Gratuito, accogliente e nottambulo. È il nuovo Hangar Bicocca, pronto a tornare in pista ad aprile con progetti di Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi e Hans-Peter Feldmann

Iniziavate a sentirne la mancanza? Tranquilli, il nuovo Hangar Bicocca torna ad aprile, rinnovato nei suoi quindicimila metri quadrati. Linea guida: un grande laboratorio dalla vocazione sperimentale e sempre più divulgativa, con una programmazione affidata alla direttrice Chiara Bertola e al curatore Andrea Lissoni. Nuova immagine grafica, orari ampliati a favore della fascia serale (fino […]

Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi - Trittico del Novecento, Frame da video, 2002-2008 (Courtesy Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi)

Iniziavate a sentirne la mancanza? Tranquilli, il nuovo Hangar Bicocca torna ad aprile, rinnovato nei suoi quindicimila metri quadrati. Linea guida: un grande laboratorio dalla vocazione sperimentale e sempre più divulgativa, con una programmazione affidata alla direttrice Chiara Bertola e al curatore Andrea Lissoni. Nuova immagine grafica, orari ampliati a favore della fascia serale (fino alle 23, evviva), ingresso gratuito, attività educative continuative. E assieme alla pubblicazione di nuovo materiale informativo, verranno potenziati i servizi dello spazio attraverso l’aggiunta di nuovo personale a disposizione dei visitatori.
Pronti anche due nuovi appuntamenti che segneranno la ripresa delle attività: NON NON NON sarà una retrospettiva dedicata ad un percorso video di Yervant Gianikian (Merano, 1942. Nato da genitori armeni) e Angela Ricci Lucchi (Lugo di Romagna, 1942),mentre poco distante verrà esposta una nuova versione della celebre installazione Shadow Play di Hans-Peter Feldmann (Hilden, Dusseldorf, 1941).
Nello specifico: NON NON NON sarà composta da sette installazioni video, presentate coralmente per la prima volta, opere ricavate da materiali d’archivio quali film etnografici, coloniali e di propaganda che, analizzati attraverso la Camera Analitica di invenzione dei due artisti, ne ribalteranno il significato e il senso comunicativo. Shadow Play, di Feldman, invece, è stata presentata in edizioni differenti dalle più importanti istituzioni ed è stata esposta per la prima volta nel 2002 presso lo Sprengel Museum di Hannover e successivamente in gallerie, musei e rassegne di tutto il mondo: dalla Kunsthaus di Zurigo nel 2001 ad Art Unlimited nel 2008, dall’Hamburger Bahnhof di Berlino alla Biennale di Venezia nel 2009. Un’installazione complessa, un tavolo lungo 20 metri costellato da piedistalli girevoli su cui volteggiano oggetti e figure di varia natura, da giocattoli a piccoli elettrodomestici. Le luci a faretto illumineranno le figure, proiettando le differenti ombre sulla parete bianca retrostante, a formare infinite fantasmagorie. Tutto qui? No, perché anche se mancano un paio di mesi, Artribune ha già una bella gallery per dare la parola alle immagini…

– Ginevra Bria


www.hangarbicocca.org