Quando l’intrattenimento è radicale. Torna a Barcellona “The Influencers”, tre giorni di guerriglia comunicativa e arte non convenzionale

The Influencers è un evento unico nel suo genere. A metà tra il meeting, la maratona performativa e il raduno iniziatico, convoca ogni anno in quel di Barcellona (negli spazi del CCCB – Centro de Cultura Contemporánea de Barcelona) le menti più sovversive in circolazione, con l’obiettivo di esplorare i territori di confine tra l’arte, […]

JR, Inside Out Project

The Influencers è un evento unico nel suo genere. A metà tra il meeting, la maratona performativa e il raduno iniziatico, convoca ogni anno in quel di Barcellona (negli spazi del CCCB – Centro de Cultura Contemporánea de Barcelona) le menti più sovversive in circolazione, con l’obiettivo di esplorare i territori di confine tra l’arte, la comunicazione non convenzionale e quello che viene definito “radical entertainment”, una forma di attivismo creativo caustico e beffardo. Non a caso il Festival, che giunge quest’anno alla sua ottava edizione, è frutto dell’iniziativa di Vanni Brusadin, italiano emigrato in Spagna che da anni si occupa di questi temi, e della coppia di artisti Eva e Franco Mattes (aka 0100101110101101.org), campioni assoluti in fatto di cultural jamming.
Come sempre, il programma è asciutto ma di altissima qualità e vede quest’anno la partecipazione del gruppo moscovita Voina, che sarà protagonista, oltre che di un talk, anche di una misteriosa azione, prevista per il 9 febbraio. A seguire, Evan Roth del collettivo F.A.T (Free Art and Technology), lo street artist francese JR (che porta a Barcellona il suo Inside Out Project) e Constant Dullart, new media artist tra i più interessanti in circolazione. In rappresentanza del “pranksterism” più classico, ci saranno poi i Biotic Baking Brigade, che da anni prendono – letteralmente – a torte in faccia i potenti della terra, la performer americana Jill Magid e il falso predicatore Reverend Billy, che torna al festival dopo otto anni dalla sua prima visita, con la sua “Church of Stop Shopping”.

– Valentina Tanni

www.theinfluencers.org



 

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.