Chiude il Guggenheim di Berlino. No, nessuna crisi, quella tedesca a fine 2012 sarà una separazione consensuale

Chiude un grande museo, eppure stavolta pare proprio che sia fuori luogo gridare all’ennesimo segno della crisi. Anche perché da una parte c’è un colosso come la Deutsche Bank, dall’altra un altro colosso come il Guggenheim: sì, si parla infatti del Deutsche Guggenheim, lo spazio espositivo collocato al pian terreno della sede bancaria a Berlino. […]

Il Deutsche Guggenheim

Chiude un grande museo, eppure stavolta pare proprio che sia fuori luogo gridare all’ennesimo segno della crisi. Anche perché da una parte c’è un colosso come la Deutsche Bank, dall’altra un altro colosso come il Guggenheim: sì, si parla infatti del Deutsche Guggenheim, lo spazio espositivo collocato al pian terreno della sede bancaria a Berlino. Alla fine del 2012 si concluderà dopo quindici anni la partnership con il Solomon R. Guggenheim Museum, e ora è ufficiale che non sarà rinnovata.
La notizia è di questi giorni, ma le due istituzioni non hanno rilasciato alcuna motivazione a giustificare la decisione, affermando semplicemente che il contratto scadrà alla fine del 2012. Deutsche Bank e Guggenheim Foundation inaugurarono lo spazio espositivo di 350mq nella sede storica di Unter den Linden nel novembre del 1997, diventando da subito parte integrante del panorama culturale berlinese. Ogni anno il museo ha ospitato più di 140mila visitatori, con 4 mostre annuali, periodiche esposizioni della collezione della Deutsche Bank (che attualmente conta 56mila opere), spesso con lavori site specific commissionati dal museo ad artisti come John Baldessari, Anish Kapoor, Gerhard Richter.
Per una banca, il cui motto è Art Works, la chiusura non significherà di certo una retromarcia rispetto ad una presenza nell’arte contemporanea che è sempre stata costante fin dalla fondazione nel 1870, e che l’ha portata a costituire la più vasta collezione aziendale al mondo. Voci di corridoio affermano invece che sul disimpegno sul fronte Guggenheim potrebbe aver influito il progetto del futuro Museo a Helsinki, in Finlandia, già presentato nelle linee generali, ma ancora in attesa di ufficializzazione.

– Martina Gambillara

CONDIVIDI
Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.