A New York c’è un parco che gioca a fare il centro d’arte contemporanea. Arte pubblica e nuove architetture si richiamano sulla High Line. E ai piedi c’è Chelsea

I programmi in combutta con il gruppo di Creative Time, l’installazione di Sarah Sze che all’artista ha pure portato bene in vista della prossima Biennale d’arte a Venezia, la vetrata di Spencer Finch che è un inno ai colori del fiume Hudson giusto lì sotto, i container camuffati da Charles Mary Kubricht. E poi gli […]

Spencer Finch

I programmi in combutta con il gruppo di Creative Time, l’installazione di Sarah Sze che all’artista ha pure portato bene in vista della prossima Biennale d’arte a Venezia, la vetrata di Spencer Finch che è un inno ai colori del fiume Hudson giusto lì sotto, i container camuffati da Charles Mary Kubricht. E poi gli interventi sonori di Julianne Swartz nelle ascensori e nelle fontanelle e i video di Jennifer West, visibili da un apposito teatro in legno costruito su un fianco. Non sono i progetti passati e futuri di qualche centro d’arte contemporanea internazionale, ma ciò che è stato fatto fino ad oggi dall’apertura della High Line, il parco sospeso che a New York è stato aperto al posto di una vecchia ferrovia merci in disuso, a Chelsea.
Sarà stato l’altissimo tasso di artisticità della zona, ma fin da subito le iniziative collaterali all’apertura del parco si sono connotate come orientate all’arte contemporanea tanto che oggi la High Line ragiona proprio come una kunsthalle: conferenze stampa per le presentazioni dei nuovi artisti, un direttore (italiano: Cecilia Alemani), commissioni, collezione, uffici stampa. E pensare che è solo un parco.
Tra l’altro c’è un elemento aggiuntivo, da notare. Un tassello ulteriore ad un mosaico di trasformazioni urbanistiche di successo: attorno alla High Line oltre che ad un parco di arte pubblico, si sta generando un distretto architettonico niente male, come si evince chiaramente guardando sullo sfondo del nostro video. Con studi grandi e giovani a confronto. Sulla 18esima all’angolo con la Undicesima Avenue, per dire, ci sono due iconici nuovi edifici che si fronteggiano: uno è per uffici, sembra un iceberg, ed è firmato Frank ‘O Ghery, l’altro è residenziale, tutto impettito e altezzoso, e l’ha fatto Jean Nouvel.
Poi c’è un palazzo scultoreo, proprio aggettante sulla ex ferrovia, firmato da Neil Denari; e ancora una struttura, siamo sulla Decima Avenue, dove ha preso sede la galleria Yossi Milo, in vetro e metallo firmata da Jared Della Valle e Andy Bernheimer. E pensare, ancora una volta, che è solo un parco… Ancora? Sempre sulla 18esima, ma sta volta tra la Decima e la Nona Avenue, c’è la macchia blu, ben visibile dal parco, del Chelsea Modern, altro edificio per uffici, residenze e gallerie che ha vinto una montagna di premi di design, concepito da Audrey Matlock.