliti “noti”…siamo all’incirca ad un intervento ogni 6 ore…

    Ma ripeto, il Vostro sito è eccezionale e superinformato, ma TUTELATELO! Togliete anche me, magari, ma difendete il Vostro lavoro, Ve lo stanno rovinando con certi commenti autoreferenti e ripetitivi.

  • oblomov

    non ci sono più idee…che noia…tutto già visto..tutto già fatto…polpettine..non merita nemmeno più parlarne….gli artisti veramente innovativi dovrebbero fare mostra dei propri lavori nel proprio tinello e invitare Sgarbi, Gioni cattellan a prendersi un caffè…

  • …e dopo “l’ammucchiata” “curata” da Hennessy Youngman, ecco la prossima mostra in programma a Family business :
    http://www.casting.katarzynakozyra.pl/

  • blind-a

    Cesare Pietroiusti e il Gruppo del Senso e/o Nonsenso l’hanno fatto nel ’96 alla Quadriennale di Roma….