Troppo caro, neanche fosse un gioiello. E il MOCA rinuncia ad importare la megamostra inglese di Hirst. Ingenuità contabile o marketing saatchiano?

Damien Hirst batte Pablo Picasso. Se lo spagnolo ha dovuto attendere più di cinquant’anni per avere la sua prima retrospettiva, l’inglese a 46 anni è già conteso da alcuni dei più grandi musei del mondo. Com’è noto, il 4 aprile si inaugura alla Tate Modern di Londra un’esposizione di 73 opere monumentali di Hirst, realizzate negli […]

Damien Hirst con For the Love of God

Damien Hirst batte Pablo Picasso. Se lo spagnolo ha dovuto attendere più di cinquant’anni per avere la sua prima retrospettiva, l’inglese a 46 anni è già conteso da alcuni dei più grandi musei del mondo. Com’è noto, il 4 aprile si inaugura alla Tate Modern di Londra un’esposizione di 73 opere monumentali di Hirst, realizzate negli ultimi 22 anni, tra le quali non mancano lo squalo che lo ha reso famoso e il celebre teschio da 50 milioni di sterline. Una scelta espositiva certamente non immune alla sensazionalità, nell’anno che vedrà Londra al centro dei riflettori olimpici, con le principali opere della sua produzione, a partire dal gigantesco studio anatomico di bronzo che accoglierà i visitatori all’ingresso della Tate.
Ma poteva un simile blockbuster annunciato sfuggire alle brame di altri musei internazionali? Ovviamente la risposta è no, ed infatti a farsi avanti è stato sulle prime un altro big come il MOCA di Los Angeles. Eppure l’istituzione californiana è stata ora costretta ad una frettolosa marcia indietro, per le spese stellari legate all’evento che superano di gran lunga i 3 milioni di budget annuale destinati alle mostre. Umile presa di coscienza dei propri limiti oppure abile macchinazione volta alla caccia di finanziatori e pubblico?
La maggior parte delle opere della mostra proviene da collezioni europee, e lo stesso Hirst è il principale prestatore: difficilmente lo squalo sarà in grado di nuotare fino a Los Angeles, o Jay Jopling vorrà spedire il teschio brillante via FedEx. Viene dunque da chiedersi come il direttore del MOCA abbia potuto sottovalutare le spese di trasporto, l’ingente assicurazione e i problemi di allestimento. Il sospetto che sia una trovata pubblicitaria degna, ironia della sorte, del miglior Saatchi aleggia su quello che in ogni caso si preannuncia come uno degli eventi imperdibili della stagione 2012.

– Carlo Maria Lolli Ghetti, Carlotta Nobile, Serena Silvestrini, Emanuela Pigliacelli, Giulia Di Lorenzo

  • Conteso?
    forse proposto,
    quando c’era Picasso l’arte non era un prodotto da supermercato come il bravissimo Hirst sa fare, per cui legittima tutta questa promozione in sinergia con spazi che se non fanno così quando mai vedrebbero certi numeri di presenze, il mondo è cambiato e anche l’idea di arte e musei …

    ps il problema del MOCA di Los Angeles non è la spesa ma il fatto che la nuova gestione ha un poco infastidito alcuni importanti sostenitori per cui i soldi non arrivano…

  • altra opinione

    Spalding attacks Hirst “con art”
    http://www.bbc.co.uk

    martedì 27 marzo 2012, 17.30.06
    ARTE: VENDETE HIRST FINCHE’ VALE, AVVERTE DIRETTORE MUSEO GB

    (ANSA) – LONDRA, 27 MAR – Vendete mentre potete. E’ questo
    l’ avvertimento di un direttore di musei che sull’ Independent di
    oggi mette in guardia chi ha comprato opere di Damien Hirst
    affermando che le sue opere crolleranno di valore, come e’
    successo con la finanza mondiale.
    Secondo Julian Spalding, ex direttore dei musei di arte
    contemporanea a Manchester, Glasgow e Sheffield, l’ arte
    concettuale di Hirst e’ una truffa e quando il pubblico lo
    scoprira’ i prezzi delle sue opere crolleranno. ” Hirst non
    dovrebbe stare alla Tate. Non e’ un artista. Cio’ che separa
    Michelangelo da Hirst e’ che Michelangelo era un artista e Hirst
    non lo e ”’.
    Contro l’ arte concettuale di Hirst Spalding ha persino
    scritto un libro – ‘ Con Art – Why you ought to sell your Damien
    Hirst while you can’ – che sara’ pubblicato l’ 1 aprile, in cui
    afferma: ” Tutti gli sforzi creativi sono finiti nell’ ombra, la
    truffa sta nel chiamare arte qualcosa che arte non e ”.
    Hirst e’ uno degli uomini piu’ ricchi del Regno Unito. Nel
    2008 ha messo all’ asta le sue opere realizzando 111 milioni di
    sterline, un record mondiale per un artista vivente. Ma la sua
    carriera non e’ stata libera da polemiche tra accuse di plagio e
    di aver fatto lievitare i prezzi delle sue opere comprandole lui
    stesso. (ANSA).

    YK4
    27-MAR-12 17: 20 NNN

  • Damiano

    Bravi questi ragazzi!

  • Francesco

    Sgonfiatesi le bolle immobiliari e finanziarie, i grandi capitali frutto della concentrazione del surplus in ristrette élites vengono destinati all’acquisto delle opere più commerciali dell’arte contemporanea o di grandi latifondi in Africa ed America Latina. Damien Hirst non realizza arte, perchè le sue opere non rappresentano il tempo in cui viviamo; semplicemente, si limitano a trasformare il denaro in suoi surrogati, autentici vitelli d’oro del XXI secolo.