Curatori esibizionisti? Una blogger accusa Carolyn Christov-Bakargiev di mettere in ombra gli artisti puntando i riflettori solo su se stessa. E inventa il “curator porn”…

Nello slang di Internet qualsiasi mania, trend o eccesso viene ironicamente ribattezzato “porn”. C’è il library porn, prerogativa dei fissati con i libri, gli scaffali e le biblioteche; c’è l’emotional porn, che si può soddisfare guardando video di gente che piange e si confessa su Youtube, c’è l’apartment porn (per i malati di arredamento), il […]

Nello slang di Internet qualsiasi mania, trend o eccesso viene ironicamente ribattezzato “porn”. C’è il library porn, prerogativa dei fissati con i libri, gli scaffali e le biblioteche; c’è l’emotional porn, che si può soddisfare guardando video di gente che piange e si confessa su Youtube, c’è l’apartment porn (per i malati di arredamento), il food porn (per patiti di gastronomia e ristoranti) e così via.
E da oggi c’è anche il “curator porn”. A coniare il termine è stata la blogger canadese (ma Berlin based) Nadja Sayej, fondatrice del sito Artstars.tv. In un sarcastico post dedicato al press kit di Documenta 13, ritirato a Berlino a marzo durante la fiera ITB, la Sayej ironizza sul fatto che dentro al CD che le hanno consegnato, peraltro piuttosto artigianale e vergato con un pennarello, ci sono più foto della curatrice che delle opere d’arte. E se è vero che la mostra è in piena lavorazione, e che per questo il materiale iconografico scarseggia, è innegabile che trovare 12 scatti sugli artisti (3 di Giuseppe Penone e 9 di Jimmie Durham) e ben 19 ritratti di Carolyn Christov-Bakargiev, ripresa in una varietà di immagini patinate, fa partire inevitabilmente una riflessione sullo status del curatore. Scrive la Sayej: “Appare piuttosto chiaro che il vero protagonista della mostra è il curatore. Questa tizia adora la macchina fotografica”.
Il post in questione si è diffuso in maniera virale su Twitter e Facebook, fino a raggiungere anche le pagine di molti magazine internazionali, e la discussione sul ruolo del curatore e, più in generale sulla trasformazione del mondo dell’arte in un vero e proprio “star system”, non accenna a spegnersi. La blogger che ha infiammato la polemica sta inoltre invitando gli altri curatori a fotografarsi in pose glamour ed a postare gli scatti con l’hashtag #curatorporn, dando vita a un vero e proprio “meme”. Qualcuno si vuole cimentare?

– Valentina Tanni

Il blog di Nadja Sayej

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • be

    se questa storia fosse vera sarebbe gravissima. ed in ogni maniera buon ritratto di una generazione di curatori, come fu giannelli (suo vero sponsor a rivoli), di una “leggerezza” preoccupante. Piu intenti alle alleanze, ed alla detrazione altrui, che al proprio ruolo di direttori. Sarebbe venuto il momento di lasciarsi alle spalle queste persone, guardare al merito e non alle parentele, alle attinenze… Tra pochi giorni si deciderà riguardo il nuovo direttore di villa croce, in commissione Di Pietrantonio, Regalia, Viliani, garantirebbero una solida certezza per De Bellis (o Rabottini). Con il voto di Bonaspetti la maggioranza è certa. Con buona pace di Patrizia Sandretto, Barbero, Pugliese. Ora io mi chiedo tuttavia, se cosi finisse, quando le cose potrebbero cambiare in Italia? Mai! mai perchè come tutti sanno De Bellis è sposato con Roccasalva, ex assistente di Di Pietrantonio ed ora stretta collaboratrice di Bonaspetti. Riguardo a Rabottini la cosa è simmetrica, lavora alla Gamec di Di Pietrantonio, dove buona parte dei cataloghi sono editi da Mousse e impostati da Roccasalva. Ora, tutto questo va bene? Secondo me è anche ora di BASTA!

