Di fronte al Maxxi di Zaha Hadid un teatro di Renzo Piano? Dura capire se è un progetto serio o solo l’ultima delle boutade di Gianni Alemanno

Un nuovo teatro lirico. A Roma. In un posto non qualsiasi, anzi proprio di fronte al Maxxi, laddove oggi ci sono sterminate (e desolate) lande di ex caserme che testimoniano esigenze che non sono più contemporanee. Lo stato centrale, il Governo, ha tagliato i finanziamenti agli enti locali e, per compensare, li ha “pagati” in […]

Il Maxxi e tutta l'area delle caserme

Un nuovo teatro lirico. A Roma. In un posto non qualsiasi, anzi proprio di fronte al Maxxi, laddove oggi ci sono sterminate (e desolate) lande di ex caserme che testimoniano esigenze che non sono più contemporanee. Lo stato centrale, il Governo, ha tagliato i finanziamenti agli enti locali e, per compensare, li ha “pagati” in immobili. Appunto caserme, terreni, fari, palazzi storici. Da lì a trasformare queste cubature in moneta liquida ce ne corre, tuttavia i comuni dovranno muoversi con grande velocità se non vorranno subire ulteriori ammanchi di bilancio.
Tra i beni che il Ministero della Difesa devolve al Comune di Roma ci sono tutte le aree ex militari al Flaminio. Qui un grande progetto integrato (il Parco della Musica e delle Arti, di cui abbiamo già parlato) è stato affidato a Renzo Piano, già autore nella stessa area dell’Auditorium. Ieri il sindaco Alemanno ha fatto un passo avanti sulla destinazione d’uso degli enormi spazi di fronte al Maxxi (che poi era una caserma esso stesso): qui dovrà nascere un grande teatro lirico che permetta all’Opera di spostarsi dagli angusti spazi ottocenteschi cui è relegata. E questo teatro, ha spiegato il sindaco, dovrà essere realizzato da Renzo Piano. Per carità, uno dei più grandi architetti del Pianeta Terra, ma un concorso no? Siamo sicuri che il sindaco possa decidere lui, a gusto suo, a chi affidare un’opera di questa natura? E siamo sicuri che in un quartiere dove si confrontano Piano e la Hadid, Vitellozzi e Nervi, non sia più interessante farci lavorare uno nuovo? Magari uno di quelli che a Roma non hanno ancora lavorato?
Stiamo andando un po’ avanti e cadiamo nella trappola anche noi… La trappola di un progetto che, in realtà, non esiste sebbene sia prevista la sua presentazione, proprio da Piano, a maggio (magari in occasione dell’evento Open House che porterà molto mondo dell’architettura a Roma). Un progetto che dovrebbe essere strategico (della serie: se si deve fare, si fa, costi quel che costi) e che invece viene così tratteggiato da Gianni Alemanno: “se c’è la fattibilità economica, si potrà annunciare e partire subito con i lavori. Se invece la fattibilità economica non ci sarà, si dovrà destinare quell’area a qualche altro progetto”. Ha detto proprio così, “…a qualche altro progetto”.
In realtà l’area di fronte al Maxxi, che senza dubbio beneficerebbe di una infrastruttura culturale come quella proposta come è ovvio, necessiterebbe di benaltro. In primis di parcheggi interrati, per eliminare l’incredibile autorimessa a cielo aperto che ingombra tutta Via Guido Reni. Una volta resa Via Guido Reni un boulevard passeggiabile, sul lato delle caserme in questione ciò che è importante che vi sia è la presenza di spazi commerciali (o dedicati a gallerie d’arte), drammaticamente mancanti in tutta l’area. Sono indispensabili poi percorsi pedonali e coerenza urbanistica per unire Maxxi ad Auditorium, ed infine quel che manca sono funzioni ricettive: attorno al Maxxi e all’Auditorium (e magari al nuovo Teatro dell’Opera), non c’è lo straccio di un albergo…

  • Agnese De Donato

    d’accordo su tutto!

  • Chiara

    Assolutamente d’accordo… E poi continuiamo pure a far costruire alle archistar, a far affastellare edifici e firme dei Super Mega Architetti come se stessimo facendo una gara di autografi su un red carpet: rifunzionalizzazione, recupero dell’esistente, riqualificazione continuano ad essere delle voci non contemplate. E noi giovani architetti “sa pijamo sempre in saccoccia”.

    • SAVINO MARSEGLIA (architetto)

      la riqualificazione del tessuto urbano alla fine sarà nota soltanto come l’ennesimo impatto architettonico super energivoro…