Madrid Updates: per chi ha tempo di fare un piccolo giro fuorifiera la grande novità è il Palacio de Cibeles. Eccolo, il video-blitz

Quando venne realizzato, all’inizio dello scorso secolo, era il più grande palazzo delle poste del mondo. 10.500 metri quadri per una città che allora aveva 600mila abitanti. Negli stessi anni Londra aveva già dieci volte più cittadini, ma il corrispondente edificio misurava esattamete la metà. Nel 2011, cent’anni dopo e a seguito di alcuni anni […]

Palacio de Cibeles

Quando venne realizzato, all’inizio dello scorso secolo, era il più grande palazzo delle poste del mondo. 10.500 metri quadri per una città che allora aveva 600mila abitanti. Negli stessi anni Londra aveva già dieci volte più cittadini, ma il corrispondente edificio misurava esattamete la metà. Nel 2011, cent’anni dopo e a seguito di alcuni anni di lavori e progetti, il Palacio de Cibeles, massiccia struttura in marmo affacciata sull’omonima piazza e sulla famosa fontana simbolo della capitale, apre al pubblico sottoforma di contenitore espositivo per mostre, spazio per bar e ristoranti, area di lettura e di relax e, di fatto, urban center. Uno spazio che nelle intenzioni dell’amministrazione deve essere soprattutto di dialogo. Il posto dove presentare progetti, interloquire con i cittadini sulle novità e le trasformazioni urbane, il posto dove venire ad informarsi su tutta l’offerta culturale non solo dello sconfinato Paseo de l’Arte, dove si colloca, ma di tutta la città. Con l’obbiettivo, anche, di diventare luogo di interscambio tra le altre metropoli iberiche e internazionali.

Il Palacio de Cibeles risulta ancora in fase di rodaggio a meno di un anno dall’apertura. Ma merita di essere considerato se non altro come museo di se stesso visto l’incredibile restauro, l’imponenza della struttura, la ricchezza liberty delle decorazioni, il recupero degli spazi dei banchi postali. O magari per un tour in alto, all’ottavo piano, fino al mirador nella torre. Per avere, letteralmente, tutto il centro di Madrid ai propri piedi. Inutile essere stucchevoli, infine, riguardo ai confronti con l’Italia. Lasciamo ai lettori immaginare cosa si potrebbe fare da noi con i mille uffici postali semi abbandonati o sottoutilizzati di cui il paese si è dotato negli anni tra le due guerre. Anni di grande qualità architettonica, mai più ribadita. Uffici postali monumentali e museali, che ad oggi ancora continuano a fare gli uffici postali (benché le esigenze siano cambiate, nel frattempo) o magari manco quello.

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