    • Alessandro Rabottini

      Mi dispiace dover contraddire il vostro informatissimo lettore ma:

      1) Non ho preso parte al concorso per la direzione di Villa Croce.

      2) Di tutti i cataloghi che ho realizzato per la GAMeC di Bergamo nessuno è stato realizzato con Mousse e non perchè io non stimi il lavoro sia della rivista (con la quale collaboro) che della casa editrice (con la quale mi auguro di collaborare in futuro). Ho pubblicato 7 cataloghi con JRP, 1 con Konig, 1 con Damiani, 1 con Kaleidoscope, 1 con Diamond Press e solo una volta, nel 2008, un progetto d’artista con Mousse in forma di free press…

      • ciao
      • dc

        Rabottini pensavo che avessi ben altro da fare che leggerti i commenti di un gossip di arttribune cosi dettagliatamente

        • Mi pare più che giusto poter rispondere a un’accusa, soprattutto quando è destituita di fondamento. O vogliamo fare i “processi” senza che l’accusato possa parlare?
          Su questo commentario molti sono prontissimi a gridare alla censura appena la Redazione elimina un post offensivo, poi però se chi viene chiamato in causa si prende l’onere di rispondere, allora viene tacciato di essere un fannullone che non ha di meglio da fare. Ci vedo un pizzico di schizofrenia, ma magari mi sbaglio eh…

        • mah

          Rabottini fa benissimo a rispondere, ma non convince nessuno: la sua attinenza a Giancinto DI Pietrantonio è cosa palese. Detto questo, ho verificato di personasu su http://www.moussepublishing.com/ e i cataloghi realizzati nei progetti di Di Pietrantonio sono molti, cosi come quelli della Gamec ecco qui un esempio.

          http://www.moussepublishing.com/printed/interpares/interpares.php

          infondata è se caso l’excusatio non petita.

          Tuttavia riguardo il giro dell’oca che si è fatto su villa croce, chiudiamo qui e speriamo se ne accorga chi di dovere, rispetto la pastoia che hanno messo in piedi.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      I curatori italiani operano esclusivamente dentro tre luoghi confinati, riservati e chiusi ad artisti e persone sgradite:(Palazzo del Potere,Salotto buono, Museo-Mausoleo). In questi tre luoghi, i curatori allevano “artisti” addomesticati, innocui, non pericolosi per la serbata, esclusiva nicchia dell’arte.

      I feticci prodotti da questi “artisti” addomesticati, vengono prima benedetti dal curatore, sterilizzati nei musei-mausolei e successivamente utilizzati per adornare le pareti nel Salotto buono, nel Palazzo del potere o per il ricambio annuale nell’allestimento dei musei mausolei.

      Vi sono naturalmente feticci che producono solamente noia: essi fanno riferimento generalmente ad un mercato specialistico e riservato a borghesi salottieri che non vogliono possedere novità artistiche scomode.

      Invece, per quei feticci spassosi, inoffensivi, il discorso è leggermente diverso: i galleristi,generalmentre, tendono a venderli direttamente sui mercati globalizzati che mutano ogni giorno di nuovi ricconi consumatori di feticci divertenti.

    • Valentina G. Levy

      Carolyn Christov-Bakargiev NON deve dimostrare niente a nessuno, al contrario della Sayej che con questa trovata (da vera esibizionista!) voleva solo attirare l’attenzione su di sé, e scatenare le reazioni dei soliti 4 sfigati sempre pronti a lanciare anatemi e critiche arbitrarie (piuttosto simili al borbottio sciatto della casalinga frustrata) nascosti dietro pseudonimi più o meno originali!

