Scandalo Italia.it. Date a noi di Artribune un decimo della cifra e vi facciamo il sito culturale migliore tra tutte le nazioni turistiche del mondo

“Non raccontate questa storia a uno straniero: potrebbe pensare che è una barzelletta. Invece è tutto vero”. Per chi se lo fosse perso, cominciava così l’articolo che Sergio Rizzo dedicava, sul Corriere della Sera di ieri, alle vicende di italia.it. Ve lo ricordate? Il fantomatico – e pure famigerato – portale pubblico del turismo italiano, lanciato in […]

Non raccontate questa storia a uno straniero: potrebbe pensare che è una barzelletta. Invece è tutto vero”. Per chi se lo fosse perso, cominciava così l’articolo che Sergio Rizzo dedicava, sul Corriere della Sera di ieri, alle vicende di italia.it. Ve lo ricordate? Il fantomatico – e pure famigerato – portale pubblico del turismo italiano, lanciato in pompa magna nel 2004 dal governo Berlusconi e mai decollato, fra carenze intrinseche, povertà dell’offerta, vergognosi errori e soprattutto continui rimpalli sull’amministrazione che ne doveva curare la gestione.
Stessa cosa con il successivo governo Prodi, e poi ancora il nuovo Berlusconi: fino alla deflagrante chiusura del 2008. Ed alla decisione del Consiglio di Stato (ecco l’aggancio all’attualità) che nei giorni scorsi ha annullato tutte le gare d’appalto, facendo tabula rasa di quanto fatto finora. Rizzo – nell’impeccabile stile della casa spesso condiviso con Gian Antonio Stella – ricostruisce tutti i passaggi e i rimpalli di responsabilità, ogni volta accompagnati da stanziamenti di spesa a dir poco indecorosi. In totale oltre 30 milioni di euro, fra cui “5 milioni 851.355 euro pagati per il primo gigantesco flop del 2007 e i 9 milioni 600 mila euro stanziati in seguito per le piattaforme informatiche e la manutenzione”.
Sì, avete letto bene, oltre 15 milioni solo per realizzare una oggettiva schifezza, criticata all’unanimità e mai entrata a regime. Un progetto che invece di qualificare l’immagine del paese, l’ha – se possibile – squalificata ulteriormente. Dunque, forse il nostro titolo è provocatorio, ma avendo realizzato, in un settore ben più di nicchia, un sito che in pochi mesi ha raggiunto uno share che Italia.it si può anche sognare, ci offriamo – essendo tecnici! – per metterci al servizio del paese. Accontentandoci di una frazione dei soldi fino ad oggi dilapidati.

CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.
  • Sosterro’ la vostra ‘candidatura’.
    Nel frattempo, dalla non piu’ nebbiosa Londra, mi offro come vostro possibile corrispondente culturale dalla perfida Albione. Per Italia.it (o per qualsiasi altro eccetera) vi venga in mente.
    Bests
    M.

    • Redazione

      Matteo scrivici uno bello curriculo a [email protected] che ci pensiamo noi a te!

  • la verità è che un “sito” di questo genere è veramente molto/troppo anni ’90.

    Non so quanto serva, che lo facciano dei politici incompetenti o il migliore dei professionisti.

    il web è cambiato. il “sito web”, inteso come “luogo” centralizzato dove accedere all’informazione, è sempre meno importante. I “portali” hanno fatto il loro tempo.

    quel che serve è l'”ecosistema”, un ambiente in cui le persone, muovendosi in maniera fluida tra social network e reti di contenuti disseminati tra miriadi di risorse, possano descrivere punti di vista, visioni, percezioni, giudizi e, soprattutto, relazioni.

    servono strumenti vivi, pezzi di nuova quotidianità degli esseri umani dell’era dell’informazione.

    servirebbe più un TripAdvisor che un portale. E, anzi, più estremizzato rispetto a TripAdvisor: un servizio che non si guarda seduto davanti a un PC. uno strato di informazione e relazione aggiuntivo accessibile mentre si passeggia.

  • e questo? creato da privati, e al Sud, ItaliadellaCultura.it è già una grandissima realtà in Italia…nulla a che vedere con Italia.it!!!