William Eggleston, a 73 anni, conquista il mercato del contemporaneo. Altro che giovani artisti. Record da Christie’s per il maestro della fotografia a colori

Fu uno dei pionieri della fotografia a colori, intorno alla metà degli anni Sessanta. E tra i primi soggetti affrontati con la nuova tecnica scelse proprio una classica stazione di servizio, tema caro a Walker Evans, acerrimo nemico di quei cromatismi considerati “volgari”. Ma la storia diede ragione a lui, William Eggleston, la cui ricerca […]

William Eggleston, Untitled, 1970

Fu uno dei pionieri della fotografia a colori, intorno alla metà degli anni Sessanta. E tra i primi soggetti affrontati con la nuova tecnica scelse proprio una classica stazione di servizio, tema caro a Walker Evans, acerrimo nemico di quei cromatismi considerati “volgari”. Ma la storia diede ragione a lui, William Eggleston, la cui ricerca fu fondamentale nel processo di sdoganamento dell’uso del negativo colore, con le relative sperimentazioni.
Ora, il grande Eggleston, 73enne, è uno dei protagonisti della stagione invernale di Christie’s, grazie all’asta di beneficienza per l’Eggleston Artistic Trust (organizzazione nata nel 1992 per tutelare e promuovere la sua opera), tenutasi lo scorso 13 marzo: $5.9 milioni raccolti per le 36 foto presentate, 100% di venduto e record d’artista. Record ottenuto con Untitled, del 1970, una delle foto più celebri dell’artista: lo scatto, che immortala un triciclo in primo piano, ha raggiunto $578,500, doppiando il suo precedente primato.
Secondo Joshua Holdeman, direttore internazionale del dipartimento di fotografia di Christie’s, l’obiettivo della vendita era la creazione di un nuovo mercato per il fotografo americano, legato proprio al settore del contemporaneo. Risultato raggiunto, anche grazie al metodo di stampa a getto d’inchiostro digitale, introdotto in sostituzione del classico dye-transfer utilizzato fin dagli anni Settanta. Una tecnica, questa, che ha tra l’altro consentito a Eggleston di passare a dimensioni più importanti, superando il limite imposto dal dye-transfer, ma mantenendo saturazione e chiarezza tipiche delle sue straordinarie immagini.

– Martina Gambillara

CONDIVIDI
Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.