      • … sbaglierò ma ritengo, al contrario, che Carolyn, come qualsiasi altro curatore (e per altro artista o critico o idraulico o artigiano o…) debba *sempre* e *costantemente* “dimostrare qualche cosa” pena il diventar obsoleto, essere accantonato e soppiantato da altri. Inoltre nella tua proposizione c’e’ una bella incongruenza : se non dovesse dimostrare nulla a nessuno a che scopo “attirare su di se l’attenzione” ? La motivazione che dai (i commenti degli “sfigati”) sarebbe davvero un po’ povera e meschina e porrebbe la famosa Christov-Bakargiev sul medesimo piano di quelle ignote “starlets” di terz’ordine che hanno bisogno di una qualche “provocazione” per far parlare un po’ di loro, non ti pare? Credo, molto più semplicemente, che la vecchia e banale “vanità” , unita all’intima (quanto erronea) convinzione che “la mostra son io”, sia, invece, la motivazione più probabile.

        • Valentina G. Levy

          Caro Luciano,

          probabilmente mi sono espressa in maniera poco chiara (anche se non mi sembrava assolutamente) comunque volevo dire che studiando il percorso della Christov-Bakargiev chiunque si puo’ rendere conto che il suo valore lo ha dimostrato con i fatti e non con le chiacchiere (come quelle che stiamo facendo noi, perché evidentemente non abbiamo niente di meglio da fare!). E quando dicevo “attirare l’attenzione” mi riferivo alla SAYEJ che invece il suo valore lo deve ancora dimostrare e prima di questa trovata era quasi sconosciuta!

          Sul fatto che si debba sempre continuare a dimostrare qualcosa a qualcuno, per non diventare obsoleto… personalmente non sono d’accordo. Se dopo “When the Aptitude Becomes Form” Szeemann non avesse più prodotto niente, l’importanza del suo operato nella storia della curatela secondo te sarebbe stato sminuito? Secondo me no, ma chiaramente ognuno pensa quello che vuole!

          Infine, quando parlavo dei quattro sfigati… parlavo IN GENERALE non nel caso specifico trattato, e intendevo proprio i 4 SFIGATI che si lamentano e parlano male sempre di tutto e tutti, perché è più facile piangersi addosso o gettare fango su chi ha più successo di noi, piuttosto che darsi da fare per migliorare la propria condizione.

          • Cara Valentina, debbo darti atto che avevo letto male il tuo post per quanto attiene la seconda parte da te riferita alla Sayej e non alla Christov-Bakargiev. Rimango pero’ della mia idea circa la “necessita’ di dimostrare” … ” Se dopo “When the Aptitude Becomes Form” Szeemann non avesse più prodotto niente, l’importanza del suo operato nella storia della curatela secondo te sarebbe stato sminuito?” ovviamente non sarebbe minimamente “sminuito” ciò che ha saputo fare ma non sarebbe neppure considerato ancora uno dei curatori più autorevoli del panorama ma solo una “meteora” (nel mondo dell’arte ce ne sono tante) che ha “sputo” essere “brillante” in un certo momento per poi spegnersi per sempre (e, relativamente alle “meteore” in campo artistico, ma non solo, rimane sempre il dubbio se non sia stata solo “un colpo di fortuna”, un unico “momento magico”, anziché vero talento)

    • TGUNODELLANOTTE

      Ma perché Bonaspetti è in giuria per Villa Croce? Ma poi che c’entra con questa notizia?

    • Fran

      E’ anche molto brutta la Christov Bakargiev , farebbe più bella figura a comparire di meno …. non é un bello vedersi ….

    • Fran

      Condivido . artisti e non dovreste vedere ai margini del sistema . Dovreste confrontarvi con gli studiosi veri , i filosofi , gli storici dell’ arte , i letterati .
      Uscire da un occlusione stantia ! Si parla di onesta , si va contro sgarbi e poi ci si comporta molto peggio ….
      a proposito di villa Croce , le voci dicevano che sarebbe stato scelto un curatore italiano che dirige un museo all’ estero …

  • francesca sensi

    in questo periodo, spesso sono i curatori a dare un senso al lavoro, ed è forse proprio grazie alla regia ( di un gallerista , di un curatore o di un editore ) che si deve il successo di una mostra e/o manifestazione o di una fiera.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Si, i curatori danno senso a ciò che non ha senso…

