Benché assai impegnato a distruggere il Maxxi, il Ministero se la spassa pure a umiliare la Biennale di Architettura. Il curatore del padiglione italiano? Ancora non c’è. E intanto gli architetti…

Presi dal succedersi di cose ed eventi, qualche volta anche noi abbassiamo la guardia. Di questa cosa è qualche settimana che non ci occupiamo, ma nel frattempo i mesi corrono. E ora ne mancano soltanto quattro al via della 13a edizione della Biennale di Architettura di Venezia, una cosa che ormai trova una ragione d’essere soltanto se […]

Luca Diffuse

Presi dal succedersi di cose ed eventi, qualche volta anche noi abbassiamo la guardia. Di questa cosa è qualche settimana che non ci occupiamo, ma nel frattempo i mesi corrono. E ora ne mancano soltanto quattro al via della 13a edizione della Biennale di Architettura di Venezia, una cosa che ormai trova una ragione d’essere soltanto se considerata nell’ottica cabarettistica che regna dalle parti del Collegio Romano: qualunque istituzione seria avrebbe a questo punto annunciato la sua assenza da un evento di importanza centrale come la rassegna lagunare.
Insomma, il Ministero – evidentemente troppo impegnato nel mettere alla berlina davanti agli occhi di tutto il mondo uno dei musei più importanti del paese – continua a non nominare il commissario del Padiglione Italia. Inaccettabile a quattro mesi dall’inizio della Biennale. Tanto che Luca Diffuse, architetto tra le firme di Abitare e di Artribune, ha lanciato l’idea di uno spazio virtuale dove poter discutere e raccontare il processo di scrittura collettiva di un progetto per il Padiglione italiano. Una reazione (tra il costruttivo e l’amaro) al sentimento di “distanza” che il Ministero per i Beni Culturali sembra voler continuare a perseguire. Rendere visibile e partecipata la ricerca creativa in architettura, che in questo caso continua ad essere relegata ai margini di un disinteresse collettivo, perseguito anche dagli stessi architetti. Perché non proporre dunque un progetto alternativo e indipendente, capace di esprimere le sensibilità adatte ad occupare il Padiglione Italia? Tanto più in presenza di voci farneticanti che vedrebbero lo staff ministeriale impegnato a indire (ora!) un concorso per nominare il commissario? Tanto più in presenza di un ministro che, secondo alcune voci di corridoio, avrebbe reagito stizzito a chi gli faceva notare la nomina pendente, affermato cose tipo: “ma non è stato già nominato questo commissario? Non è Massimiliano Gioni?” confondendo clamorosamente il capo del Padiglione Italia di Architettura con il curatore della Biennale d’Arte dell’anno prossimo…
E così gli architetti, dal basso, vanno avanti. E’ già in atto la pubblicazione di un primo set di definizioni per il progetto, aperte al confronto e al contributo di chiunque reputi necessario attivarsi concretamente per provare a dare risposta a questo ingombrante silenzio governativo. Il tutto sul sito di Diffuse, www.normale.net.

– Elisabetta Biestro e Massimiliano Tonelli

  • Hello. Grazie della segnalazione.

    C’è un passaggio intermedio da segnalare qui:
    http://www.abitare.it/it/diffuse-outtakes/sentimenti-e-progetti-per-il-padiglione-italiano/

    Ed un gruppo Fb, forse eccessivamente concitato ma questo è quello che passa il format:
    http://www.facebook.com/groups/148318308629308/

  • Penso che l’OCCUPAZIONE sia uno spazio mentale più che una azione vera e propria, e allora immaginiamo un padiglione VUOTO,
    vuoto come le migliaia di case e capannoni costruiti negli ultimi 20 anni di speculazione, vuoto come lo stato dell’arte ora, vuoto di rappresentanza a livello decisionale e legislativo, vuoto degli ordini professionali che non tutelano più l’architettura come arte e mestiere, vuoto nelle università che non insegnano né mestiere né arte, vuoto dei finanziamenti per le opere pubbliche, vuoto culturale sostituito da eventi e da copie di architetture da rivista, il vuoto del mancato radicamento ad una tradizione italiana ricca di contenuti, vuoto professionale in cui vengono richieste prestazioni ogni giorno sempre più strabilianti senza normative adeguate e coerenti, vuoto sotto i piedi quando devi abbattere le parcelle del 50%, vuoto quando scopri che le assicurazioni professionali sono studiate per non rispondere.

    Immaginiamo invece un piccolo computer al centro del salone di ingresso e mille cavi che si dipartono e connettono 1000 piccole realtà …. chiamiamole marginali che ancora conservano l’idea di mestiere e mestiere come arte, e inoltre interviste scomode a politici, rettori di università, ordini professionali, assicuratori, speculatori e un libro bianco a lato per riscrivere una storia.

  • ka

    il progetto è ambizioso ma molto disarticolato, si vuole occupare? beh almeno ci sia un obiettivo concreto.
    Common Ground è il titolo della Biennale, perchè non sfruttare il padiglione italiano per un workshop internazionale con la collaborazione di architetti e altre figure per la riprogettazine di uno spazio comune inerenti alla città di Venezia, l’area che dovrebbe ospirate il nuovo palazzo del cinema al Lido. voi siete gli architetti buon lavoro