Il mio corpo, ovvero AnatoMY. Siamo andati a sbirciare il design workshop curato a Verona dai Sovrappensiero design studio. Guardate cosa è uscito fuori…

Siamo sempre a ricordarvi, con puntualità svizzera, le scadenze dei design workshop più interessanti. Ma questa volta vogliamo fare di più: vogliamo mostrarvi anche i risultati, per farvi capire come manualità e fantasia, in soli cinque giorni, possono realizzare progetti sorprendenti. Per far capire anche ai non addetti ai lavori come un tema così etereo […]

Siamo sempre a ricordarvi, con puntualità svizzera, le scadenze dei design workshop più interessanti. Ma questa volta vogliamo fare di più: vogliamo mostrarvi anche i risultati, per farvi capire come manualità e fantasia, in soli cinque giorni, possono realizzare progetti sorprendenti. Per far capire anche ai non addetti ai lavori come un tema così etereo come la riflessione sul corpo e la percezione delle emozioni possa essere tradotto in oggetti materici.
I progettisti che hanno partecipato al workshop AnatoMY provenivano da diverse specializzazioni e discipline, e ognuno in maniera personale ha interpretato non solo il corpo come oggetto, ma anche come tramite per la comunicazione. Ecco quindi Senza sensi, progetto di Ana Blagojevic che realizza un kit per assopire alcuni dei nostri sensi principali come la vista, l’olfatto e il gusto e per condurre il corpo a scoprire nuove percezioni solo attraverso se stesso. O il poetico Terapie di coppia di Elena Piccolboni, che ha ideato un gesso che avvolge le braccia di una coppia, a suggerire come il contatto possa essere un primo passo verso l’avvicinamento. Provocatorio il singolare Cucinare da dio, di Ugo Villa, in cui una tavola viene imbandita con tutti gli elementi come il molibdeno, il potassio, il vanadio, che compongono un essere umano.
Non possono che essere soddisfatti i Sovrappensiero di essere riusciti a raggiungere il loro obiettivo prefissato: “Abbiamo scelto volutamente una materia a cui siamo imprescindibilmente tutti legati, e così ampia, per dare la possibilità ad ognuno di seguire un percorso personale, per sintetizzarlo poi in un linguaggio universale”. Ecco ora sapete cosa si perde quando non si partecipa ai workshop…

– Valia Barriello

CONDIVIDI
Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.