Il sindaco che segò Jean Nouvel. Boulogne-Billancourt, il progetto per l’Île Seguin non salta ma si riduce. Tanta arte, ma troppo cemento…

Sembrava cosa fatta ormai, con Jean Nouvel pronto a ridefinire l’Île Seguin, attraverso un progetto – un masterplan affidatogli nel 2009 – che potesse finalmente trovare una nuova definizione a quell’area di Parigi, caduta in disuso dopo la chiusura degli stabilimenti Renault nel 1992. Un enorme cittadella dell’arte, dotate di teatri, spazi espositivi cinema, hotel, […]

Ile Seguin (Seguin Island) Urban Redevelopment — Render, Jean Nouvel Atelier, Boulogne-Billancourt, © Jean Nouvel Atelier

Sembrava cosa fatta ormai, con Jean Nouvel pronto a ridefinire l’Île Seguin, attraverso un progetto – un masterplan affidatogli nel 2009 – che potesse finalmente trovare una nuova definizione a quell’area di Parigi, caduta in disuso dopo la chiusura degli stabilimenti Renault nel 1992. Un enorme cittadella dell’arte, dotate di teatri, spazi espositivi cinema, hotel, giardini.
E invece arriva lo stop, voluto proprio da colui che il progetto l’aveva promosso. Pierre-Christophe Baguet, sindaco di Boulogne-Billancourt – grosso sobborgo residenziale parigino – dopo vari ripensamenti ha optato per una più sobria e dimessa composizione: in seguito all’opposizione accanita di 6 associazioni di residenti ha dovuto fare marcia indietro. Sugli 11,50 ettari di superficie disponibile, Jean Nouvel aveva pensato un intervento pari a 310.000 mq di spazi dedicati all’arte, che saranno invece ridotti di un 20%, coprendo “solo” 250.000 mq.
Stesso problema, se non maggiore, è stato causato dall’altezza delle torri: dovevano essere 5, alte 150 metri l’una, quattro dedicate ad uffici e una ad hotel (“una nuova Babilonia“). Identica sorte: ridotte del 20%, resteranno 5 ma alte 120 metri, con terrazze obbligatorie e massiccio uso di verde verticale.
Una ricalibrazione, al fine di evitare un eccesso di cemento sull’isola e un’alterazione dello lo skyline. Ambizioso l’intervento, totalmente incentrato sull’arte, in tutte le sue espressioni. Sono previsti infatti un polo musicale con sale concerti e conservatorio, laboratori di arti plastiche, 16 sale cinematografiche, strutture fisse per il celebre Cirque du Soleil e spazi verdi (pensati dal paesaggista Michel Desvigne). Qui, troveranno posto, tra l’altro, le due maggiori fondazioni artistiche francesi: la Fondation Cartier e quella del magnate François Pinault.
L’accordo sembra essere stato raggiunto, con buona pace di residenti, progettista e amministrazioni.

– Giulia Mura

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Giulia Mura
Liceo classico E.Q.Visconti, laurea triennale in Arredamento e Architettura di Interni presso l’Università la Sapienza – Valle Giulia con tesi sperimentale in museografia (prof.ssa Daniela Fonti e Rossella Caruso), e master in “European Museology” presso la Iulm di Milano (prof. Massimo Negri) . Da qualche anno collabora con il prof. Luigi Prestinenza Puglisi , con cui collabora presso il laboratorio PresS/T factory nel ruolo di organizzatrice di Mostre ed Allestimenti presso la Casa dell’architettura- Acquario Romano, nonché come giurata nei concorsi e assistente all’Università Ludovico Quaroni, facoltà di disegno industriale. Scrive per www.presS/Tmagazine.it, per la rivista araba Compasses (www.compasses.ae) e per Artribune (www.artribune.com). Attualmente impegnata come junior curator per la seconda edizione di Worldwide Architecture, edizioni Utet e consulente museologia al museo Mafos ( Museo e Archivio di Fotografia storica), Roma.
  • Haber

    Allora tutto i mondo è paese. Anche i francesi considerano “speculazione” una “riqualificazione”. Contenti loro