      • Tiziano

        Oggi l’artista è succube di un curatore che invece che parlare della sua opera si diverta a creare, nel impulso narcisistico che è congeniale a buona parte della critica italiana, un qualcosa di nuovo che non ha assolutamente nulla a che fare con l’opera d’arte e men che mai con il suo autore. In altre parole la gente, quella comune intendo, si aspetta di avere un supporto per comprendere meglio un’opera talora non immediatamente decifrabile, e si ritrova, nell’ipotesi migliore, un testo che di tutto parla tranne che dell’opera. Insomma bisogna imparare che alla gente non interessa il curatore, ma l’autore e che il curatore non deve far parlare se stesso, bensì l’opera e se non è in grado di farlo è bene taccia.Ciò che più lascia interdetti è come certi artisti si leghino mani e piedi alle elucubrazioni mentali di curatori prezzolati che, similmente ad anatomopatologhi operano in obitori contemporanei (musei , gallerie una fauna oramai fuori dal tempo) con la differenza che l’anatomopatologo cerca di far parlare il morto e la sua storia, invece il curatore-anatomopatologo fa l’autopsia di se stesso. Poco dopo il suo contributo critico viene attaccato da un’entomofauna che trae cibo e quindi vita dalle sue ormai defunte meditazioni. In altre parole l’opera d’arte rimane una perfetta sconosciuta. Non che l’arte contemporanea abbia contenuti indecifrabili, anzi è molto più complesso parlare dell’arte moderna o medioevale, ma per il grande pubblico l’arte contemporanea rimane incomprensibile. Del resto il lettore è bleffato in partenza immagina di sapere qualcosa in più sull’opera, invece scopra qualcosa di nuovo sul curatore. Ricordiamo alle loro eminenze curatoriali che i percorsi esegetici di un’opera possono essere individuati per lo meno in sette modi: 1) percorso semiotico-strutturale (i semeia=segni); 2) percorso iconogico; 3) l’opera come documento-testimonianza; 4) la contestualizzazione storica; 5) analisi di un particolare movimento artistico; 6) percorso cognitivo; 7) percorso analitico. Evidentemente si tratta solo di esempi, ma non mi sembra esista il percorso curatoriale: in altre parole non è la psiche del curatore ad illuminarci su un’opera d’arte. Rimaniamo all’oggetto studiato e se sfuggiamo dall’oggetto, allora dimostriamo di non saper affrontarlo.

  • Kistrix

    Hai capito il personaggio Bakargievvvv

  • @be: hai ragione, ho rilevato qiesti giochini di potere italiani fin dal 2009. Il punto è che queste strategie (se così fosse anche questa volta) non portano a nulla visto la marginalità di artisti e curatori italiani sulla scena internazionale, apparte bonami e gioni che hanno fatto percorsi individuali. Chi si è presentato al bando? Alla fine in italia tutti sono collegati con tutti…non è facile trovare persone capaci e distanti da tutte le relazioni…

    Mi sembrano significative queste fotografie di Carolin: anche loro depongono per una sorta di DITTATURA del CURATORE. In questi mesi pre documenta abbiamo sentito mille interventi della curatrice, come se fosse uno specifico TIPO di artista…

    Il problema è che il curatore NON è artista: non ha piena consapevolezza e spesso non ha le capacità. Gli artisti sono ormai burocrati della creatività, operai delle pubbliche relazioni…con linguaggi omologati e remixati rispetto la moda e la storia.

    Quindi assistiamo ad un VUOTO di ruolo, ad un vuoto di contenuti.

