Lazzi sberleffi dipinti. Dario Fo pittore conquista Palazzo Reale, da Milano il video-blitz e la gallery della mostra

”La città di Milano ha un debito intellettuale di lunga data nei confronti di Dario Fo”. Con queste parole l’Assessore alla Cultura Stefano Boeri introduce Dario Fo (Varese, 1926) durante la conferenza stampa che anticipa il percorso artistico dedicato al Premio Nobel; mostra che verrà inaugurata il 24 marzo a Palazzo Reale. Inoltre, in attesa, […]

La città di Milano ha un debito intellettuale di lunga data nei confronti di Dario Fo. Con queste parole l’Assessore alla Cultura Stefano Boeri introduce Dario Fo (Varese, 1926) durante la conferenza stampa che anticipa il percorso artistico dedicato al Premio Nobel; mostra che verrà inaugurata il 24 marzo a Palazzo Reale. Inoltre, in attesa, per svelare lentamente il processo creatore di Fo in pittura, a Palazzo Reale verrà ricostruita la sua Bottega d’artista, un vero e proprio laboratorio che aprirà in anteprima, e gratuitamente, dal 13 al 18 marzo (solo su prenotazione).
La mostra Dario Fo a Milano. Lazzi sberleffi dipinti presenterà al pubblico oltre quattrocento opere: dalle pitture dei primi anni ai collage e agli arazzi, fino ai recenti acrilici di grandi dimensioni. In mostra anche oggetti di scena, maschere, marionette e burattini, tra cui quelli storici appartenuti alla famiglia Rame. Saranno esposti anche disegni, schizzi, acquarelli, bozzetti di costumi, fondali, ampie scenografie, locandine e stampe che per osmosi sono diventati parte integrante della drammaturgia della Compagnia Teatrale Fo – Rame.

Tra satira Politica e di Costume, la mostra, come preannunciato dallo stesso Fo, farà emergere le conoscenze pittoriche dell’autore tra Giotto e Rossini, tra Michelangelo e Stravinsky. Infine, grazie ad inediti montaggi video, la mostra illustrerà in maniera esaustiva il contesto culturale e storico delle attività teatrali di Fo, prefigurando la linea del tempo di un personaggio che, dal Lago Maggiore si trasferì a Milano per frequentare l’Accademia di Brera e per incontrare maestri come Achille Funi, Carlo Carrà e Aldo Carpi. Molte cose le spiega direttamente lui, nell’ampio brano video preso nel blitz di Artribune, assieme alla ricca fotogallery.

– Ginevra Bria

Dal 24 marzo al 3 giugno 2012
Palazzo Reale – Milano
www.mostradariofo.it


 

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • Boeri, per favore, torna a casa

    Solo Boeri poteva avere un’idea così luminosa per Palazzo Reale.
    Si potrebbe chiedere di togliergli anche la delega alla cultura dopo quella dell’Expo? Forse tornare a dirigere un giornale è la cosa che gli riesce meglio, no?

    • Rita

      Che cosa significa questo commento mordi e fuggi? Si spieghi meglio.

      • Boeri, per favore, torna a casa

        Nessun morso e nessuna fuga, Rita. Come altri hanno notato, per fortuna, fare una mostra a Dario Fo a Palazzo Reale è segno di una assoluta incapacità nel gestire il proprio ruolo di assessore alla Cultura di Milano.
        Se nell’edilizia il punto di arrivo è riempire spazi a fronte di grandi entrate economiche, nella cultura e specialmente nell’arte contemporanea NON E’ COSI’ e non dobbiamo lasciare che lo diventi.
        Chiedere la sfiducia di Stefano Boeri come assessore alla Cultura mi sembra un atto di legittima difesa.

  • Presumo voglia dire che Dario Fo sarebbe stato meglio celebrarlo con una grande rassegna teatrale…il nobel per la letteratura non è garanzia di capacità pittoriche….

  • Dario Fo é un grande del teatro ..ma è un errore celebrarlo come pittore..a Palazzo Reale poi….

    • Cipotle

      Difficile darti torto in effetti

  • giorgiouno

    Ma guarda un po’, con tutti quegli ottimi Artisti da far conoscere al grande pubblico, il sindaco sinistrorso coaudivato dall’assessore propina un pittore che si crede artista…. a me è bastato vedere quegli sgorbi del ” buffone di corte” passati come simil-copie dei “Trionfi di Cesare” di Andrea Mantegna. L’assessore deve comprendere che non tutti quelli che escono da Brera diventano dei veri artisti, anche se sono stati scolari di Funi,Carpi e Carrà (tanto disprezzati, poi, dalla sinistra militante ). Questo discorso non vuole essere ” anti” ne sinistra, ne anti di nessuno, ma vuol far capire in quale m……daio siamo stati proiettati…..Evviva

  • giorgiouno

    IIo intervento/ io non so se l’assessore Boeri avrà la modestia di leggere anche queste umili righe……ma confidando nei democratici rapporti tra il cittadino ed eletto ho la speranza di ottenere da lui….udienza : a questo punto lo consiglierei in una prossima mostra a Palazzo Reale di far conoscere alla gente quelle 2000 e più opere che giaciono nei depositi (scantinati?) del Museo900, che come tutti sanno , nella loro positura non sono utili neanche ai topi…

  • a – band – apart

    cultura di sinistra, sempre + autoreferenziale! ma da quand’è che a palazzo reale non si fanno mostre serie? eccheppalleee!!!

