Tutte le news di radio Macro. Primo multi-opening targato Pietromarchi (qui foto e videointerview con Maloberti), ma a tenere banco sono le tante novità del museo. E la Fondazione…

È il giorno del Macro. Perché è il giorno del multi-opening, con una diecina fra mostre personali, progetti speciali e rassegne di performance al via, secondo il nuovo programma elaborato con la direzione di Bartolomeo Pietromarchi. Il museo visto come “uno spazio aperto che offre al visitatore una pluralità di occasioni di scoperta, riflessione e […]

Mircea Cantor Anima 2012 legno corda photo Valentina Grandini

È il giorno del Macro. Perché è il giorno del multi-opening, con una diecina fra mostre personali, progetti speciali e rassegne di performance al via, secondo il nuovo programma elaborato con la direzione di Bartolomeo Pietromarchi. Il museo visto come “uno spazio aperto che offre al visitatore una pluralità di occasioni di scoperta, riflessione e relazione, mettendo in primo piano le proprie capacità di ascolto al servizio della città”. Ma anche perché l’occasione è buona per mettere a fuoco una serie di novità e ristrutturazioni funzionali, con una bomba – la più attesa – comunicata direttamente dall’assessore Gasperini.
Iniziamo dalle mostre: le avevamo anticipate, ci torneremo più avanti con recensioni e report, per cui in questa sede ci limitiamo a ricordarle, e ad illustrarle con un video e una gallery più ricca del solito, merito della mitica Valentina Grandini. Inaugurazioni dunque nella Sala Enel per le mostre di Mircea CantorSic Transit Gloria Mundi e di Marcello MalobertiBlitz, mentre nella Sala Bianca spazio al pèrimo step del ciclo Collezionismi, con la mostra Going Around the Corner. Percorsi dalle collezioni Berlingieri. Project Room aperta a due progetti, l’Omaggio a Vettor Pisani e Casting Jesus, di Christian Jankowski, mentre nella Hall campeggia il progetto speciale Plastic Bags, di Pascale Marthine Tayou. Al via anche i progetti Artisti in residenza: Studio in progress, con Carola Bonfili, Graham Hudson, Luigi Presicce, Ishmael Randall-Weeks, e MACROeo(electronicOrphanage) di Miltos Manetas.

Ma sono le tante novità emerse a caratterizzare ancora di più l’appuntamento romano. La ex Sala Bianca, dove era allestita la collezione, verrà dedicata alle mostre. Solo per questa prima uscita delle collezioni (con la mostra sulla raccolta Berlingieri) è stata montata qui la mostra dedicata ai collezionisti (che andrà invece stabilmente nella Sala Enel con le prossime in previsione). Ma la vera novità è il cambiamento strutturale di questi ambienti concepiti da Odile Decq come aperti e invece frazionati, per la creazione di quattro sale, dal neodirettore Bartolomeo Pietromarchi. Con addirittura un “cambio di destinazione d’uso” per una sala della vecchia ala che è stata accorpata alla nuova con una sorta di illusione ottico-architettonica. Ancora: il grande cancello su Via Reggio Emilia, dal quale per anni si è entrati al vecchio Macro, è stato riaperto e sarà percorribile per tutti gli orari di apertura delle mostre tanto che di fatto, da oggi, il museo è una strada (e una piazza) pedonale per il quartiere, considerando il livello di ingolfamento da traffico e sosta selvaggia della Zona di Porta Pia non è davvero poco anche per anziani, mamme-con-passeggino e ragazzi del muretto vari e eventuali.
Altre novità? I cataloghi: per scelta usciranno sempre e soltanto (Quodlibet, l’editore) a fine-evento perché avranno il compito di “documentare” le mostre che si “svolgeranno” al museo. Sono con ogni probabilità le determinazioni del nuovo capo dell’editoria del Macro, Stefano Chiodi. E mentre la fontana – altra news – ha iniziato stabilmente a funzionare e la grafica (l’avevamo notato in una news qualche anno fa, pur non sapendo il nome dello studio) è stata ristilizzata da quei genietti di Salotto Buono, la vera bomba l’ha sganciata l’assessore Dino Gasperini: “ho letto la prima intervista a Beatrice Bulgari – ha detto in conferenza stampa riferendosi all’articolo uscito su Artribune, – e posso confermare che domani la Fondazione Macro verrà formalizzata in Consiglio Comunale a margine dell’approvazione del bilancio”. E la dotazione finanziaria? “Questa per scaramanzia non la dico”, ha concluso Gasperini. Sembra proprio che sia la volta buona, ce la faremo?