    • A parte che “a parte” si scrive, appunto “a parte” e noni “apparte” come fai tu fin dal lontano 2009 ;-) nella sostanza hai (abbastanza) ragione. Mi pare, pero’, che sia anche il caso di sottolineare che ciò accade “nel salotto buono” dell’arte contemporanea Italiana dove, in effetti e’ difficile trovare produttori di linguaggio non omologati e non remixati (ho detto e’ difficile non ho detto e’ impossibile!!!) . E mi par ovvio che sia cosi: se gli artisti che si affacciano, o vogliono affacciarsi, a tale salotto buono, si fanno un dovere di trovarsi un “curatore” che sia il loro chaperon nel “debutto in società” e poi, lo stesso o altro, che li “promuova” ecc. ecc. e’ abbastanza evidente che finiranno per produrre “linguaggi” graditi ai loro “curatori” e visto che i curatori (che vanno per la maggiore) sono pochi e gli artisti moltitudine, ne vien per conseguenza che quella moltitudine finirà presto per “produrre” o meglio “riprodurre” i medesimi, pochi, linguaggi e, come hai ben notato tu, il curatore non e’ un artista!!!
      Per fortuna, anche in Italia, il “salotto buono” non e’ l’unico posto ove si produca arte, anzi…

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      In Italia, il vuoto a perdere di “ruolo” di “contenuti”, in termini di ricerca, innovazione, ruolo e valore dell’arte contemporanea è quasi allo zero…, insignificante e marginale rispetto all’Europa. Un sistema malato dell’arte contemporanea che è tuttora caratterizzato da dinamiche culturali negative.

  • Angelov

    Pornografia è anche la morte in diretta, riproiettata mille volte; l’elicottero che si schianta uccidendo sul colpo tutti i suoi occupanti.
    Ci sarebbero decine di migliaia di esempi, fino ai DVD dove si tortura un soggetto e lo si uccide in diretta.
    Serve a rendere gli esseri umani più insensibili e preparati ad orrori sempre maggiori.
    In ambito artistico, definire (o autodefinirsi) pornografico il comportamento di un Curatore, oltre che una vena di ironia, si può cogliere qualcosa di vero: cioè la Cultura, quando non rientra nei parametri della Finanza, crea un danno al mondo globalizzato, e quindi va smantellata, se non dall’esterno, ma almeno e sopratutto dal suo interno.

    Harakiri Welcome.

  • bagno di realtà

    I curatori sono dannosi ovunque, ma in Italia sono una vera e propria iattura.
    Ha ragione Angelo quando dice che l’omologazione delle proposte è colpa di costoro ed aggiungo, anche delle riviste con cui questi collaborano.

  • Se si fanno certe contestazioni anche nel mondo dell’Arte, allora siamo messi proprio male…

    Cosa c’è di male? Personalmente non amo il protagonismo, ma nel mondo dell’Arte un po’ di mania di grandezza e voglia di apparire è perfino auspicabile! Oggi c’è una diffusa anonimizzazione dell’artista e degli altri addetti, che si confondono nel grigiore degli schemi espressivi stereotipati dalla moda corrente.

    Voglio dire: ognuno dovrebbe avere una propria personalità, dovrebbe distinguersi, non essere vittima del conformismo instillato dai social networks che vorrebbero la gente ridotta a infime sinapsi del sistema!

    Diversità, non conformistmo!

    • Angelov

      Ti consiglio di guardare la lunga intervista avvenuta qualche giorno prima della Vernice della sua grande mostra alla Tate di Londra di Damien Hirst, e noterai che quello dei due che ha l’aspetto dell’artista, è proprio l’intervistatore.
      In effetti l’unica cosa che interessa ad un’artista, è che ad “apparire” siano i suoi lavori.

  • DSK

    Vi segnalo un intervento sull’immagine desnuda della porno curatrice Vettese.

    Vettese desnuda + Vettese vestida in “Mapping history”

    http://tranqui2.blogspot.it/2011/12/vettese-desnuda-vettese-vestida-in.html

    • Se fosse stata una foto vera, anche qui, cosa ci sarebbe di male?

      Che conformismo! Siamo o no nel mondo dell’Arte? Vogliamo tornare ai braghettoni sui nudi di Michelangelo?

      Viva la nudità e i curatori che si spogliano e l’ego degli artisti.

      • Angelov

        Si tratta di due concetti diversi da non confondere: la liberazione sessuale e l’emancipazione, come la si vuole chiamare, ed invece la pornografia, che è solo una industria mondiale con un fatturato astronomico.
        Anche nel mondo dei media, guai se uno si azzarda ad invocare una censura contro qualcuno che falsifica l’informazione.
        Ti sono tutti addosso per attentato alla libertà di stampa. Che di fatto è un abuso di stampa.