  • Angelov

    Secondo me, anche se è pur che: Nemo Profeta in Patria, l’Assessorato alla Cultura avrebbe dovuto essere stato assegnato proprio a Dario Fo, il quale aveva iniziato a dipingere prima di fare Teatro, ed aver conosciuto sua moglie, Franca Rame, che era stata una Modella di Picasso. Per quanto riguarda Palazzo Reale, ha ospitato anche Mostre Inguardabili. Suvvia si tratta di un Premio Nobel, e di un Drammaturgo tra i più rappresentati al mondo. Ma qui a Milano c’è una tendenza forte al formarsi di una Deriva Culturale portatrice di Oscurantismo che è stata purtroppo esaltata dai Governi Locali precedenti.

    • Lalla

      Angelov, il tuo qualunquismo è ridicolo come l’uso delle maiuscole. Comunque hai ragione, per una sollevazione popolare ci voleva Dario Fo come assessore alla Cultura e l’ex modella di Picasso come first lady.

    • Cristiana Curti

      Sono d’accordo con Angelov. Palazzo Reale ormai è solo un carrozzone in affitto al primo che paga e alla mercé di chiunque non avendo alcuna direzione scientifica (e nessuno che protesta in proposito). Fo è un pilastro della nostra cultura e meriterebbe senz’altro di essere assessore (l’ho sempre pensato); il fatto di essere ospitato a esporre è per me un male minore anche se poteva decisamente essere evitato. Lo reputo un tributo al personaggio che Milano non ha mai veramente concesso. Meglio sarebbe stato, non potendo più essere assessore, incaricarlo di guidare la supervisione dei teatri cittadini. Un guadagno più duraturo e proficuo per la Città.
      A giorgiouno prego non scherzare. Milano ha già avuto il “piacere” di ospitare durante la giunta Moratti una mostra di Angiola Tremonti alla Galleria d’Arte Moderna (sempre invitata dalla non direzione di Palazzo Reale, con quella della GAM silente), e siamo ancora qui a leccarci le ferite. A proposito, curatore del grande regalo fu Beatrice: non è un critico di “destra” o mi sbaglio?
      Abbiamo ancora bisogno di dividerci in partiti politico-culturali quando in Parlamento (e anche altrove) destra e sinistra sono una barzelletta e contano solo le (poche) persone che vogliono fare per il bene comune?

      • Cristiana Curti

        Però concordo con giorgiouno intorno allo scorno grandissimo del Museo del Novecento di cui i milanesi non vedranno mai la strepitosa collezione neppure a rotazione (data l’esiguità e l’infelicità degli spazi ci vorrebbero cento anni). E pensare che l’hanno sottratta ad altri musei per finire in altri magazzini…

  • giorgiouno

    [email protected]’oscurantismo è far passare un bravo teatrante per un artista dei colori e delle forme; è questa la “deriva culturale” che confonde una grande quantità di pseudo-collezionisti incantati dalla “bagarre”che accompagna queste manifestazioni pubbliche, pagate con i soldi dei contribuenti. Se proprio si vuol scusare la mostra del “buffone di corte” dandogli atto dei riconoscimenti avuti come attore, proponiamo al Boeri la mostra delle sculture di Gina Lollobrigida.
    Per fortuna la storia dell’arte, scorrendo i tempi, dimentica i nomi di questi artefici fasulli, si chiamino Fo o……….. Lollobrigida.

  • Lalla

    Certo, ma il problema non è Dario Fo e il suo talento. Il problema è chi ha la RESPONSABILITA’ della politica culturale di Milano.
    Non ci sono i mezzi ‘democratici’ per opporsi al degrado? bisogna costruirseli, farsi sentire. Non fare nulla, polemizzare sul tanto peggio tanto meglio non porta da nessuna parte e la retrospettiva della Lollobrigida sarà inevitabile.

    • Cristiana Curti

      Cara Lalla, ognuno fa quel che può, e il tanto peggio tanto meglio non esiste.
      Confesso che ho sperato nel cambio di guardia (dopo vent’anni di nulla al cubo), anche se so bene che quelli che determinano il degrado non sono quelli più fotografati, ma i più “incistati” nel sistema.
      Cosa devono fare i milanesi? I milanesi non fanno nulla da quel dì, evidentemente la mediocrità piace e ci si sente ben comodi dentro. Solo negli ultimi due anni hanno permesso che chiudessero le Fondazioni Mazzotta e Pomodoro senza molti rimorsi. In un sito di moda e “cultura” milanesissimo ho addirittura letto di commentatori ben felici di poter trasformare gli spazi della Fondazione Pomodoro in zona Solari in un bel localone chic archeo-industriale da happy hours…
      Eccoti il link (mi scuso per la pubblicità ma sono convinta che ne valga la pena, perché l’argomento è terribilmente di stretta contingenza) per farti capire come la penso in proposito da molto tempo, però, e non da oggi con il Dario nazionale, che infatti non ha colpe, e mi picco, per quel niente che conto, di aver forse rotto un uovo in un paniere. Altro che Lollo, rischiamo assai di peggio e tutti i giorni lo sperimentiamo. Ma, se mai l’ho rotto, è uno solo (uovo e paniere) fra decine e da sola non posso fare nulla.
      Saluti
      http://www.arslife.com/dettaglio2/2011/4/il-novecento-a-milano-parte-iii.htm

  • giorgiouno

    [email protected] mi sto leccando le ferite ( e che ferite…) da quando ho cominciato a seguire l’arte in casa ( padre scultore, poi moglie pittrice) e ne ho viste di tutti i colori. Da ragazzino ho seguito le “carognate” dei democratici verso quei grandi artisti che avevano lavorato durante il ventennio ( Martini,Sironi, e tutti gli altri); d’altronde, bisogna dar atto che la Cultura ( e. l’amministrazione della cultura) è stata dal dopoguerra in poi appannagio dei partiti di sinistra ( i democristiani lasciavano fare…. ); e questa situazione è stata economicamente sfruttata dagli artisti-tesserati, ai quali andavano gli inviti alle mostre importanti e gli incarichi di adornare con i loro lavori gli edifici pubblici. C’è stato, è vero, da qualche tempo un assalto alla diligenza da parte della ciurma “berlusconiana” che ha rimescolato le carte, ma è stato un arrembaggio dilettantesco, perchè dilettanti sono i personaggi che sono saliti sul natante. Ed ecco come si spiega la “maccaronata” della mostra della Tremonti ( ma, le “maccaronate”continuano, e non c’è ne destra, ne sinistra che le fermino…….)