  • Blitz di Marcello Maloberti. Non convince. Vaga idea di paesaggio, collage di elementi surreali…quindi? “Straniamento” perchè un signore elegante giocherella con uno specchio??? Studenti che portano alberelli? Quindi parliamo di paesaggio? Quindi? Le pantere in fila di ceramica? Perchè NO una mucca viva dipinta di BLU????

    Questa è la corrente “cose a caso”. Qual’è il centro dell’opera e dell’operare?? Una stravaganza surreale, cosa apporta questo ai milioni di utenti facebook – e non solo- che postano fotografie surreali che documentano la realtà di ogni giorno?

    Questo relativismo estremo fa il male del museo, dell’artista e del pubblico. Il pubblico vive una specie di luna park spuntato, e poi? Cosa rimane? Qual’è il valore di queste opere-installazioni-performance? Una realtà congestionata e aumentata propone già il surreale, spesso in modo molto più pungente e inaspettato. L’opera, il progetto, ha un valore quando dicende da una modalità di valore.

    Buttare dentro al museo, dentro la propria quotidianità, “cose a caso” non piace a nessuno; oggi va bene una mucca BLU, domani VERDE, ma poi quella ROSSA di dopodomani c’ha già stancato…e quindi siamo da capo.

    Questa “stravaganza a caso” non apporta alcuna novità alla debolezza e alla visione del pubblico che è già abituato a riconnettere elementi reali per risultati surreali. Ecco che l’arte contemporanea si gettizza, e diventa un inutile stereotipo di stravaganza fine a se stessa.

    Queste scelte (mi riferisco al curatore del progetto) sono molto gravi perchè diffondono modalità di vita devastanti per le micro e le macro scelte del quotidiano.

    LR

    manda una pizza alla T293: http://www.whlr.blogspot.com

    • Solo i ‘ blasonati ‘ si possono firmare

      ‘ Buttare dentro al museo, dentro la propria quotidianità, “cose a caso” non piace a nessuno; oggi va bene una mucca BLU, domani VERDE, ma poi quella ROSSA di dopodomani c’ha già stancato…e quindi siamo da capo. ‘
      Perfetta analisi di una variante ‘ alla romana ‘ dell’ arte .
      Il sistemino romano galvanizzato sta proponendo ciò che per anni il settentrione ha abilmente realizzato .
      E’ una pantomima .
      Tranne per gli studi d’ artista ben strutturati .
      Come sempre é un gioco da ricchi viziati !
      Ascoltate – finché solo ‘ i figli di ‘ avranno la possibilità di diventtare direttori di museo , curatori blasonati , artisti osannati ; avremo banalita e copiaticcio .
      Una parata di adetti tutti made in Roma .
      Con nessuna novità …. solo se sei del quarterino sei dei nostri …..
      Poi qualcuno ha accusato il genio di Sgarbi d’ essere fascio ……..
      Avessero la sua cultura !
      L’ Arte Contemporanea dovrebbe essere NOMADE , qui di nomade c’é ben poco se non i favoritosmi delle CASTA DE NO ATRI !

  • Gaggenau

    Beh ma figa l’intervista a Maloberti

  • Eufrosia

    Posso dire? Gli studi d’artista dentro al museo sono una figata galattica, atmosfera gggiusta.

    • IAMNOTANARTIST

      Ma veramente vi piacevano quei finti studi, quell’inutile accozzaglia di oggetti inutili? “Studi studiati” per dare (al borghese annoiato) il brivido della studio visit, l’emozione di entrare (per finta) in uno studio (finto) di artista (vero?). Una realtà virtuale, una specie di Grande Fratello. Il “guard rail”, le pantere, buste di plastica, bell effetto per carità (le buste dico)…, ma “that’s entertainment”, un “Luna Park spuntato” come ha già detto qualcuno… Mi dispiace, ma non ci siamo…

  • Non si tratta nemmeno di casta, la casta è collaborativa al suo interno e si difende. Quì si tratta di SETTA non collaborativa.

    MUSEI (macro, maxxi, madre, mambo, maxxi, museion-un po’ meglio grande bozen- ecc ecc) che devono solo essere INSEGNE luminose per dimostrare forzatamente la modernità del luogo e delle istituzioni pubbliche e private che lo sponsorizzano. Unicredit piuttosto che la regione lazio…

    Sono solo INSEGNE, contenitori…il contenuto è “a caso”(in fondo lo spettatore non sa e non ha Tempo per fermarsi a riflettere)…semmai selezionando nomi internazionali di moda e opere vagamente spettacolari-coinvolgenti…il risultato è una sorta di Luna Park che vuole sembrare forzatamente raffinato. C’è in atto una crisi linguistica (format, ruolo, linguaggio) ed economica senza precedenti.

