Guardate bene queste foto: se avete letto l’intervista di Artribune Magazine a Gian Enzo Sperone, questa è la sua casa. L’oggetto del desiderio del real estate newyorkese

Non vi andava bene l’abitazione londinese che fu di van Gogh, o il superattico newyorkese nel grattacielo griffato Gehry, che vi segnalavamo nei giorni scorsi? La serie “abitare ad arte” presenta subito una nuova alternativa niente male. Trattasi di un “appartamentino” nel West Village, ancora a NYC, sulla 43th Clarkson Street, con ampio salone dai […]

La casa di Gian Enzo Sperone (foto New York Observer)

Non vi andava bene l’abitazione londinese che fu di van Gogh, o il superattico newyorkese nel grattacielo griffato Gehry, che vi segnalavamo nei giorni scorsi? La serie “abitare ad arte” presenta subito una nuova alternativa niente male. Trattasi di un “appartamentino” nel West Village, ancora a NYC, sulla 43th Clarkson Street, con ampio salone dai soffitti alti oltre 5 metri, 4 camere da letto, 3 bagni (e mezzo), sviluppato su tre piani, per un totale di 1.700 mq. Valore? Alemno 10.9 milioni di dollari. E dove sta l’aggancio con le arti?  Beh, il proprietario è nientedimeno che il grande Gian Enzo Sperone, il grandissimo gallerista italiano che da Torino ha fatto rotta verso New York, dove ancora oggi rimane uno dei capisaldi del sistema dell’arte. Per maggiori informazioni, non perdete la megaintervista sull’ultimo Artribune Magazine #6.
Si dice che già da tempo Sperone si divida tra la magione romana di Palazzo del Drago,  la caotica New York e il buen retiro svizzero di Sent, al confine con l’Austria dove possiede un immobile se possibile ancor più clamoroso di questo. Chissà che, come sussurrano ambienti riservati del mercato immobiliare newyorkese, alla fine non possa essere indotto ad accettare un’offerta plurimilionaria…
Tantissime le opere d’arte appese alle pareti, armoniosamente fuse con le architetture e gli arredi: opere che, naturalmente, non sarebbero incluse nel prezzo, al quale altrimenti si sarebbero dovuti aggiungere alcuni zeri…

– Martina Gambillara

 

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
  • elena

    fantastico!!!1 Mi piacerebbe leggere l’intervista ma non riesco piu a ritrovarla!!! Grazie lo setsso!!! elena

    • Ciao Elena, se non trovi più una copia di Artribune Magazine (ma abbonati!!) puoi sempre leggere l’intervista sul sito, nella sezione “magazine”. Oppure aspettare che la ripubblichiamo nella sezione “in evidenza”.

  • grillo

    Grande gallerista altro che Sargentini o altri………prima di andare via da Roma ha venduto gran parte della sua collezione italiana e romana, oramai inutile, alla galleria Orler, quella delle televendite………

  • gianna

    E’ vero ciò che dice Grillo, qualche anno fa vendevano un lavoro di Calzolari da Orler, ho chiamato e ho chiesto il prezzo del pezzo e la sua provenienza, mi hanno dato il valore, dicendomi cheil lavoro faceva parte della collezione di Sperone.
    Questo è il fatto come realmente avvenuto.

  • fra

    beh, bella casetta..lì btw Clarkston&Greenwich, dove c’è appunto Sperone..ma non solo lui..anche Julian Shnabel è lì un blocco in avanti, e un blocco indietro invece è pieno di transessuali sempre occupatissimi…chissà chi ci va..