  • Lalla

    Proposta: BOICOTTARE l’inaugurazione e la mostra stessa. Se ci saranno 100 biglietti d’ingresso per i 3 mesi della mostra, forse qualcuno capirà che non si doveva fare. Immagino che capiscano solo i numeri. Creiamo un cordone sanitario attorno a Palazzo Reale: chi va al Palazzo è una testa di …

    • Cristiana Curti

      Capisco il gesto, ma questo non è esattamente ciò che penso in merito a un “democratico” modo di denunciare la malacultura. E temo avrebbe poca fortuna, anche nei risultati.
      Se pensi proprio al caso della Tremonti, alla fine della mostra si parlò di folle oceaniche e migliaia di biglietti staccati. Ma non era vero. Sono bastati un po’ di video girati da giornalisti gagliardi (6tv se non erro) in diverse giornate nelle sale vuotissime della povera GAM e qualche intervista ai guardiani di sala e all’ingresso del museo per capire come andò la faccenda. Ma i giornali titolarono di successi planetari.
      Quando anche i media sono votati alla più bieca piaggeria, pensando che tanto è poco danno quello che stanno facendo (perché il rispetto per la cultura VALE COSI’ POCO ANCHE PER LORO), la strada diventa impervia.
      Un ostruzionismo alla mostra (che si doveva fare però anche per quella miserina su Cézanne appena conclusa o per quell’assurdità disneyana su Dalì o quella da niente sui tesori dell’Islam che nessuno ricorda neppure ci sia stata o quella per i festeggiamenti in onore dei cent’anni del Futurismo, per cui disdicevole è l’unico aggettivo che mi viene in mente, naturalmente tutte “gloriosissime” di vittorie pubbliche) dona solo più pubblicità alla mostra stessa. E la mostra in sé è cosa inanimata.
      E’ l’amministratore che dispone degli spazi pubblici (=nostri) che deve rendere conto di quello che fa, non gli ospiti che invita che non hanno colpa (la Tremonti qualche colpa l’aveva perché era anche dipendente comunale, all’interno dell’assessorato alla cultura, quando inaugurò alla GAM…). Il cittadino consapevole deve capirlo. Bisogna indirizzare gli strali dove c’è l’origine delle magagne non dove c’è il prodotto dei magagnatori. Boicottare le opere di Fo non servirà a impedire altre trenta “tesori dell’Islam” (o una eventuale Lollobrigida…), perché coloro che hanno promosso Fo e “tesori” rimarranno al proprio posto.
      Il cittadino milanese potrebbe fare qualcosa solo quando riuscirà a imporre, per voto popolare, che i direttori dei Musei cittadini (o i responsabili degli spazi espositivi cittadini) siano incaricati SOLO in virtù di meriti scientifici consolidati (e non burocratici) e per bando di concorso pubblico e internazionale. Già questo – forse – comincerebbe a riequilibrare un poco le triste sorti della cultura milanese. Il secondo step sarebbe quello di creare una rete vera di coordinamento fra i musei comunali (che a Milano, incredibilmente, non esiste). Ma la seconda fase, senza la prima, è impossibile. Altro che parlare di futuro contemporaneo…

      Boeri chiama Obrist a organizzare il calendario milanese dell’arte (naturalmente negli spazi per mostre temporanee). Ma con quali strutture, persone e risorse Obrist potrà mai fare qualcosa se tutte sono nella disponibilità di altri che non rendono neppure conto all’Assessorato alla Cultura?

      • Lalla

        Cristiana,
        a proposito di direttori di Musei incaricati per bando di concorso pubblico internazionale, fai bene a ricordarti di Obrist chiamato in aiuto.
        Ottima mossa, almeno qualche idea Obrist l’avrà.
        Ma il PAC, ad esempio, che proprio queste mostre temporanee dovrebbe fare, non è stato affidato alla vulcanica Paola Nicolin? e non erano, come dicevi tu, assolutamente alla frutta tanto da affitare lo spazio alla Pixar per pagarsi le spese della luce?
        Chiedere uno straccio di programma che abbia un senso e una fondata possibilità attuativa è chiedere la luna?
        Non sono certo per Occupy Palazzo Reale ma qualcosa dobbiamo pur fare e se non ci sono altri mezzi, boicottare con ogni mezzo le mostre inutili è un segno di vita.

