Chi erano i curiosi che sono andati a scoprire il mistero romano della mostra ICKU di Giovanni de Angelis? Ecco chiccera venerdì alla galleria Co2

La campagna di viral marketing aveva incuriosito un po’ tutti, perché raramente una mostra-in-galleria viene promossa con tecniche di comunicazione di questo genere. Mistero, attesa, dubbi, ipotesi. E un brand, ICKU, di cui si prometteva il disvelamento durante l’opening di una mostra nella galleria CO2 di Roma. L’attesa poi ha avuto, malgrado tutto, un surplus […]

La campagna di viral marketing aveva incuriosito un po’ tutti, perché raramente una mostra-in-galleria viene promossa con tecniche di comunicazione di questo genere. Mistero, attesa, dubbi, ipotesi. E un brand, ICKU, di cui si prometteva il disvelamento durante l’opening di una mostra nella galleria CO2 di Roma. L’attesa poi ha avuto, malgrado tutto, un surplus dovuto alla serie di nevicate che hanno consigliato lo spostamento dell’apertura di una settimana. L’inaugurazione si è definitivamente svolta venerdì 10 febbraio nonostante una ulteriore nevicata, nevicata che però ha aiutato a contestualizzare una mostra il cui progetto ha preso avvio nelle gelide atmosfere baltiche di Riga.
Ed ecco così svelato il mistero. ICKU si rivela una sigla (I Can Kill You), l’intreccio orchestrato da Giovanni De Angelis (Napoli, 1969) e dalla curatrice Costanza Paissan (coppia già vista al Macro con una mostra sui temi della gemellarità) parla di morte, di armi, di società. Una rivoltella viene inserita in un contesto sociale. I protagonisti vengono ritratti dai foto-dittici mentre impugnano l’arma contro l’obbiettivo fotografico e mentre sono calati nel loro normale ambiente di vita. Chiccera, nonostante la neve, a scoprire il progetto lettone di De Angelis? La risposta nella fotogallery qui sotto…

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  • 16012

    troppo finto gayngsta . non va bene . http://www.youtube.com/watch?v=yOnDMbvoekE

  • tonio cracco

    che marketta sarebbe questa? come vi viene in mente di scrivere su una robaccia del genere!

  • SERGIO

    Un idea fiacca, qualsiasi pubblicitario avrebbe fatto meglio, un lavoro anonimo, insomma sembra tempo perso, cose che gratificano (poco) i partecipanti, poi ci domandiamo perchè siamo stanchi del contemporaneo..

  • L’antico italiano dice; chi lascia la strada vecchia per la nuova non sa chi gli capita e cosa trova . Un bravo alla pistola di De Angelis.

  • Silvia

    Ritratti intensi e coinvolgenti .Progetto che stimola all’approfondimento. Finalmente qualcosa di nuovo in questo mondo noioso della fotografia italiana contemporanea.
    Bravi!

  • Marina

    intrigante, inquietante, attuale il tema; bella, suggestiva la fotografia, molto ‘under the skin’

  • Lorenzo Bocci

    Dopo i gemelli al Macro, un altro colpo ” a segno”. Bravo De Angelis

  • Giorgio Galotti

    La mostra non piace? Nulla quaestio.
    La comunicazione ha dato fastidio? Era nei programmi.
    La linea della galleria non coinvolge? Liberi di sostenerlo.

    Ma quando si attribuisce il termine “marchetta” ad un progetto del genere bisognerebbe conoscerne la nascita, la composizione e il lavoro che è alle spalle di esso.

    Un progetto completo dalla A alla Z, sviluppato sulla linea sempre omogenea del lavoro di De Angelis, fotografo/artista di tutto rispetto (che ha il delicato ruolo di documentare le mostre di Villa Medici che di marchette ne fa ben poche, l’ultimo era Claudio Abate), che ha dedicato i suoi mesi di residenza vinta al NOASS centre di Riga (Lettonia) per comporre una mostra inattaccabile sotto il profilo concettuale. Cosa che aveva fatto con la serie dei gemelli andando fino in Brasile, nella città più popolosa di gemelli al mondo.

    La collaborazione con Ines Musumeci nasce dalla sua personale volontà di sostenere e difendere il lavoro di De Angelis.
    La scelta curatoriale di Costanza Paissan fa parte del percorso dell’artista e la firma del curatore è stata inserita con un testo che non fa altro che completare e rendere più omogeneo il lavoro dell’artista, cosa che i curatori di oggi non sanno quasi mai fare, perchè spesso improvvisati in un ruolo che richiede studio accurato, mentre sono intenti a farsi i conti sul loro guadagno.

    Prima di etichettare un progetto così solido vi consiglio di visitare la mostra.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Marchetta