    Maloberti è una di quelle promesse anni 90 illuse e deluse da un sistema incapace di stimolare la qualità (di maloberti in questo caso) e di promuovere (Maloberti in questo caso). Piuttosto che uno sconosciuto si sceglie un artista sulla scena da una decina di anni, ma sulla limitata scena italiana…

    Manca da 15 anni un confronto critico che stimoli la qualità, mancano critici veri capaci di motivare e promuovere all’estero…E c’è tutta una SETTA (più che CASTA) che fa finta di nulla e rimane ottusamente FEDELE a certi rituali e certi uomini (penso al quartireino milanese ben ordinato nel blog di Elena Bordignon, ed una serie di artisti che agognano nel partecipare a questo Luna Park privo di contenuti..vedi Paolo Gonzato che su facebook dice “Bel progetto” per Maloberti..ma non è in grado di argomentare; dire “bel progetto” significa dire un CREDO, una preghiera, per questa setta: “Io credo in voi, sono di voi e invitatemi ad essere con voi. Amen”).

    Credo che partecipare al progetto di domani alla T293 sia mandare un segnale significativo rispetto questi contenitori senza contenuto: http://www.whlr.blogspot.com/

    LR

  • Ci sono due cose che ci terrei a dire. La prima è che il concetto di “qualità” applicato all’arte non ha nessun senso. L’arte non è un prodotto, quando cerca di esserlo fallisce miseramente. Semmai, parlerei di intensità, di capacità evocativa, di profondità. Ma non certo di qualità.

    La seconda cosa. Non so quanti dei commentatori fossero al Macro ieri sera a vedere la performance di Maloberti. Io c’ero e quello che mi sento di dire è che è stata eccezionale. Chi mi conosce anche poco lo sa: non mi entusiasmo facilmente ed esco da musei e gallerie sempre molto delusa e sconfortata. E questa è una situazione che si protrae da anni. Ma ieri sera c’erano, almeno secondo i miei gusti e i miei parametri, tutti gli ingredienti di un’opera riuscita. Il lavoro era visivamente forte, senza fronzoli, di enorme impatto emotivo. Era apocalittico nel modo in cui abbiamo oggi bisogno di essere apocalittici, tragici, cattivi.

    Il museo ha tremato, la gente si aggirava tra le macerie come dopo una tragedia, alla ricerca di un souvenir della distruzione. Ironico no? Ho visto persino scorrere del sangue sulle mani che cercavano disperatamente di accaparrarsi un pezzo di opera.
    Dopo sono arrivati degli operai che hanno trapanato il pavimento e montato dei guard rail, per stabilire una distanza precisa dal fattaccio. Un finale cinematografico, direi.

    Ovviamente ognuno può pensare quello che vuole, sia di quest’opera che di Maloberti, ma sparare a zero senza vedere, questo no.

  • Io ho visto una serie di elementi che inevitabilmente provocano stravaganza e che colpiscono. Il giochino è sempre quello del luna park. Si pensa che la gente voglia e capisca solo il luna park, e gli si da il luna park. Chi l’ha visto l’11 settembre?? E siamo ancora quì a dire bisogna vedere bisogna esserci? A mio parere bisogna essere nel momento e nel modo giusto.

    Quelle persone che cercavano il frammento non sono diverse da quelle che rallentavano nel tunnel svizzero per fare le foto nel luogo dove sono morte 28 persone. Vogliamo continuare su queste corde? L’artista è colui che deve assecondare l’idiozia?

    E Maloberti non è neanche dei peggiori, anche se in questo caso al di là del lancio delle pantere di ceramica (perchè no MUCCHE blu di ceramica mi chiedo…) gli altri elementi sono veramente gravi e depongono per un relativismo grave che è lo stesso per cui vediamo la cartellonistica selvaggia a roma, piuttosto che ogni livello di nefandezza..il mondo non va male perchè cìè uno cattivo ma perchè si sommano tante micro scelte idiote…

    La Qualità e il Valore ci sono nell’arte come in qualsiasi altra cosa. Dire che non ci sino significa solo mettersi al riparo dal doversi porre delle domande e doversi mettere in discussione. Perchè se tutto è mediocre forse anche io sono mediocre.

    LR
    domani manda una pizza alla T293:http://www.whlr.blogspot.com/

  • Bisogna esserci a vedere una performance. Si. Come bisogna esserci dentro a una macchina quando fai il botto.

  • ognuno di noi vive in una gigantesca performance e la scambia per quotidianita’ personale; ma è un errore che ci induce poi a scambiare accidenti come “maloberti” per delle geniali particolarita’.
    Inseguiamo dettagli, ecco.