        • Cristiana Curti

          Il PAC è affidato al medesimo (e le mostre sono scelte e coordinate da lui) che gestisce (ne è Responsabile per la precisione) Palazzo Reale, la Rotonda della Besana, Palazzo della Ragione e le sale dell’Arengaro che ospitano mostre temporanee. E’ per questo che non esiste progetto scientifico, che non c’è logica nei cartelloni e le rassegne sono modeste (anche se il PAC si difende meglio, forse per via del luogo che permette solo mostre monografiche ed è votato al contemporaneo, ma non basta la sufficienza, non è nato solo per fare da quinta teatrale, il PAC…).
          Su occupy Palazzo Reale (sede di infiniti megauffici della burocrazia, che rubano posto agli spazi espositivi) vorrei dirti che mi piacerebbe, certamente più che boicottare una singola mostra; darebbe l’idea che a Milano i milanesi (e tutti quelli che tengono alla cosa pubblica) sono stanchi di quel baratro culturale in cui le amministrazioni degli ultimi vent’anni li fecero sprofondare. Ma quanti verrebbero?
          Inoltre, oltre “l’occupazione” se non proponi non c’è senso alla protesta.
          Chiediamo piuttosto che per mezzo di un regolare concorso pubblico internazionale si dia incarico di gestione a un “grande” del settore per meriti accademici e sul campo (il che vuol dire anche gestione degli appalti all’editoria, relazioni con gli sponsor, supervisione alle gare d’appalto per gli allestimenti e per gli indotti diversi, relazione con gli Enti culturali nazionali e stranieri che possano avere – FINALMENTE! da anni Milano è completamente fuori dai circuiti culturali internazionali di qualità – contatti e scambi con i Musei milanesi, relazioni con le Sovrintendenze e soprattutto (soprattutto!) relazioni con i collezionisti e gallerie private, ecc. tutto il pacchetto, insomma). Magari anche trasformando il circuito dei Musei Civici in Fondazione.
          Perché Palazzo Reale (che nasceva come il vero Museo di Arte Moderna, anzi Contemporanea, di Milano, poi convertito miseramente alle mostre temporanee) e il PAC (e gli altri spazi) non devono avere un Direttore competente della materia come in qualunque altra città italiana? Perché sono lasciati alle direttive di un burocrate che con la cultura non ha nulla a che vedere? Perché le cose andavano bene (anzi, benissimo: Milano era un faro europeo per la gestione pubblica dei settori del Moderno e Contemporaneo sino alla fine degli anni ’80) e ora fanno pena e sono considerati terra perduta dai partners stranieri?
          Perché un tempo (non così lontano) c’era un pool tenace sotto la guida di una sola persona che con una passione senza quartiere e una competenza scientifica che in pochissimi avevano amministrava “il” Moderno e “il” Contemporaneo. Con l’aiuto e l’interesse partecipe della Città, però. I Milanesi cresciuti a pane, tv e fashion sarebbero ora all’altezza di riconquistare la propria straordinaria vitalità culturale, quella che li metteva in cima all’elenco delle città virtuose culturalmente non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa?
          Chiamare consulenti titolati (Obrist) è magnifico e fa fare un’ottima figura ai governanti, ma se i consulenti non riescono a muoversi e a operare perché non hanno alcun potere di gestione, la cosa finisce lì e il prodotto sarà solo uno sporadico intervento a miccia corta. Probabilmente attaccabile dalla prossima giunta (se si cambierà ancora bandiera) al grido “ma quanto ci è costato il consulente della sinistra?”

          • Cristiana Curti

            Per la cronaca: l’ultimo vero Direttore di Palazzo Reale (che oggi sarebbe probabilmente anche direttore di Pac, Palazzo della Ragione, ecc.) fu Paolo Biscottin, incaricato nel 1995 e dimessosi un anno e mezzo dopo, sconcertato – per non dire altro – dall’immobilismo e dall’incapacità della burocrazia che già aveva bloccato l’attività del Museo. Oggi Biscottin (che era stato direttore di Villa Reale a Monza) ha fatto risorgere il Museo Diocesano, che è diventato una realtà vivacissima per la cultura cittadina da contenitore morto che era. E’ comunque un Museo solo e isolato amministrativamente e non riesce a trainare il resto della Città.

  • remigio

    Leggendo questi commenti sulla mostra di Dario Fo, la prima cosa che viene in mente è come Artribune scivola a volte cosi in basso. Dal momento che le feroci invettive – e non critiche – alla mostra di Fo sono il sintomo più generale di atteggiamenti fascistoidi che hanno contressegnato Milano negli ultimi vent’anni, cioè per tutto il periodo in cui è stata manipolata da leghisti e destre d’ogni specie.
    Non meraviglia questo atteggiamnto di disprezzo pregiudiziale nel vedere in Dario Fo un nemico pubblico…
    A costoro va ricordato che Fo ha fatto l’accademia di belle arti di Milano ed è stato allievo di Leger.
    Leggendo la banalità di questi commenti, ho l’impressione di trovarmi a un convegno fascista dove l’insulto, l’ignoranza, l’offesa arbitraria, sono di casa.
    Dispiace che tutto ciò avviene in Artribune che dovrebbe alzare il livello del confronto, mentre invece precipita davvero in basso. Tanto odio non era stato mai impiegato per mostre o eventi banalissimi con spreco di denaro pubblico per personaggi insignificanti.

    • Caro Remigio,
      criticare una scelta è da fascisti? Ospitare i commenti di chi critica una scelta è fascista? Secondo me ti ci vuole un buon dizionario!

    • Lalla

      Remigio calmati, non sei assediato dai camerati, e nessuno ce l’ha con il tuo protetto premio Nobel che ha tutto il diritto di fare quello che riesce, sia come pittore che come scrittore. Il delitto è NON avere una politica culturale, NON avere un’idea della cultura contemporanea e avere tutto il potere per cancellarla.

    • Ermione

      A Remigio! Ma che stai dicendo?! Manie di persecuzione? Ahahahah!

  • Non mi sembra proprio che c’entri la politica nelle critiche che ho letto, mi sembra invece che i vari contributi si siano concentrati sui meriti artistici della mostra.

