Non solo Carnevale a Venezia. Arriva ‘Notes on Camp’, con lo strano trio Susan Sontag, Andrea Bruciati, Jacopo Jarach. Primavera d’autore in galleria…

“L’essenza di Camp è il suo amore per l’innaturale: l’artificio e l’esagerazione. E Camp è esoterico -una sorta di codice privato, un simbolo di identità tra piccole cricche urbane.” Susan Sontag nelle sue “Notes on Camp” analizzava senso e sfumature di questo termine sottile, ineffabile, espressione non di un “concetto” ma di una “sensibilità”: un […]

Andrea Dojmi, Alan Candy Prayer, 2008 - Courtesy of the artist and Jarach Gallery

L’essenza di Camp è il suo amore per l’innaturale: l’artificio e l’esagerazione. E Camp è esoterico -una sorta di codice privato, un simbolo di identità tra piccole cricche urbane.” Susan Sontag nelle sue “Notes on Camp” analizzava senso e sfumature di questo termine sottile, ineffabile, espressione non di un “concetto” ma di una “sensibilità”: un gusto diffuso tra specifici milieu sociali. “Camp è una certa forma di estetismo. Un modo di vedere il mondo come fenomeno estetico. Questo modo, il modo di Camp, non si esprime in termini di bellezza, ma in termini di grado d’artificio, di stilizzazione”.
Da qui parte Andrea Bruciati per strutturare un nuovo ciclo di mostre, tre personali, ognuna con quattro artisti diversi, distribuite nell’arco della prossima primavera. Una riattualizzazione dei preziosi spunti teorici della Sontag, messi in relazione con la produzione artistica più attuale e con i processi sociali contemporanei, cercando nuove modulazioni semiotiche, formali, concettuali. Essere Camp oggi, postmodernismo permettendo: una condizione che riguarda l’artista, eterno narciso, ma anche la società, alle prese con articolate dinamiche di potere.
Un progetto destinato, forse, a un Museo o una Fondazione? Affatto. Il direttore della Civica di Monfalcone, appena reduce dall’esperienza con il Premio Moroso, è qui in veste di curator per una galleria, la veneziana Jarach. Che dire? In tempi in cui, tra un taglio e l’altro al portafogli, i galleristi sacrificano qui e là curatori e progetti di respiro più ampio, la scelta di Jacopo Jarach convince: l’intera stagione primaverile di una galleria affidata a un Direttore di Museo, a vantaggio di progettualità, scientificità e coerenza. Almeno, stando alle premesse. Appuntamento col primo quartetto l’11 febbraio; all’opera Davide Bertocchi, Andrea Dojmi, Daniele Pezzi e Dragana Sapanjos.

– Helga Marsala

www.jarachgallery.com

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • pk

    Jarach imparasse a pagare gli artisti! E a Bruciati ci tocca di fare delle mostre fuori della galleria, dato che, ahinoi, a Monfalcone stanno per chiudere

  • Redazione

    Una nota di servizio: siamo stati costretti a cancellare dei commenti che contenevano pesanti accuse verso il gallerista citato nell’articolo.
    Ci teniamo a precisare che non c’è nessuna volontà censoria e che se l’autore di tali affermazioni dovesse avere il coraggio di firmarsi con nome e cognome, la sua voce verrebbe ascoltata. E naturalmente la persona accusata avrebbe diritto di replica.
    La gogna anonima però non siamo interessati ad ospitarla.

    Un saluto e Buon San Valentino
    La Redazione