Chiamatelo contratto pre-collezionistico: vendo le mie foto, ma solo a chi un giorno le donerà a un museo. E anche il Getty ha il suo bravo Ansel Adams Museum Set

Settantacinque immagini. Da acquistare a gruppi di 25, rigorosamente. E a una condizione, particolarissima: un giorno o l’altro i nuovi proprietari avrebbero dovuto donarle, tutte insieme, a un Museo. Unica destinazione possibile. Di che parliamo? Della serie di fotografie dal titolo Ansel Adams Museum Sets, che il grandissimo Ansel Adams selezionò da oltre 2500 negativi […]

Ansel Adams, "Georgia O’Keeffe and Orville Cox, the Canyon de Chelly National Monument", 1937

Settantacinque immagini. Da acquistare a gruppi di 25, rigorosamente. E a una condizione, particolarissima: un giorno o l’altro i nuovi proprietari avrebbero dovuto donarle, tutte insieme, a un Museo. Unica destinazione possibile.
Di che parliamo? Della serie di fotografie dal titolo Ansel Adams Museum Sets, che il grandissimo Ansel Adams selezionò da oltre 2500 negativi scattati tra il 1923 e il 1968. Oggi, le volontà dell’artista trovano sodisfazione, grazie alla californiana Carol Vernon: la signora avrebbe infatti scelto il J. Paul Getty Museum come beneficiario della donazione, dedicando il lascito ai suoi genitori Marjorie e Leonard Vernon, che acquistarono il corpus nel 1981 dalla Weston Gallery.
Aveva già una quarantina di opere di Adams, il Getty. Una raccolta che adesso si espande, inglobando questa originale e generosa acquisizione. Nove delle 25 foto rappresentano paesaggi dello Yosemite, luoghi che l’artista visitò per la prima volta nel 1916, quando si cimentava con i primi scatti, provando la macchina fotografica del padre, una Brownie; e poi scorci di Sierra Nevada, Alaska, Nord California, tra cui un’immagine del Golden Gate di San Francisco Bay scattata nel 1932, prima che il ponte venisse costruito. Infine, Moonrise, Hernandez, New Mexico (1941), la foto che nel 1981 batté quello che era allora il record per la fotografia più costosa (71mila dollari), e due ritratti, Georgia O’Keefee and Orville Cox at the Canyon de Chelly National Monument (1937), e Jose Clemente Orozco, New York City 1933. Paesaggi e volti, glorificati dal bianco e nero assoluto di Adams, poeta della camera oscura.

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.