  • xlxl

    Lalla ha ragione. Non basta boicottare la mostra. Andiamo a casa sua e sequestriamolo. Poi lo rinchiudiamo in una cella, lo incateniamo mani e piedi, di modo che non possa muoversi e stare solo sulle proprie gambe, come fece papa Bonifacio con Jocopone da Todi. Poi gli chiediamo come mai gli è venuta in mente di osare di fare una mostra a Palazzo Reale , il palazzo che deve essere un luogo esclusivo del sistema dell’arte. Perchè, cari amici sconosciuti, avete ragione: chi è costui che fa il “buffone”, il “giullare” e poi fa pure una mostra! Perché non se la fa a casa sua la mostra? Ma è impazzito! Come si permette! Insomma andiamo fino in fondo, e se questo strano tizio sconosciuto al sistema dell’arte che pare che si chiami Dario Fo non canta, lo lasceremo a marcire. E poi un milanese che è contro i leghisti e i fascisti, che adesso è tirato fuori da quel “comunista” di Pisapia il quale ha tolto a costoro la possibilità di continuare ad avere non “le mani sulla città” cultura compresa, soprattutto cultura. Eppure questo giullare ricorda altre singolari figure estranee al sistema storicizzato dell’arte, che se li è annessi post-gloria. Al più grande scacchista francese degli anni quaranta – un certo Marcel Duchamp – gli fu consentito senza alcun problema di partecipare a mostre importanti, a cui però rifiutava spesso di partecipare. Al più grande esperto di funghi degli anni Cinquanta che vinse “lascia e raddoppia” di Mike Bongiorno, gli fu permesso di suonare – ma lui preferì il silenzio.
    Io cari commentatori sono d’accordo con le vostre invettive più o meno velate o falsamente scandalizzate…Perché non scriviamo un nuovo capitolo di Mistero Buffo? Tanto le buffonate di alcuni commenti sono davvero strabilianti.

    • Cristiana Curti

      Ma chi è che sarebbe contro Dario Fo? Io non vedo nessuno, veramente. Perché non si utilizza tutta questa energia per pretendere da chi utilizza i nostri soldi più professionalità e progettualità nell’amministrazione dei nostri spazi pubblici? Perché si continua a credere che queste siano questioni “politiche” (nel senso di “destra” e “sinistra”)? E’ esattamente quello che vogliono coloro che continuano a fare il bello e il brutto tempo da vent’anni (e che sono spesso passati da un partito all’altro con enorme nonchalance): che ci si scanni, noi popolino, sulla pagliuzza e che non si veda la trave.
      Io, poi, lo confesso (opinione personalissima), avrei di gran lunga preferito assistere a un grande festival teatrale di e con Dario Fo a Milano (all’interno del quale presentare magari anche le sue opere pittoriche) che una grande mostra sua a Palazzo Reale.
      Ma sono convinta che la statura del Nostro andava omaggiata in qualche modo nella sua città. E’ un uomo che onora tutti gli Italiani, anche coloro che non lo apprezzano.

  • xlxl

    Cristiana, mi pare che tu dica che dato che fo è un teatrante deve fare solo quello, punto e basta. Io inceve sostengo un’altra tesi: dato che dario fo e conosciuto soprattutto come autore e attore di teatro e non è per niente conosciuto come pittore se non per i bozzetti scenici che sono quello che più si conoscono di lui, allora è meglio vedere prima la mostra e poi valutare. Tutta questa chincaglieria di posizioni se è giusto o no fare una mostra di pittura di Fo mi sembra una questione inesistente. Un falso problema. A cosa porta? Porta diretto diretto alla questione politica della decisione: cosa mettere dentro e cosa no. Ritengo che ogni selezione in questo paese quasi sempre è stata fatta a partire da famiglie politiche. E’ da ingenui non riconoscere questo dato storico.
    I curatori delle biennali, delle quadriennali, sono calati dall’alto dai politici. Questo è il vero problema, non se dario Fo fa la mostra o no.
    Se poi ad alcuni non piace che Fo faccia una mostra di pittura allora l’argomento si sposta. Negli ultimi tempi ci si è lamentati per i tagli alla cultura, poi se qualcuno ha il coraggio di dare spazio a una delle poche personalità che hanno fatto onore al nostro paese, un autore, è bene ricordarlo, che in passato è stato censurato dalla Democrazia Cristiana e poi dalle detsre che hanno governato negli ultimi vent’anni l’italia, per me ben venga, senza tutta questa puzza sotto il naso.
    E poi un’altra questione: quando un autore varca certi confini – nel senso che è un pezzo della storia non solo del teatro italiano e mondiale ma anche un intellettuale che è sempre stato dalla parte dei vinti e per loro si è sempre esposto, a differenza di tanti “artisti” celebrati che pensano solo al loro rendiconto mensile…bene allora forse una mostra di Fo ce la vedo tutta la palazzo reale di Milano, soprattutto di questi tempi.

  • Angelov

    Quello che mi stupisce è il fatto che il dominio dei media ha fatto sì che ci sia la tendenza ad esprimere opinioni, che si vorrebbero personali, ma che non lo sono, mancando l’esperienza di prima mano. Cose risentite e rielaborate senza una verifica. Quanti hanno visto la mostra? E’ ovvio che un pittore che espone 60 anni dopo che ha ultimato l’Accademia, deve avere qualcosa di peculiare senz’altro, ed infatti non si tratta di un pittore ma di un drammaturgo.
    Quando venne resa pubblica la notizia dell’assegnazione del Premio Nobel a Dario Fo, ricordo che il vice sindaco Decorato espresse “sconcerto”. Milano è anche stata a questi livelli.
    Cristiana ha fatto notare una cosa importante, e cioè che oggi, che persino in Parlamento i politici hanno deposto le armi, superando in qualche modo le divisioni di Destra e Sinistra, queste divisioni siano rimaste nelle cose della Cultura.
    Ciò è assurdo, tanto più perché è la Cultura che apre la strada al progresso, e non la Politica che a lei invece si dovrebbe ispirare.

