Mancava solo il tocco Koolhaas. Prende forma il sogno di Marina Abramovic: sorgerà ad Hudson il Center for the Preservation of Performance Art

Per ora è poco più di un rumor, non confermato dalle parti in causa. Ma i soggetti in causa non sono certo nuovi a progetti sensazionali: insomma, sembra che Lady Performance Marina Abramovic abbia rivelato a un gruppo di collezionisti la volontà di affidare all’architetto Rem Koolhaas il progetto per un nuovo museo della performance […]

Marina Abramovic

Per ora è poco più di un rumor, non confermato dalle parti in causa. Ma i soggetti in causa non sono certo nuovi a progetti sensazionali: insomma, sembra che Lady Performance Marina Abramovic abbia rivelato a un gruppo di collezionisti la volontà di affidare all’architetto Rem Koolhaas il progetto per un nuovo museo della performance art da realizzare nella città di Hudson, a due ore da New York. La notizia è stata data dal sito vulture.com, del network del New York magazine.
Anche se manca l’ufficializzazione, molti elementi sarebbero già chiari: l’artista serba, che covava l’idea da anni e più volte aveva esternato la sua volontà di concretizzarla, metterà a disposizione 8 milioni di dollari per trasformare l’ex Centro del Tennis, da lei acquistato quattro anni fa, nel Center for the Preservation of Performance Art, un museo con all’interno un teatro dedicato alle lunghe performance di “six hours minimum”. E sarebbero emersi anche alcuni curiosi particolari: gli ospiti, infatti, visiteranno la struttura su speciali sedie con ruote, complete di tavolo per mangiare e una lampada. E se si addormenteranno, un addetto li farà “rotolare” fino alla stanza del sonno, dove diventeranno parte integrante della performance.
La Abramovic sembra già essersi messa in moto: avrebbe infatti incontrato il sindaco di Hudson, per convincerlo a realizzare un hotel all’altezza di accogliere l’art-world quando il museo sarà in attività. Non solo, il centro sarà anche una scuola dove gli studenti impareranno il “metodo Abramovic”: guardando le performance artistiche potranno sviluppare l’atteggiamento mentale e le necessarie competenze per diventare i performer del futuro. E chissà che il tocco della Archistar olandese non renda ancora più unico quello che, già nelle premesse, sembra essere un museo senza eguali…

– Zaira Magliozzi

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Zaira Magliozzi
Architetto, architecture editor e critico. Dalla sua nascita, fino a Marzo 2015, è stata responsabile della sezione Architettura di Artribune. Managing editor del magazine di design e architettura Livingroome. Corrispondente italiana per la rivista europea di architettura A10. Dal 2006 cura la rubrica “Corrispondenze” nella rivista presS/Tletter. Pr e project manager di progetti dedicati alla comunicazione del design e dell’architettura per l’agenzia di comunicazione SignDesign. Ha scritto per The Architectural Review, L’Arca, Il Giornale dell’Architettura, Il Gambero Rosso, Compasses, Ulisse e Quaderno di Comunicazione. Membro del Consiglio direttivo di IN/ARCH Lazio. Dal 2009 fa parte del laboratorio presS/Tfactory, legato all’AIAC - Associazione Italiana di Architettura e Critica - per l’organizzazione di eventi, workshop, concorsi, corsi, mostre e altre iniziative culturali legate al mondo dell’architettura.