  • DSK

    19 fotografie Bakargiev indubbiamente oscurano/censurano le opere degli artisti.
    Possiamo vederle come opere d’arte “simulate” sostituto, surrogato di quelle autentiche? Tecniche da Curator Porn?

    Il repertorio 19-Bakargiev sembra un ibrido tra dilettantesche trash gallery di facebook e gesti “simbolici” da tela seicentesca…
    C.C.Bakargiev throning? Velasquez + tronisti televisivi! “Piedone a Hong Kong – Kassel”?

  • Pippi

    piu’ li mandi in crisi, piu’ noi ti amiamo.

    XXX

  • DSK

    Curioso notare come l’intera sequenza 19-Bakargiev imiti una serie di atteggiamenti grotteschi da reality ibridati con gesti tanto aulici quanto di cattivo gusto.
    Già in TRANQUI2 ho tentanto di rispondere ad 1 quiz: esse presentano, in quanto surrogati delle autentiche opere d’arte, iconografie e motivi tratti dalla storia dell’arte?
    La curatrice ridente che mostra i suoi tesori come una contadinotta al mercato ricorda tante nature morte seicentesche col medesimo soggetto.
    I piedi svettanti in primo piano? “San Matteo” by Caravaggio.
    CCB throning? Velasquez + tronisti televisivi.
    La smorfia della Bakargiev working hard grida a gran voce seicento napoletano + Cronaca Vera.
    “Piedone a Kassel”? Bud Spencer ha detto sì.

  • tutti sti dubbi, quando le risposte si possono trovare cercando le gallerie degli artisti …

    Forse sarebbe l’ora che qualcuno decida che questi carrozzoni fatti con i soldi pubblici siano chiusi e che a sostenerli siano le gallerie d’arte private che non producono cultura ma solo economica…

    • DSK

      La certezza è che i Curator Porn sanno quello che la stampa vuole e glielo danno a piene mani.
      Stereotipie, facce sorridenti e rassicuranti, immagini “veriste”, non opere d’arte.

  • Gianfranco Mascelli

    Anche nei commenti si trova l’elemento dell’esibizione; c’è sempre un pò di esibizionismo, anche nel semplice dire, nell’enunciazione. Il curatore non è altri che colui che dà seguito a un progetto e nel progetto c’è già l’artista che lo definisce nello spazio. E’ il punto di arrivo per il curatore e quello di partenza per gli artisti che vi partecipano nell’azione ed è quello che il pubblico vede, quello che poi i giornali descrivono. Un pò quello che accade sul campo di calcio nella relazione tra giocatori in campo e allenatore: si apre un gioco, ma il risultato è responsabilità ANCHE dell’allenatore. La Bakargiev, se l’esibizionismo fosse una malattia, ne soffrirebbe tanto quanto ne ha sofferto ABO e ne soffre ancora oggi Sgarbi. Evidentemente è una malattia che poi, porta a una redditizia guarigione.

  • DSK

    Questo piccolo esercito di faccine ridenti si è inserito parassitariamente nei dispositivi divulgativi che collegano gli artisti al pubblico dell’arte, affermando un’ambigua iconografia stile verismo. Ridono. Rassicurano. Non è protagonismo ma parassitismo, essi mettono in ombra il ruolo sociale dell’artista, non fanno arrivare le opere alla gente. Si tratta senza dubbio di una produzione “figurativa” tanto costruita quanto inautentica. Nel caso 19-Bakargiev autocompiacimento e autoindulgenza arrivano a inscenare (non si sa quanto consapevolmente) quasi dei tableau vivant citazionisti. Provate a confrontare il ritratto” throning” con:

    http://www.arte.it/opera/ritratto-di-innocenzo-x-106

  • DSK

    Carolyn Christov-Bakargiev Porno?
    Si è fatta fotografare mentre tronava

  • DSK