    • xlxl

      Angelov – ma mi riferisco anche ad altri commenti – scrive: “Quanti hanno visto la mostra? E’ ovvio che un pittore che espone 60 anni dopo che ha ultimato l’Accademia, deve avere qualcosa di peculiare senz’altro, ed infatti non si tratta di un pittore ma di un drammaturgo”…
      Prima specificazione: la mostra ancora non è stata inaugaruta. Poi: siamo sicuri che tutti quelli che in questo blog stanno commentando la mostra di Fo conoscono davvero le opere pittoriche? Sono stati nel suo studio? Hanno visto le mostre che ha fatto in altre localita? Davvero? Che li citino allora! Altrimenti si fa della misconoscenza un’unità di misura del giudizio.
      Secondo: cosa significa “un pittore che espone 60 anni dopo”? Forse che l’arte ha dei confini temporali? Confini generazionali? Confini…di che tipo? Il fatto che Dario Fo sia conosciuto come un attore significa forse che non deve invadere altri campi? E sulla base di che cosa? Questo non viene specificato. Sarebbe interessanre conoscere le teorie che stanno a monte di queste posizioni.Tiriamole fuori e parliamone allora. Non dobbiamo mai dimenticare che queste strane posizioni ricordano i tromboni che erano a capo dell’accademia di belle arti di Parigi che liquidarono Duchamp perché usciva dai canoni “istituzionali” dell’arte. Ma gli esempi abbondano.
      Ma andiamo per paradossi: il filosofo Adorno, allievo si Alban Berg e musicologo secondo questa prescrizione non doveva scrivere di musica? Wladimir Jankélevitch anche lui “sfortunatamente” amante della musica – seguendo le conseguense teoriche di certi commenti – non doveva scrivere di musicologia? Jack Keruak l’autore de “Sulla strada” frequentatore di bettole e di prostitute dalla mattina alla sera e per decenni spesso ubriaco fradicio non doveva scrivere romanzi che sono poi diventati archetipo di un certo modo di sentire le cose del mondo negli anni ’50 e ’60?
      Che cavolo significa questa parcellizzazione dell’esperienza se non la parcellizzazione del lavoro fino all’estremo che connota anche il linguaggio col quale si giudica l’arte? Insomma mi pare chiaro che è penetrato nel linguaggio artistico il vocabolario dell’economia basato sulla parcellizzazione del”esperienza. Ma se questo va bene per l’economia e per la moda che a Milano è tutto, non è cosi – almeno credo – per l’arte e per gli artisti o per certi artisti, attori, pittori musicisti… cosa importa? – i quali non devono obbedire a confìini “ professionali”.

  • Cristiana Curti

    Caro xlxl, in realtà vedo bene le ragioni di quello che dici, e così come per Gillo Dorfles (non un grande artista, ma un grandissimo della cultura italiana del XX secolo) a Palazzo Reale, ad esempio, comprendo senz’altro i motivi di una mostra in suo onore, a patto che sia messa in luce la sua statura in ambito critico e intellettuale, così come comprendo, in genere (e approvo), un omaggio a un grande della nostra cultura sotto qualsiasi misura egli si confronti.
    In effetti è un errore paragonare Dario Fo a Gina Lollobrigida o a Angiola Tremonti. Piuttosto, il Dario Fo pittore è equiparabile a figure come Federico Fellini disegnatore o Gillo Dorfles pittore.
    Laddove la statura è somma, si capisce anche l’omaggio. Benché se l’opera presentata non fosse di Fo o Fellini forse non verrebbe presa neppure in considerazione. E qui si ritorna al punctus che avvicina purtroppo (e paradossalmente) Fo alla Tremonti: se non ci fosse quel cognome, sarebbe arte?
    Perché in effetti, caro Angelov, anche se non si è vista questa mostra, le opere di Fo sono note e sono state viste da quel dì in diverse occasioni. La mano ha la dimensione della narrazione e l’uso della figurazione è relativo a quella. Per quanto possano essere interessanti (e lo sono, naturalmente) le tavole foiane sono sempre una produzione “minore” del Nostro più illustre “teatrante” (drammaturgo, commediografo, scrittore: non è meglio forse dare una dimensione un po’ più vasta dell’opera di Dario Fo?) che forse non necessitava di una mostra a Palazzo Reale.
    Il problema è quindi quello che sta a contorno del panorama culturale milanese (settore: rassegne pubbliche) che è scarsissimo per non dire pessimo da vent’anni.
    Se ci fosse di che essere felici, gli svarioni alla Tremonti o gli omaggi un po’ fuori tema alla Fo potrebbero anche “starci”, tanto ci sarebbe di che essere felici. Ma poiché il contorno è desolante, anche una mostra di Fo pittore non aiuta, anche perché assume inutilmente i contorni di una diatriba politica.
    Mi rendo conto, tuttavia, che è più difficile far capire che lo scandalo non è tanto Fo benché oggi invitato solo per via del cambio di bandiera dallo stesso che invitò un anno e mezzo fa la Tremonti (per la quale ho sempre perplessità perché era dipendente del Comune e perché la sua statura – artistica e intellettuale – nel panorama della cultura italica non giustificava alcun omaggio) ma l’orrenda mostra di Dalì fatta passare per cultura, quando non lo è. E tutte le mostre e le rassegne da poco che si mascherano dietro un’allure pseudo-scientifica. Promosse da chi non ha alcun titolo per farlo.

  • Angelov

    A questo punto getto la spugna. Se dovessi scegliere di essere un operatore culturale, vorrei esserlo Part-Time. E a tutt’oggi non lo sono neanche. Veramente l’arte visiva non dovrebbe necessitare di così tante parole.

    • Cristiana Curti

      L’arte visiva no, la gestione della cultura pubblica invece è cosa complessa. E sarebbe bene che tutti se ne interessassero e ne parlassero, altrimenti (sono d’accordo con Angelov) queste discussioni su chi dovrebbe esporre in un posto e chi no non hanno senso.