  • Questa retorica dell’esserci mi lascia un po’ perplesso. Spesso è meglio mantenere e gestire la distanza per vedere meglio le cose. Lo stesso “botto” ti coinvolge a livello emotivo se sei dentro l’auto, ma NON capisci niente della dinamica dell’incidente.

    Forse bisogna avere il coraggio di cercare di capire, di guardare, la dinamica dell’incidente. Perchè poi semmai l’incidente si ripete e noi siamo tanto coinvolti emotivamente ma non ci capiamo mai niente sul perchè e sul come. Ma poi però ci lamentiamo. Ecco, recuperare la distanza dalle cose, rinegoziare la propria posizione.

    LR
    domani manda una pizza alla T293:http://www.whlr.blogspot.com/

  • ma guarda un po’, la distanza non è possibile perche’ ognuno nella situazione in cui siamo c è dentro interamente a prescidendere che lo voglia o no.
    Anche i mendicanti non si possono permettere piu’ nessuna distanza, anch’essi sono perfettamente integrati nonostante facciano sfoggio di condurre una vita libera da condizionamenti.

    Non c è proprio niente da ri-negoziare ma al contrario farla veramente finita con questa mentalita’ da ascari pronti a mettesi al servizio di qualunque teoria di mera “conservazione”.
    E fare silenzio .

  • Io penso che di distacco dalle cose ne abbiamo sviluppato sin troppo. è ora di tornarci dentro invece. con la testa ma anche con la pancia

  • con sentimento che non significa per questo fare del sentimentalismo .

  • chi ha parlato mai di sentimentalismo? :-)

  • Lorenzo Marras

    Ho parlato io di sentimentalismo.
    Come per dire eh si fa presto a parlare do sentimento perché tutti ne sono capaci a farlo.

    Un modo di dire insomma.

  • @Marras: certo che siamo tutti dentro infatti si tratta di “gestire” la distanza, non di tenerla in modo ottuso. Ma non chiedete a me, io sono lo scemo del villaggio, già è tanto riuscire a dire che il re è nudo…

    @Tanni: come dice Marras ci siamo tutti dentro, di pancia e non solo. Il punto è la modalità con cui ” stare dentro”. E la modalità del caos ” COSE A CASO ” di Maloberti mi sembra destinata a deludere dopo due minuti dalla fine della performance-installazione-scultura- vattelapesca. Proprio perchè:

    ‘ Buttare dentro al museo, dentro la propria quotidianità, “cose a caso” non piace a nessuno; oggi va bene una mucca BLU, domani VERDE, ma poi quella ROSSA di dopodomani c’ha già stancato…e quindi siamo da capo.

    Se Maloberti ti prendeva a schiaffi, cavolo, ti coinvolgeva….bene. Andiamo allora nella Casa dei Fantasmi al Luna Park….perchè no una mostra dove picchiare il pubblico in mezzo a oggetti provenienti da tutto il mondo? Proprio per queste opere rumorose e forzatamente fisiche (ma io penso sempre a quei poveri ingaggiati per tirare le ceramiche) BISOGNA mantenere una distanza per leggerle senza facile emotività.

    LR
    domani manda una pizza alla T293:http://www.whlr.blogspot.com/

  • Lorenzo Marras

    Non puoi giocare con le parole perche’ rischi veramente di fare solo confusione; sopratutto poi quando aggiungi il verbo “gestire” che è pessimo, brutto e che tra l’altro ti pone nella condizione di vanificare anche quella fantomatica “distanza” a cui demandi chissa’ quali rimedi teorici.
    “gestire la distanza”affermi (e con noncuranza).
    E’ un approccio, francamente sbagliato gia’ in partenza e che tradisce tattica, strategia, calcolo o per riassumere : bieco “pragmatismo”, l’anticamera del movimentismo tutto sommato piu’ “truce”.
    Quando dico ci siamo dentro , il messaggio che comunico è questo : NON ci sono innocenti perche’ tutti sappiamo e chi piu’ chi meno fa finta di niente. Dunque il sistema non sta fuori di noi ma occupa la nostra stessa vita nelle sue molteplici forme , in famiglia ,nel lavoro , con il vicinato, nel cosidetto “tempo libero” (bruttissima parola) nei nostri egoismi sempre cosi’ malvolentieri ammessi e dunque per farla breve il “vero” campo di battaglia non è tanto la mostra Maloberti o quella di pinco pallino o la tal scuola di pensiero , ma la nostra ed unica VITA. E li’ che distanze ci possiamo permettere di prendere ?
    è una cosa seria e bisogna smetterla una volta per tutte di pensare che il nemico sia fuori perche’ lo abbiamo in casa.

  • A.S.

    luca ma non ti stanchi ma??????ma basta rilassati e fatti un museo in casa..e fallo a modo tuo…tanto funziona così..