A Nyc si continua a chiacchierare di lei, la Brucennial. Detta pure anti-Whitney. Ancora due settimane per godersi la frizzante creatura di Vito Schnabel, figlio d’arte col pallino per le provocazioni intelligenti

Harderer. Betterer. Fasterer. Strongerer. Quattro superlativi per presentare la Brucennial 2012, l’esposizione newyorkese che si candida a diventare l’anti-Whitney, per la sua scelta d accostare pochi artisti affermati a una montagna d’artisti emergenti, solitamente fuori dal giro del mercato, dei musei e del mondo curatoriale che conta. Mancano due settimane alla chiusura e dell’evento si […]

The Bruce High Quality Foundation, Self Portrait (Venus Venus Verdi), 2011

Harderer. Betterer. Fasterer. Strongerer. Quattro superlativi per presentare la Brucennial 2012, l’esposizione newyorkese che si candida a diventare l’anti-Whitney, per la sua scelta d accostare pochi artisti affermati a una montagna d’artisti emergenti, solitamente fuori dal giro del mercato, dei musei e del mondo curatoriale che conta. Mancano due settimane alla chiusura e dell’evento si continua a parlare.
Il biglietto da visita, nevrotico e sfrontato fin dall’inizio, raggiunge il delirio napoleonico quando gli organizzatori -il collettivo The Bruce High Quality Foundation, insieme a Vito Schnabel – hanno scelto di presentarsi come la più importante esposizione d’arte nella storia del mondo di sempre. Pochi passi all’interno del salone di accesso principale per capire che la presentazione è un impudente pesce d’aprile. Ma sgonfiati con un colpo d’occhio gli annunci di sensazionalismo, sarebbe una leggerezza sottovalutare opere e iniziativa.

Pareti riempite fino all’orlo: insieme a opere di Jean-Michel Basquiat, Damien Hirst, Cindy Sherman, Ron Gorchov, ci sono i lavori di quasi 400 artisti emergenti. Se complessivamente la Brucennial 2012 è una normale collettiva d’arte contemporanea autogestita da un gruppo di giovani, eccezionale sarà invece il destino di alcuni degli artisti esposti, almeno per una stagione, almeno per quelli che entreranno nelle grazie del deus ex machina Vito Schnabel. Questo ragazzo, figlio d’arte (suo padre è l’artista/regista Julian Schnabel), in collaborazione con la Bruce High Quality Foundation, grazie a intuizioni, capacità e una fitta rete di contatti, ha creato dal nulla cinque anni fa uno spazio espositivo itinerante, arrivato a Manhattan nel 2010 come appendice della Whitney e che già oggi può fregiarsi del titolo di alter-ego ufficiale della più prestigiosa biennale d’America.
Qui, in mezzo a opere che sono delle fiches in mano a broker d’arte professionisti e amanti dell’azzardo, alcune balle di fieno sono usate a mo’ di ufficio informazioni, dove surfano su Facebook e Internet un po’ di ragazzi, custodi volontari dell’esposizione. Insomma, anche al 159 di Bleecker Street, l’unica vera avanguardia da segnalare… sono i tagli al personale.

– Alessandro Berni

Brucennial 2012
fino al 20 aprile 2012
www.vitoschnabel.com