  • giorgiouno

    Insomma, per tagliare la testa al toro ( non prendetela per una frase fascista!), ma avete guardato le riproduzioni dei suoi dipinti pubblicate sopra i nostri commenti? Ma non bastano per dare un giudizio negativo alla pittura del Grande Buffone ( nel senso del teatrante di Corte….)L’arte non ha ideologia… o è Arte o non lo è…..

    • xlxl

      caro “giorgiouno”, ecco le tue parole: “ma avete guardato le riproduzioni dei suoi dipinti pubblicate sopra i nostri commenti? Ma non bastano per dare un giudizio negativo alla pittura del Grande Buffone”.
      Evidentemente non vedevi il momento di inveire contro Fo. Inoltre ti scappa la “pipi”: Vale a dire che sei incontinente nel giudizio: “buffone” ecc. da un lato utilizzi questa parola come facente parte del vocabolario di Fo per approfittarne e poi sparare a zero, ma è evidente che invece la utilizzi in modo dispregiativo, da chierico…
      cioè da vigliacco.
      Questa è la cultura che connota l’Italietta d’oggi. Bravo! Sei un vero “contemporaneo”. Meno male che Dario Fo è un anacronista.
      Per molti vittime del mito del sistema dell’arte di cui ne adottano il lessico commerciale, per costoro è chiaro che Fo è “out” nel gergo del sistema, o, peggio, nichilsita, “datato”. Vale a dire, secondo l’espressione che Allen Ginsberg diede a un senatore americano molto alla moda ‘ una straordinaria stronzata.”
      Comunico per chi ha difficoltà a reperire informazione che Dario Fo oltre ad aver fatto l’accademia di brera ed in seguito a parigi è stato allievo di Fernand Leger ha sempre dipinto. Il fatto che la sua produzione sia narrativa o che non sia conosciuta nei canali ufficiali questo davvero non significa nulla dal punto di vista di una valutazione dei fenomeni dell’ora è il caso do dirlo seriamente – beh, allora smettiamola di prencerci per il culo con forum, blog e “professionalismi del cavolo, che non significano nulla.
      Perché non dedicare altrettanto energia e diffidenza con i molti dei presunti artisti del sistema dell’arte, veri “BUFFONI” del contemporaneo?

      • xlxl

        mi scuso del mio precedente intervento perché mancano dei frammenti che sono andati perduti.. scrivevo a “caldo”.

  • Davide W. Pairone

    in estrema sintesi Palazzo Reale che oscilla fra la Tremonti e Fo è come Mollica del Tg1, capace di lodare all’occorrenza un giorno Al Bano e un giorno i Rage Against the Machine…

  • aibben

    da quel che ho visto trovo belle le opere di Fo e se avrò l’occasione andrò a vedere la mostra.
    è ovvio che chiamandosi Dario Fo possa godere di un chiaro e limpido canale preferenziale, dovuto alla sua genialità! Non come in molti altri casi dovuto a loschi e opachi intrighi…

  • giorgiouno

    [email protected] sembri un bambino al quale gli hanno tolto il biscottino; vigliacco sei tu xlxl @ potremmo conoscerci di persona se vuoi, come ho fatto col grande “buffone”, constestandogli di fronte a centinaio di persona le sue “vaccate” Poi se ti piacciono bene per te, vuol dire che hai dei gusti truculenti. Per fortuna, e mi ripeto, il tempo, con la storia dell’arte, azzera l’inconsistente… allora ,lasciamo il tempo al tempo…

    • xlxl

      coraggio “giorgiouno” ancora uno sforzo per essere un imbecille. Ancora non ci sei del tutto. Ma sei sulla buona strada . Cosa significano queste parole: “potremmo conoscerci di persona se vuoi”? Una minaccia? Una proposta di duello? Quello che usi è un linguaggio da camorristi così di casa in certi ambienti dei blog, ma anche nell’acquitrinosa “padania”.
      Il tuo odio per Fo tradisce un sentimento che è appartenuto a fascisti, legisti e tutta una consorteria di individui che per partito preso devono per forza di cosa dire che una cosa fa schifo, anche se non l’hanno mai vista, senza addurre argomenti che non siano ddi tipo gastronomico: mi piace/non mi piace, “fa schifo/stupendo”, ecc..
      Ma visto che mi vuoi incontrare…perché no! Dove in piazza Duomo con le colt? Con gli spadini? Dimmi tu. Così trasformiamo questo forum in una piazza d’armi.
      Ancora uno sforzo “giorgiouno”, piccolo aspirante imbecille, dai sei sula buona strada…coraggio.
      Ah, dimenticavo..il mio nome, eccolo pubblicamente; carlo remotti. Puoi cercarmi quando vuoi piccolo aspirante imbecille.

  • giorgiouno

    caro [email protected] come ti comportin i lettori di questa pagine possono capire il tuo grado di civiltà; sono certo che sei uno di quelli che invece di discutere azioni le chiavi inglesi e le bombe molotov… vedi la parola vigliacco è uscita dal tuo cervello guasto. L’invito ad incontrarci in piazza Duomo è da me accettato, dimmi il giorno e l’ora (mi raccomando non armarti di bastoni, vieni solo come sarò io, non presentarti con in katanga con la faccia coperta ) e discuteremo da Uomini ( se hai il coraggio di esserlo Uomo). Tu puoi dire ciò che vuoi,m puoi dire che Dario Fo è un genio dell’arte visiva, puoi dire che le sue voglie giovanili di essere pittore le sfoga aiutato da una massa di giovani aiutanti, puoi dire che Lui ha scritto dei resoconti storici d’arte che hanno fatto epoca per le castronerie da lui espresse ( un giornalista ne ha riempito una pagina intera!!); insomma di quel che vuoi, anche perchè siamo in un regime di LIBERTA’ e ti è permesso. Come al sottoscritto Giorgiouno, che ama la Libertà degli altri pù che la sua. L’unica rottura di “balle” è relazionarsi con degli incivili come te…..che errore. Mi raccomando…. senza katanga….

