Un aeroplano seppellito nel deserto della California. È stato approvato l’ultimo folle progetto di Christoph Buchel. Ma pochissimi potranno vederlo

Un Boeing 727 verrà interrato nel bel mezzo del Mojave Desert, in California. L’ha deciso la Kern County Planning Commission votando all’unanimità la proposta dell’artista svizzero Christoph Buchel, che realizzerà il progetto a sue spese su un terreno di sua proprietà situato nei pressi della cittadina di Boron. L’aeroplano, un bestione metallico lungo oltre 45 […]

Un Boeing 727 verrà interrato nel bel mezzo del Mojave Desert, in California. L’ha deciso la Kern County Planning Commission votando all’unanimità la proposta dell’artista svizzero Christoph Buchel, che realizzerà il progetto a sue spese su un terreno di sua proprietà situato nei pressi della cittadina di Boron. L’aeroplano, un bestione metallico lungo oltre 45 metri, verrà posizionato a una decina di metri di profondità e completamente ricoperto di terra, in modo che la sua presenza sia invisibile dall’esterno. Tutte le parti potenzialmente pericolose del velivolo, come i motori e i serbatoi, verranno rimosse, mentre i sistemi elettrici, sanitari e di areazione verranno realizzati ex-novo. Infine, un tunnel sotterraneo lungo un centinaio di metri collegherà un’area di parcheggio con l’entrata dell’aereo.
L’artista, che a quanto pare sta già lavorando con il suo staff per trasformare il progetto in realtà, ha ottenuto l’autorizzazione a condizione che il numero dei visitatori fosse rigidamente regolamentato per evitare invasioni turistiche e aumento dei gas di scarico in un’area naturalistica protetta come quella in questione. Quindici visitatori a settimana, dunque, divisi in tre viaggi da cinque ognuno (più una guida), saranno lo standard da rispettare, ossia 780 al massimo in un anno. Terminal, questo il titolo, è quindi un’opera di cui pochissimi potranno fare realmente esperienza, ma la cui sola esistenza fa viaggiare non poco l’immaginazione.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.