L’Urlo di Munch all’asta in maggio a New York. Non ci credete? È una delle quattro versioni, l’unica in mani private, e parte da 80 milioni di dollari

Sembra incredibile, come se sul mercato andasse – per dire – la Pietà di Michelangelo, o Guernica di Picasso. Roba buona per una burla stile Totò. E invece è tutto vero: il 2 maggio a New York Sotheby’s presenterà in asta il famosissimo Urlo di Edvard Munch durante la vendita di Impressionist and Modern Art […]

L’Urlo di Edvard Munch che andrà all’asta (foto hoyesarte.com)

Sembra incredibile, come se sul mercato andasse – per dire – la Pietà di Michelangelo, o Guernica di Picasso. Roba buona per una burla stile Totò. E invece è tutto vero: il 2 maggio a New York Sotheby’s presenterà in asta il famosissimo Urlo di Edvard Munch durante la vendita di Impressionist and Modern Art Evening Sale. Il dipinto risale al 1895, ed è una delle 4 versioni dell’Urlo, l’unica ad essere ancora in mani private, di proprietà di un imprenditore norvegese Petter Olsen, il cui padre era amico e patrono di Munch. Il prezzo di stima? Sembrerebbe aggirarsi sugli 80 milioni di dollari, ma a forza di rilanci tra privati e istituzioni potrebbe raggiungere livelli elevatissimi, essendo una delle icone della modernità.
Come si fa a disfarsi di un capolavoro del genere dalla propria collezione? Mr. Olsen afferma che ha “vissuto con quest’opera tutta la vita, e la sua potenza e la sua energia è aumentata con il tempo. Ora sento che è arrivato il momento di offrire al resto del mondo una chance di acquisire e apprezzare questo lavoro raro, che è l’unica versione non in mano di collezioni museali norvegesi”. Infatti, la prima versione del 1893 appartiene alla National Gallery of Norway; una versione a pastello degli stessi anni al Munch Museum in Oslo; la versione più tarda, completata nel 1910, è anch’essa nel  Munch Museum.
Munch era stato etichettato da Hitler tra gli artisti degenerati, e le sue opere furono rastrellate da gallerie e collezioni private tedesche. Olsen riuscì a salvare 74 di queste opere dalla distruzione, portando The Sick Child alla Tate di Londra nel 1939, e The Tree of Life al Municipio di Oslo. Le altre opere vennero nascoste nella fattoria nel distretto di Vaagaa, dove rimasero fino alla liberazione della Norvegia nel 1945. Il ricavato della vendita servirà a finanziare un nuovo museo, centro artistico e hotel nella fattoria di Olsen a Hvitsten, che dovrebbe aprire in concomitanza con il 150 anniversario della nascita di munch nel 2013.

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.