  • giorgiouno

    @scusa eh, carlo remotti, fascista lo sarai tu, come lo è stato il tuo Dario Fo… là!

  • xlxl

    Bravo “giorgiouno” stai andando moto bene, riecco le tue parole: “siamo in un regime di libertà”. Effettivamente hai ragione non ci avevo ancora pensato che la “libertà” nel tuo linguaggio fosse un “regime”. E’, appunto, il regime in cui evidentemente hanno sguazzato gli amanti del “popolo delle libertà” e tutte le consorterie di fascistelli che hanno rovinato questo paese già a partire del linguaggio, di cui la tua espressione è il sintomo chiaro e limpido – consapevolmente o no. Ti scappa sempre la pipi da qualche parte…non te ne accorgi.
    Per essere fascisti o neofasciti non c’è bisogno dell’olio di ricino o della clava, è sufficiente usare quel linguaggio che ti appartine e che ti fa dire: regime di libertà”, hai dimenticato di aggiungere: “libertà vigilata”, come quella in cui è precipitata l’italietta d’oggi che rappresenti molto bene a fianco a tutti i “cettolaqualunque” che ne sono i promotori, perchè loro amano la “libertà”, la loro libertà, come te.

  • xlxl

    Ah, dimenticavo: nei miei post non vi e traccia delle parole che mi addossi: ” chiavi inglesi e le bombe molotov..”. Piuttosto rileggiti quello che hai scritto, eccolo,: “potremmo conoscerci di persona se vuoi”. Di questi tempi sono espressioni ambigue, le ho classificate espressioni da camorristi. Inoltre adotti un linguaggio tipico di molti politici di ieri e di oggi quando devono criminalizzare il dissenso e tirano fuori i “terroristi” e altre cose simili. E’ proprio il linguaggio del “regime di libertà” che tu rivendichi epicamente come quelle figure alla cettolaqualunque che sparano a zero contro la loro ideuccia di “libertà”.
    Infine, ti ricordo che ho già fatto pubblicamente il mio nome. Mentre ancora tu te ne stai incappucciato come quei “black block” che utilizzi per infangare.
    Bravo “giorgiouno”, sei un autentico paladino del “regime di libertà”.

  • giorgiouno

    @carlo remotti, ma guarda un po’ se una discussione sull’arte si deve teramutare per colpa di un deficiente in una “tenzone “politica! Senti ,caro ragazzo, devi sapre che da quando ti leggo non mi scappa solo la pipi, ma anche la cacca! E mi fermo qui per decenza. Vedi la LIBERTA’ l’hanno conquistata gli italiani il 18 aprile 1948, quando batterono il Fronte Popolare che avrebbe voluto trasformare l’Italia in uno stato bolscevico. Per quanto riguarda i tuoi sproloqui, non offendono nessuno, perchè è un soliloquio; dici tutto tu senza sapere chi hai di fronte…… e adesso vadao a fare pipi e la c….. (per merito tuo!). Ultima cosa: siccome sono un Uomo, di a Dario Fo che non avrei voluto ricordare dei suoi rapporti con la RSI ( non sono uno sciacallo, e leggendo molto sull’argomento, mi sono fatto l’idea
    che molti giovani che hanno aderito ad essa l’hanno fatto per i più diversi motivi: l’obbligo di presentarsi, l’idea di scacciare l’invasore, per patriottismo,ecc.) E digli che sono state le tue farneticazioni a tirare fuori dalla mia bocca il Fofascista…….

  • giorgiouno

    @ho letto solo adesso il tuo secondo intervento: mi chiamo Giorgio U. (Umberto)no (No++++++. ogni stellina è una lettera ),puoi trovare il mio nome sulle pagine bianche, abito a Cesano Boscone e sono nato a Casal dei Principi. Ho studiato all’Università Cattolica di Milano e ho qualche anno più di te. Sono alto 1,72, quinto dan di karaté. Se vuoi proprio incontrarmi l’appuntamento te lo do io: ore 18 di domenica prossima, di fronte alla porta del Duomo illustrata da Arrigo Minerbi; indossero un completo azzurro con camicia nera e farfallino azzurro, scarpe bicolori bianche-marrone. Assieme a me ci sarà un amico avvocato ex carabiniere che ha l’incarico di assistere al nostro “colloquio”.
    Attendo risposta, genio della politica attiva….

  • xlxl

    Minacce, ancora minacce. carabinieri avvocati, delazioni, karatè, parolacce.
    Bravo sei sulla buona strada, continua cosi.
    Sembra un capitolo di mistero buffo, perché c’è anche il cesso di mezzo a cui sei legato come diici con orgoglio.
    Ciao palestrato karatè.

  • giorgiouno

    ciao anche a te! (si scrive karateca…. )

  • Arthur Mole

    Se posso essere sintetico, senza nulla togliere al genio letterario e teatrale di Dario Fo, la mostra a Palazzo Reale e’ una c…..a bestiale. Insignificante dal punto di vista storico-artistico e’ una marchetta travestita da operazione culturale. Se Milano voleva sdebitarsi con Fo perche’ non gli fanno dirigere il settore teatrale? A Roma c’e’ Tintoretto, Miro, Dali, Il guggenheim, guercino, amore e psiche, Lux in arcana, i borghese e l’antico…. A Milano: la finta mostra di tiziano e dario Fo, per fortuna che votando a sinistra volevamo favorire la cultura…. Rimpiangere Finazzer e’ veramente pazzesco.

  • Paolo

    Ma che noiosi petulanti, tutti voi
    Le opere di Dario Fo sono belle e attraggono e tanto basta!